Pezzi di paesaggio pugliese offresi

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Il caso ha voluto che proprio in questi giorni fosse particolarmente vivo il dibattito attorno al Parco dell’Alta Murgia: si è discusso del suo aspetto politico, con le nomine per l’ente Parco e vi abbiamo descritto una delle prime iniziative per rendere più vivibile tutta la zona della Murgia, con la posa in opera del bitume ad impatto ambientale zero.
L’aspetto su cui gettiamo ora lo sguardo è certamente uno dei più tristi.
Sono stati definiti “gli scafisti della natura”, predoni di professione e su commissione che smontano pezzi di paesaggio e lo rimontano a mille chilometri di distanza, almeno: muretti a secco, trulli, chianche, ulivi secolari, tutti con un biglietto di sola andata per adornare le ville del nord Italia, se non addirittura per la Germania. Pezzi di Puglia che viaggiano su ruote, pezzi di costa, quella tra Fasano e Castellaneta, pezzi di Murgia.

Senza alcuna cura per il territorio, all’alba o dopo il tramonto, questi contrabbandieri strappano gli ulivi dalla loro terra con gli escavatori, con gli scalpelli aprono nel terreno ferite che non si rimargineranno più. E si fa fatica a credere che la legge tenti di arginare questo fenomeno: la normativa proibisce tassativamente di espiantare gli ulivi, ma la deroga è dietro l’angolo. Questa crudeltà diventa legale se nel territorio in cui deve avvenire l’espianto è prevista la costruzione di una zona industriale, oppure se alcuni alberi vengono definiti come dannosi per gli altri alberi. Allora basta un permesso firmato dall’Ispettorato provinciale all’agricoltura, in cui si dichiari che si sta espiantando un ulivo vecchio per ripiantarne uno nuovo: intanto il vecchio, con almeno un’altra decina di alberi, viene strappato dalla terra, poi per i nuovi c’è tempo. In questo caso le sanzioni non sono troppo severe, se è vero che ad un camionista di Locorotondo, sorpreso a trasportare due piante di ulivo, è stata comminata una multa di ottomila euro, quando gli ulivi secolari, i più belli, vengono venduti anche e ventimila euro ciascuno. Cosa pensare quando poi un’azienda, la Cocal di Castellaneta, fa richiesta di espianto per 192 piante e gli si risponde che se vuole può espiantarne anche 350?

Un’inchiesta di Repubblica ha svelato molto su come funzionano questi traffici.
Tramite un vivaista è stato avviato il contatto con uno degli individui che ha fatto di questo contrabbando una professione.
Questa persona, Angelo, alla semplice richiesta di qualche ulivo ha riposto con un’intero pezzo di paesaggio, smontato e ricostruito perfettamente lì dove il cliente desidera. Con tanto di garanzia: la pianta si secca? La cambiamo. Alla fine confrontiamo le foto del paesaggio originario con quello ricostruito: giurano che non ci sarà alcuna differenza. E cita persone che hanno appena venduto decine di ulivi quattrocentenari tra Modena ed Udine, con ottimi risultati.

La buona riuscita di questi impianti è confermata dall’agronomo di Legambiente, Gianfranco Ciola, secondo cui, se ben trapiantati, “gli ulivi rinascono dalle proprie ceneri. il legno nuovo rinasce su quello necrotizzato”.
Se l’ulivo si rompe durante l’espianto, la fine è ancora più triste: legna da ardere, a 9 euro al quintale. Come bruciare la storia.
Quando invece l’operazione non ha intoppi, i contrabbandieri si fregano le mani: venti ulivi a 4000 euro l’uno, una settimana di manodopera per tre giardinieri che pianteranno gli alberi, trenta enormi chianche murgiane a 35.000 euro, trasporto incluso. Un pezzo di Puglia a soli 150.000 euro.

Ogni giorno tra Corato ed Altamura partono decine di camion: basta fare attenzione agli ambientalisti.
Una persona addetta a questi traffici raccontava con orgoglio di aver reso così soddisfatti i destinatari di questi magnifici ulivi, che ogni anno da Bergamo gli viene spedita una lattina dell’olio fatto con le olive pugliesi, nate proprio da quegli alberi. Che tristezza.

Fiorente anche il mercato delle chianche: trulli già smontati, imballati, numerati e prezzati, pronti per il trasporto, vanno via anche a duemila euro. Un affare. Magazzini di questo tipo ce ne sono verso Santeramo, ma uno è anche nella zona intorno al Castel del Monte.
Testimone è il presidente del Centro Studi Torre di Nebbia, Piero Castoro, fiero sostenitore del Parco dell’Alta Murgia, che dice: “Su quel tratto di strada vedo ogni giorno interi tir carichi di pietre già imballate.”

Adesso sembra che anche la Regione, politicamente intesa, si sia resa conto che il paesaggio le sta sparendo sotto il naso e che finalmente è il momento di agire.
L’assessore regionale all’Ambiente Losappio si è fatto promotore di una nuova legge, che verrà presentata il 5 agosto alle associazioni agricole ed ambientaliste per eventuali correzioni e che sarà effettiva entro l’anno, che prevede come pena massima per chi espianta senza permessi un ulivo plurisecolare, una sanzione pecuniaria di 500 mila euro, primo atto di questo tipo mai realizzato in Italia. All’inasprimento di queste pene si aggiungerà anche la definizione di una Commissione tecnica per la tutela dei monumenti vegetazionali, che esprimerà parere obbligatorio e vincolante sull’abbattimento degli alberi.

In attesa della legge, sembra che le autorizzazioni per gli espianti verranno negate, in modo che questo scempio possa almeno essere limitato.

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