La Municipale Balcanica al XVIII Festival Gezziamoci di Matera
Venerdì scorso a Matera, la Banda Municipale Balcanica ha tenuto un concerto in piazza del Sedile nell’ambito del XVIII Festival Gezziamoci. I nove musicisti pugliesi, guidati dal fisarmonicista Livio Minafra, hanno portato in piazza brani tradizionali klezmer, yddish, popolari balcanici insieme a composizioni originali, e se in una formazione del genere è normale la presenza di strumenti come sassofoni (Armando Giusti e Raffaele Piccolomini), tromba (Paolo Scagliola), grancassa (Alessandro Paparella), batteria (Luigi Sgaramella e basso tuba (Michele Rubini), può sorprendere invece l’inserimento di un basso elettrico (Giorgio Rutigliano) e una chitarra elettrica (Raffaele Tedeschi) che vanno ad aggiungere ai pezzi popolari, innesti improvvisi ed imprevedibili di rock pesante.
Le musiche interpretate dal vivo sono state incise anche sul primo cd della banda, intitolato “Fòua” e verranno riproste anche in Germania dove la banda è ora in tournée. Al termine del concerto Livio Minafra si è così pronunciato sull’esigenza di esprimersi attraverso la banda: “Suonando brani klezmer, yddish, oppure originali, abbiamo trovato un pretesto per esprimere qualcosa di interiore. La storia della Municipale è cominciata per gioco: ci siamo incontrati decidendo di mettere su un gruppo e di suonare un genere musicale che ci affascina tanto; ma perché ci affascina tanto? Perché la musica è bella! No; perché ci appartiene. Noi abbiamo l’Albania a settanta chilometri e abbiamo conosciuto gli albanesi. Io sono di Ruvo di Puglia: metà dei ruvesi assomigliano agli albanesi, metà assomigliano ai marocchini. Guai se gli dicessi: “Assomigli a un marocchino”, mi prenderebbero a calci. Comunque noi proveniamo da lì. Quindi noi raccontiamo una storia con il pretesto della banda, delle influenze, delle improvvisazioni, del pezzo klezmer. Ma in realtà, è una beffa!”
Interviene poi Michele Rubini che dice, “Un’altra cosa che ci spinge ad esprimerci è il disagio vissuto per anni in una città buia, nera, governata da un monarca per tanti anni. Questa città, Terlizzi, era diventata necrotica. Nel ’93 qualcuno fece esplodere un’autobomba davanti al Comune, e questa cosa ha sconvolto tanti ragazzi, che non capivano la portata di un gesto così forte. Allora, questo disagio ci spingeva ad inventare il modo per fuggire da questo nerume.”
Continua poi Livio Minafra che accusa il Conservatorio di essere un luogo statico dal punto di vista della creazione. “Il Conservatorio è solo apparentemente un luogo di musica, in realtà è un luogo di esecuzione e di nazismo, nel senso che ti viene detto: “Quella nota la devi fare così, come ti dico io. Quella è la musica”. Quello è un aborto. Sì, impari il metodo, il rigore, la grammatica, io sono diplomato e contento di esserlo. Ma dov’era Livio Minafra? Meno male che io scalpitavo e scrivevo pezzi, improvvisavo, grazie anche ai miei genitori (il padre è il noto trombettista jazz Pino Minafra, ndr), ma tanti altri che fanno? Pensano che sia così. Allora la Municipale è una storia di espressione umana. La musica non è solo rigore, è gioia del rigore. Non è fare la musica dietro le sbarre, come al Conservatorio; il rigore occorre per appassionarsi a fare bene Beethoven, ma non è l’unico elemento. Il dilettante secondo me è un vero musicista, perché non si preoccupa di essere bravo, ma si preoccupa di comunicare. È una bella differenza.”
Nessun commento ancora. Scrivi il primo!








Usura ed estorsioni, tre persone in carcere e una ai domiciliari. Sequestrati beni per oltre 700mila euro