Il sogno diventa realtà

Nico Andriani

La legge stralcio di Vendola per il reintegro dei vecchi reparti a Terlizzi

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Domenica un articolo esclusivo del Corriere del Mezzogiorno aveva anticipato la notizia ed è ormai di dominio pubblico il fatto che il presidio ospedaliero di Terlizzi tornerà ad essere un ospedale medico come era prima del piano di riordino ospedaliero a firma Fitto.

Lo stralcio presentato dal presidente Vendola non è stato ancora approvato e sarà discusso domani in Giunta.
Sono tante però le speranze che circondano il ritorno di ginecologia e chirurgia generale al “Sarcone”, vecchi fiore all’occhiello dell’ospedale cittadino.
Lo stralcio presentato rientra in un più ampio progetto di riordino ospedaliero e che prevede un riassetto dell’ASL BA2 in conseguenza della creazione della provincia BAT.
Non si prevede infatti che le nuove ASL abbiano dimensione provinciale.

Nel frattempo, come cita il Corriere odierno in un articolo a firma Strippoli, il centrodestra critica lo stralcio presentato a favore del nostro paese, dove esplose la protesta cittadina del 2002.
Il capogruppo dell’Udc, Cera, critica la mancanza di interventi in altri ambiti quali il Gargano e il Subappennino, come in passato aveva criticato i riordini ospedalieri gestione Fitto.
Anche i DS con Carrozzo esprimono la necessità di provvedere alla sanità con piani unitari e complessivi.
In realtà per il riordino bisogna attendere giugno 2006, mentre domani in Giunta sarà discusso il regolamento delle due nuove ASL.

La BA2 avrà ben tre poli ospedalieri: 

• Terlizzi, che gestirà anche Bitonto e Palo;
• Molfetta, che coprirà anche l’area di Giovinazzo;
• Corato, che si occuperà di Ruvo;

Per quanto riguarda la BAT, vengono stabilite le autonomie di Andria e Barletta insieme al presidio comune Bisceglie-Trani e un polo Canosa-Minervino-Spinazzola.
Il piano del vecchio presidente della Regione BA2 viene perciò spazzato via.
I due azzurri Fitto e il capogruppo di FI Rocco Palese nel frattempo tacciono.

C’è chi chiede si provveda al piano stralcio con leggi e non con atti di giunta, mentre il capogruppo di AN, Michele Saccomanno richiede che lo stralcio debba passare prima dal Consiglio.
Egli inoltre insinua che si stia procedendo sollo sulla base di proteste di tre anni fa, presentando lo stralcio come una risposta politica senza consultare i bisogni della popolazione.
A tal proposito sorge una domanda: il piano Fitto è stato spinto da fattori scevri dai giochi politici?
Perentorie le risposte dell’Assessore alla Salute, Alberto Tedesco.

La necessità di scegliere Terlizzi nasce dall’esigenza di creare una ASL nella provincia BAT, interventi richiesti peraltro specialmente dall’opposizione e rispondendo ai parametri “Italia”, senza procedere a privilegi di alcun tipo, ma dotando Terlizzi, in quanto ospedale di riferimento, delle quattro discipline di base: Medicina, Chirurgia, Ginecologia e Ortopedia.

Credo sia inutile commentare che Terlizzi non si è mai presentata come creditrice di favori, come bensì vittima del gioco burocratico del piano ospedaliero vecchia dirigenza, che, dati alla mano, aveva lasciato la provincia di Bari priva di sevizi indispensabili.

Il sindaco Di Tria, coraggiosamente alla testa del comitato di cittadini per scongiurare la chiusura di molti reparti del Sarcone nel 2002, afferma che riportare i reparti tagliati a Terlizzi era doveroso per bilanciare gli effetti disastrosi del piano Fitto.

A festeggiare anche il comitato pro-ospedale che due anni fa occupò l’ospedale per impedire lo smantellamento dei reparti.
Felici anche le reazioni del sindaco di Bitonto Nicola Pice, mentre Tarantini e Minervini, sindaci (di centrodestra) di Trani e Molfetta, anch’essi interessati al reintegro di alcuni reparti, non esprimono commenti aspettando comunicazioni ufficiali.

Al di là della paternità delle riforme, credo si debba festeggiare il ritorno di un valore come la sanità, che torna ad essere un diritto basilare di tutti i cittadini.
I risultati ottenuti da Terlizzi dimostrano che quando si è nel giusto vale sempre la pena lottare.
Viva Terlizzi.

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