Il senso…nelle differenze
La rassegna Visioni si trasferisce on line
E’ iniziata in corso Dante 11 (ex sede Pro Loco) la rassegna Visioni, una galleria di opere di giovani talenti che esporranno i loro lavori fino all’undici ottobre adottando ogni settimana un tema diverso. La rassegna di questa settimana è Il senso…nelle differenze, tema che tenta di ricavare un comune denominatore dalle diverse condizioni esistenziali espresse dagli artisti, ciascuno diverso dall’altro.
La mostra fa parte del progetto Hebdomas(gruppo eterogeneo composto da più di 30 elementi). Un progetto che, “nasce dall’esigenza di una ricognizione fatta sul territorio per rendere visibili i giovani creativi”(N.Andriani) e che permette alle fresche energie delle giovani generazioni di rendersi visibili dando loro la possibilità di confrontarsi con i più esperti anche grazie a dibattiti e conferenze.
I giovani artisti sono gli stessi della rassegna Ricognizione, la mostra che la redazione di terlizzilive.it pubblicò on line lo scorso 23 giugno, mettendo in rete tutte le opere di tutti gli artisti. Un idea che ci è piaciuta molto e che ha suscitato l’interesse di molti utenti terlizzesi e non, quella di trasferire la mostra dall’originario sito fisico alla galleria virtuale di terlizzilive e che anche questa volta non abbiamo potuto fare a meno di realizzare.
Abbiamo pubblicato on line (nella fotogallery) le opere degli artisti che esporranno fino al 1 ottobre in corso Dante 11 e sotto a seguire, potrete leggere i commenti critici sviluppati da Raffaele Tedeschi ( musicista del gruppo La Municipale Balcanica e sceneggiatore della Morpheus Ego, assiduo frequentatore dei giovani artisti terlizzesi) sulle opere e sugli artisti in mostra.
Note crtitche a cura di Raffaele Tedeschi:
Pasquale Millico.
È il pittore della scelta decisa, temeraria. Non appartiene a quella categoria di artisti che decide di nascondere la propria ispirazione dietro una demoralizzante semplicità o una sobrietà deprimente. Nelle sue opere, invece i colori esplodono, si espandono, conquistano prepotenti gli spazi. Le superfici ampie e luminose non ammettono ombre, andando alla ricerca della forma pura, e dalla pura energia degli elementi. Da non trascurare quella parte della sua osservazione focalizzata sull’elemento primordiale, fisico e femminile, di cui coglie ed esprime il vitalismo primordiale, acceso di energia. Qui si trova il talento di captare ogni segnale da un universo parzialmente occultato, e riproporre gli scenari.
Maria Teresa Chiapparino.
Gli echi di una antica filastrocca diventano immagini, immagini tanto limpide da non lasciare dubbi sulla loro realtà. La lezione del surrealismo è stata assimilata e rinnovata, perché non c’è più la semplice esplorazione della psiche e del sogno, ma l’invenzione, la scoperta di un differente livello
dell’esistenza. Guai a dire che le creature che immaginiamo non sono reali, perché gli incubi ci tolgono il respiro e i ricordi ci fanno battere più forte il cuore. Così, una volta dipinti, gli scenari si dilatano, pur rimanendo distinti, e i significati si addensano attorno alle creature ritratte, alle loro vesti, agli enigmatici oggetti che custodiscono nelle loro mani. E Ciò che appare nel quadro non ha bisogno di somigliare alla nostra realtà per essere vero: esso già esiste, e sulla tela vive la propria vita e il proprio mistero.
Maria Nunzia Grieco.
L’evoluzione di un’artista ha leggi rapide e inesorabili. Così, dopo i ritratti ieratici, assoluti e solenni visti nella scorsa esposizione, M. Nunzia Grieco ha animato gli sfondi delle sue opere coi mezzi tratti dalla grafica e dall’arte concettuale, e sull’astrazione che aveva sempre rifuggito. Anche il volto umano si nasconde, e l’attenzione di chi guarda, in cerca di indizi e contenuti, si poggia sulle parole. Le scritte, che nell’esperienza comune di solito sono usate per chiarire, spiegare, semplificare, diventano un mezzo per moltiplicare i significati dell’opera, e appaiono nella loro componente più enigmatica. Lo sfondo si anima, offre ampi spazi d’espressione. La passata indefinitezza del fondale si affolla vorticosamente, sono forse le parole pensate e non dette cvhe esplodono di violenza, o sono i messaggi a cui non si può rispondere.
Vito De Leo.
Esplicito. Crudele. Impietoso. E sottile. E ormai un luogo comune che l’opera non appartenga più all’artista che l’ha creata, ma non è per nulla scontato che un artista senta il dovere di non appartenersi. Perciò De Leo annuncia le sue verità, e urla nella pittura le sue minacce e i suoi moniti all’Uomo che vive ormai sconosciuto a se stesso.
Con sguardo intimo e lucido indaga i meandri dello spirito e del corpo, e ci spiega che “L’amour reviendra”, l’amore ritornerà come torneranno le voglie in quei corpi rappresentati come in un paesaggio. L’uomo non è solo pulsione, e ciò lo impara nella casa (Home), spesso a costo di sanguinosi, drammatici, silenziosi conflitti. Dove trovare la speranza se, a partire dalla famiglia, un’intera società disperde le energie dell’anima in piccole e grandi miserie? Il Cielo Cade, perciò è l’Arte che deve combattere, senza delicati sottintesi, per ricoprire la sublimità dell’essere umano.
Elisabetta Tedeschi.
La soavità delle tinte, il gioco suadente dei riflessi, l’uso accorto dei materiali, il fascino della seta, sono le armi più moderne dell’astrazione senza compromessi. Basta. Non c’è nessuna realtà da cui trarre e sintetizzare le linee (in un processo utilizzato dai più pavidi), c’è solo l’artista davanti a ogni forma possibile e impossibile. Un abisso immenso cui affacciarsi, a cui abbandonarsi. Ecco perché, dietro l’apparente delicatezza dei tessuti dipinti, vi è l’inquieta ricerca di una Libertà assoluta, che non ammette limiti, che decide di andare oltre la natura, oltre la realtà, capace di scorgere e inventare nuovi universi, e porli in un accurato disegno. L’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo uniti nell’infinitamente leggero.
Rosanna D’Abramo.
Non sempre l’arte è strepito, urla, scandali e trambusto. A volte le passioni sono talmente forti e grandi da apparire immobili. Eppure le si percepisce. Basta guardare. Tre quadri di pura astrazione, che paiono prima uniformi per animarsi, vibrare, brillare. Un viaggio seducente dai tormenti alla liberazione, in una realizzazione materia raffinatissima. Una materia che pare appena sfiorata, e che invece è stata essa stessa controllata, domata dall’artista.
È un processo creativo religioso, perché ripropone l’origine della Creazione, in cui la Mano da alla materia forma e ordine attraverso un’unica pulsazione di colore, talmente complessa da contenere il suo destino.
È un approccio sensuale, fatto di trasparenze, passioni che affiorano; attraenti e delicate vibrazioni che promettono di farsi tumultuose, e diventare luce, e fuoco.
A proposito della scultura GN.11, 1-9.
La chiocciola, sintesi della moderna individualità, racchiude nel suo moto perpetuo e fisso l’evoluzione-involuzione dell’essere umano, peculiare nell’approccio con i suoi simili; nega un controllo totale, per necessità di protezione.
All’interno del suo guscio l’esterno ed infinito universo della sua mente, complesso, articolato al punto da creare infiniti strutture all’interno delle quali potersi muovere, non liberamente né totalmente, costante prigioniero volontario del finito, pur potendo contemplare il concetto di infinito spesso solo per negazione, dimenticanza o paura.
Basterebbe un attimo per rendersi conto di tutto questo, spogliarsi delle artificiose strutture personali e collettive per garantire un nuovo inizio.
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