“Finalmend a T’rrezz!”
Il concerto della Municipale Balcanica conclude la seconda edizione del Sudestival
Si è conclusa Sabato sera la seconda edizione del Sudestival con il concerto della Municipale Balcanica, in occasione della presentazione del loro primo lavoro discografico, Fòua.
Una due giorni di musica espressione della cultura pugliese figlia delle sue varie dominazioni occorse nel corso dei secoli, che ha visto protagonisti i gruppi Aioresis e Faraualla il 16sera e la formazione bandistica terlizzese in chiusura della manifestazione, reduce da un anno intenso di attività concertistica (150date in due anni!), accompagnandosi nell’esibizione ad Admir Shkurtaj e Fry dei Modena City Ramblers, in quasi due ore di splendida e allegra musica quale quella che il giovane gruppo porta avanti da due anni a questa parte, alla quale il pubblico di Terlizzi ha risposto calorosamente ballando sulle loro note e giocando insieme a loro, omaggiando gli ospiti con l’esecuzione di Artigiana di Shkurtaj e Marcia Balcanica dei Modena.
Nell’occasione siamo riusciti a scambiare qualche impressione con i protagonisti della serata, Livio Minafra, fisarmonicista e direttore d’orchestra della banda, a nome di tutta Municipale, e gli stessi Admir e Fry.
– La municipale è reduce da tre esperienze molto importanti per quanto riguarda il vostro modo di relazionarvi con un pubblico sempre più vasto, a Friburgo e Stoccarda in due festival di punta, la rassegna Suoni in cava ad Apricena e il festival dei popoli mediterranei a Bisceglie, come pensi questo nuovo tipo di pubblico, più vasto, possa reagire alla vostra musica?
C’è qualcosa che credo contraddistingua la Municipale dagli altri gruppi; il fatto che nonostante rappresenti una realtà dilettantistica, sprigioni tanta energia. Quando suoniamo comunichiamo qualcosa, per noi è uno sfogo, in quanto nessuno di noi è un musicista a tempo pieno. Questo la gente lo sente e lo apprezza, in quanto sentono l’autenticità del nostro suono e della nostra musica. È come se arrivasse loro un’esperienza di vita. La municipale è prima di tutto un laboratorio, è quotidianità. In più la musica diretta è libertà d’espressione e suonare, e quindi “dire” ciò che vuoi, è una forma di democrazia.
– questo festival, il cui sottotitolo è Suoni e Frastuoni è alla sua seconda edizione ed è ancora organizzato da voi, quali sono i vostri obiettivi, quale il messaggio che la manifestazione vuole trasmettere?
Credo che gli obiettivi siano essenzialmente due, uno umano e uno politico. Quello umano è diretto alla gente; c’è voglia di cantare e danzare, di comunicare l’energia. In questo leggo nel festival una sorta di idealismo: la musica da motivazione. L’aspetto politico invece vede il Sudestival come una risposta culturale provocatoria alla scarsa attenzione che viene data alla cultura in Italia. La cultura non deve essere relegata a poche manifestazioni estive ma deve essere una programmazione seria di eventi e di scambi culturali.
L’economia deve andare di pari passo con la cultura, e cosa più importante, la cultura deve essere gratuita, perché così la gente può approcciarsi a più realtà e scegliere, valutare: la musica è politica.
– si può accostare la musica balcanica alla musica del sud, come si è creato questo legame tra le nostre realtà?
La musica balcanica vuole staccarsi dalla musica tradizionale. Il pugliese è un animale che ha vissuto sulla sua pelle molti avvicendamenti storici e varie dominazioni. L’Albania stessa dista solo 70km da noi, e la musica pugliese, così come quella balcanica, è una musica naturalmente mediterranea e quindi nostra.
Questa musica è sintesi, parte dall’esperienza della banda di paese e porta avanti un cammino di sintesi e confusione, come dimostra la contaminazione di vari strumenti. È una confusione che parte dalla globalizzazione stessa, è tradizione che però deve pensare al progresso.
– stasera presentate per la prima volta a Terlizzi il vostro cd, come lo presenteresti alla città?
Io lo presenterei dicendo che questo cd, è una storia nostra, attuale. Fòua ha le sue radici nel paese, è qualcosa che ci racconta e che si diverte, che grida e gioca. È come se fosse una carovana di musica, l’opportunità di espressione e di parlare dei propri valori a cui cerchiamo di dare sempre nuove motivazioni. Non è una caso la scelta dell’improvvisazione, ci basiamo su un semplice canovaccio per poi lasciare spazio ai singoli componenti nei propri assoli. La Municipale è Commedia dell’arte.
– a chi è diretto il tuo Fòua?
Il mio grazie è prima di tutto un grazie rivolto alla Municipale stessa per avermi accolto, per avermi insegnato che la musica non è solo profondità ma è anche festa, superficialità nel senso di superficie delle cose, gioco e sentimento che credo siano le due componenti fondamentali del fare musica.
– il vostro sudestival fa parte di una rassegna di manifestazioni chiamata Percorsi in festa, i suoi intenti sono quelli di ridisegnare le proprie radici per un nuovo presente e un nuovo futuro e creare una realtà più dinamica e intraprendente: c’è una nuova generazione a Terlizzi? credi che Terlizzi si stia svegliando? Credi che Terlizzi si muova?
La municipale è un prodotto di Terlizzi e ne vuole essere anche immagine. Terlizzi diversamente dagli altri paesi, si sta svegliando e sta crescendo, ma al tempo stesso rappresenta una nuova crescita, che si lega anche alla visceralità di essere terlizzesi. Per farti un esempio, se suona il nostro gruppo credo che un’”immagine” che è sempre presente in noi è quella degli odori, del fumo della carne arrostita, o quella della torre dell’orologio, entrambi simboli di Terlizzi stessa.
– In Arlecchino, canzone d’apertura del cd, c’è una frase che mi ha sempre colpito, ed è l’immagine gridata degli “occhi dei bambini”; la vostra musica sono valori, è politica, e ciò si avverte non solo dalla musica ma anche al valore di testi come Arlecchino e Ale Brider (tutti fratelli, ndr), che significano per te questi testi? In che modo si relazionano col mondo?
Il mondo in cui viviamo spesso ci delude o comunque gira in maniere diverse da come vorremmo, Arlecchino sembra un delirio, è una carrellata veloce dei valori di una nuova società, slow-food omeopatia non violenza identità diversità, è un modo nuovo di aprirsi al mondo e alle diversità. Ale Brider ad esempio è una canzone popolare della russia zarista e rappresentava le richieste di pane della popolazione russa vessata dal regime prima della rivoluzione, è un inno alla fratellanza, dice che “siamo tutti fratelli ma il problema è che non accettiamo le nostre diversità”, mentre noi crediamo che sia come diceva don Tonino “diversità è ricchezza”.
Per il resto non ci piace dare interpretazioni alle nostre canzoni perché è bello che sia il pubblico stesso a tornare a casa arricchito da un proprio messaggio; balla, si diverte, ma torna a casa con qualche idea in più.
– quello del rispetto della diversità è anche il tema trattato da Alì Bienvenu seppure senza testo, una canzone che vede la contaminazione anche tra i generi, con l’assolo di chitarra elettrica distorta..
Certamente, è un invito all’integrazione, nelle esibizioni live è dichiaratamente dedicata alla legge Bossi-Fini, in quanto il nostro auspicio è che l’unione tra i popoli non sia solamente culturale, ma prima di tutto politica, e in questo periodo storico per i potenti sembra molto difficile aprirsi al confronto con popoli diversi da loro.
– stasera suonerete con due ospiti importanti, come avete pensato di gestire il concerto?
Per noi è un onore poter ospitare Admir e Fry. Admir, per quanto mi riguarda, in un certo senso è stato l’ispiratore del progetto, in quanto ho sempre visto nelle sue esibizioni e nei suoi gruppi (tra cui Opa Cupa e Talea) ciò che poteva simboleggiare il nostro modo di suonare, Fry è una partecipazione per noi anche per ciò che sono i Modena City Ramblers nel panorama musicale italiano. Entrambi improvviseranno e duetteranno tra di loro, Admir alla fisarmonica e Fry, che suonerà anche la chitarra in una veste insolita da quella del violinista alla quale siamo abituati, seguiranno anche loro il modo di suonare della Municipale.
– come continua il progetto e la missione della Municipale Balcanica?
Sarebbe bello arrivare a creare un cd fatto interamente di pezzi nostri, magari dal terzo in poi, se la Municipale continuerà la sua strada, la nostra musica è una passione, intesa come qualcosa che parte dall’anima e non come hobby, qualcosa che riempie il tempo vuoto in cui non si sa cosa fare, quella di distaccarsi dal professionismo è una nostra scelta, noi siamo uomini con i nostri limiti e presentiamo l’uomo con i suoi limiti.
Admir Shkurtaj
– la tua presenza stasera non è casuale, la musica della Puglia infatti in qualche modo rappresenta anche il modo di suonare albanese, in rapporto anche alla tradizione delle bande di paese, riprese anche dai film di Kusturica o dall’opera di Bregovic, da cosa trae spunto la tua musica?
Le bande rappresentano la materia prima di un modo di suonare, sono lo spunto ma non il riferimento.
La musica albanese arriva in Puglia anche grazie all’emigrazione, e questo è un tema anche un po’ provocatorio, in quanto magari ciò che è l’integrazione musicale non è anche quella nella società; la mia situazione ogni volta che salgo sul palco la vivo anche con un po’ di timidezza ma poi penso che sia un piacere aver l’opportunità di dire e dare qualcosa con la mia musica, comunicare i miei sentimenti.
– la musica balcanica oltre che la gioia, a volte sembra esprimere anche la sofferenza: come mai ciò accade?
Il tema della sofferenza non è come lo intendete voi, e questo è un concetto anche un po’ difficile da spiegare: in Albania il concetto di gioia è sempre legato alla sofferenza, è uno stato d’animo un po’ sofferto, rendere la gioia attraverso la musica vuol dire farlo anche attraverso la sofferenza, ciò che nella musica balcanica sembra sofferenza in realtà vuole esprimere felicità.
– quali sono i tuoi approcci rispetto alla tradizione musicale dei Balcani?
La tradizione oramai non esiste più come modo di vivere, è qualcosa che esisteva in passato ma che è scomparsa, o meglio sulle sue basi si è creato un nuovo modo di vivere. La tradizione rappresenta un’altra materia prima, non è un vero riferimento ma lo spunto per le mie improvvisazioni.
– qual è lo scopo di questo progetto con la Municipale?
(Livio)quello con Admir stasera è il nostro grazie a chi ha ispirato il nostro progetto e le nostre forme di improvvisazioni, in un certo senso è un ricongiungimento, e in più è un insegnamento che arriva a noi in quanto Admir e i Talea comunicano il loro vissuto nella musica, ed è una forma di ricchezza interiore.
Francesco “Fry” Moneti
– La musica dei MCR è partita dall’ispirazione folk irlandese portandola nelle terre emiliane, ma in un certo senso, anche in riferimento alla forte immigrazione in Emilia e a Modena di pugliesi e terlizzesi, riuscite a ritrovare un po’ di sud anche nella vostra musica?
Sicuramente. Credo che nella nostra musica si possa riscontrare la stessa vitalità che si ritrova in queste zone, e mi riferisco alla realtà quali la taranta e le feste. In più qui c’è una componente importante, ed è la partecipazione dei giovani che riscoprono la tradizione e mantengono viva la cultura musicale del posto.
– la vostra musica in tutta la vostra carriera discografica, ha sempre rappresentato una forma di combattimento ma anche di divertimento (i cd Combat Rock, Terra e Libertà, Radio Rebelde, Viva la vida muera la muerte!), così come lo è stata l’Irlanda dell’IRA dei Clash e degli U2 ma anche l’Emilia terra di resistenza, ripresa nel vostro ultimo lavoro “Appunti partigiani”, senza mai però dimenticare l’allegria delle esibizioni, questo è anche un modo per veicolare un messaggio e creare una coscienza civile?
Il nostro cruccio è quello di diventare troppo seriosi, le nostre esperienze ci hanno portato a contatto col sud del mondo e ci hanno influenzato per quanto riguarda letture e artisti, in ambito musicale ma anche per ciò che riguarda il nostro modo di pensare, ma questo non ci mette assolutamente in cattedra. È importante parlare di argomenti seri ma la priorità è quella di una festa, in cui balli, poghi, conosci gente ma torni anche a casa con un messaggio.
– siete stati in sudamerica e siete entrati in contatto con Paco Ignacio Taibo II, avete partecipato a festival in Sudafrica, siete stati in Algeria per la campagna Rock No War e partecipate alla causa zapatista, qual è il valore dei vostri live in giro per queste zone del mondo?
Con queste esperienze in un certo senso noi riportiamo tutto a casa, riusciamo a conoscere realtà apparentemente distanti da noi eppure così vicine, questo fa sì che i nostri concerti diventino casse di risonanza per le problematiche con le quali entriamo in contatto, ci influenzano come bagaglio di conoscenze e naturalmente sono la base per future collaborazioni verso le quali siamo sempre molto sensibili.
– questa forma di musica politica che portate avanti cosa vi da e cosa voi riuscite a dare attraverso?
Spesso ci sembra di esserci spinti un po’ oltre ciò che volevamo fare e dire realmente, noi non vogliamo assolutamente fare propaganda però vogliamo condividere i nostri ideali, i nostri sogni e la nostra vita con chi la pensa come noi. La nostra è curiosità verso il mondo, un’apertura non xenofoba, che ci porta a vivere le nostre esperienze con divertimento ma anche con l’adeguato rispetto.
– credi che le collaborazione tra MCR e Municipale avranno un futuro?
Ci siamo conosciuti a Cisternino e siamo rimasti molto colpiti dalla carica che hanno dentro. La musica alla fine è libertà d’espressione, ed è un concetto che portiamo avanti in ogni nostro lavoro discografico (non a caso Appunti Partigiani si avvale di tantissime collaborazioni anche diverse tra loro, da Guccini a Pelù passando per Bregovic), questi ragazzi possiedono la nostra stessa caratteristica di divertimento ma anche di forti messaggi, credo che ci saranno molte collaborazioni future, il nostro sarà un onore e un piacere, come è anche collaborare con gruppi come la Chop Chop Band. Dello stesso festival mi hanno colpito molto anche gli Aioresis.
Nessun commento ancora. Scrivi il primo!








Usura ed estorsioni, tre persone in carcere e una ai domiciliari. Sequestrati beni per oltre 700mila euro