Mazzini: arte come impegno storico, civile, patriottico
Ancora studente, Giuseppe Mazzini si iscrisse alla carboneria, diventandone presto uno dei più attivi rappresentanti e più zelanti elementi di spicco, fondando l’ormai celebre “Giovine Italia”, basandola su un programma finalizzato all’iniziativa rivoluzionaria e spregiudicata del popolo per la conquista della libertà, dell’indipendenza della patria e dell’eguaglianza, valore quest’ultimo, irrinunciabile che vede nella repubblica la forma istituzionale più adeguata alle esigenze dell’Italia di allora.
Tutto deve cominciare dal basso coinvolgendo gradualmente ma totalmente tutte le classi sociali: “la rivoluzione deve essere fatta dal popolo pel popolo”. Insomma Mazzini diventa presto e prepotentemente uno dei personaggi storici più importanti nel panorama italiano ottocentesco, tanto da farne parlare ancora oggi, celebrando il bicentenario dalla sua nascita, nel 1805.
Tuttavia, al di là del suo operato nella Giovine Italia costruito sull’ ardore di correggere il fallimento dei precedenti moti carbonari del ’31, è anche interessante soffermarsi sulla sua figura di uomo dedito alla cultura, che ci aiuta a capire e a comprendere la grandezza di dell’uomo, del rivoluzionario, del carbonaro, dell’ appassionato d’arte. Mazzini infatti, differentemente da altri astri della scena politica italiana come Garibaldi, è stato un uomo di cultura, appassionato e intenditore d’arte.
Quindi, giovedì 15 Dicembre, nella sala mons. De Paù, della biblioteca comunale, si è tenuto un dibattito guidato e diretto con maestria e audacia dalla relatrice Rosa Silvia Pastore circa il rapporto tra Mazzini e l’arte, non intesa come fine a sé stessa, ma intesa come impegno civile. Proprio così: egli è stato un uomo completo e integrale nel senso che è stato sensibile e aperto all’arte e al ruolo che essa ha e che non le si può negare.
Egli è stato così appassionato che ha “studiato” le opere degli artisti più importanti e più espressivi del secolo XIX. In particolar modo si tratta di artisti che hanno fatto emergere dalle loro magnifiche opere, chi in maniera prepotente ed esplicita, chi in maniera velata e più implicita, l’impegno civile e patriottico. Tra i maggiori pittori è duopo ricordare solo alcuni nomi come Tedeschi, Miliara, D’Azeglio e il nostro concittadino Michele De Napoli, facendo capo e vedendo il loro massimo artista rappresentativo in F. Hayez, mentre tra i maggiori scultori annoveriamo Vela, Cutignani, Ferrari, Rosa, giungendo poi ai più celebri e geniali Canova e Bernini che esamineremo in seguito più dettagliatamente.
Questi dunque sono nomi, più celebri e meno celebri che stanno a testimoniare, dimostrare, simboleggiare che l’arte, indipendentemente dalle tendenze proprie del periodo storico, che nell’ ottocento erano quelle romantiche che sostituirono progressivamente quelle neoclassiche, giungendo addirittura a convivere tra loro, abbia sempre un fine e pertanto un intrinseco e immanente valore di denunzia, di critica, di desiderio di cambiamento e di ricondizionamento del reale sulla base della rivendicazione di nuovi e sani valori.
Se inscriviamo dunque la potenza evocativa dell’arte in un secolo in cui per la prima volta le masse si sono risvegliate radicalmente e radicatamene dal loro torpore mentale, giungendo ad acquisire, anche se gradualmente, una consapevolezza che aveva già portato alla rivoluzione francese in Francia, appunto nell’ottocento, c secolo di fermenti politici, economici, sociali, culturali e letterari si può allora ben comprendere perchè Mazzini, seppe subito cogliere la sua importanza straordinaria nei messaggi travolgenti ed efficaci che essa può diffondere.
Egli vedeva infatti in essa poesia che poteva e doveva tradursi e finalizzarsi in impegno assunto dal soggetto singolo, dal contadino, dall’artigiano, dal proprietario terriero e dall’intero popolo per sé stesso, per la propria libertà e autonomia. L’obiettivo principale era dunque far diventare il popolo un corpus indipendente e consapevole di sé, delle sue risorse e delle sue potenzialità, attraverso la potenza espressiva e proselita dell’arte, dei colori sapientemente usati nei dipinti e della impressionante somiglianza delle sculture alla nuda quotidianità.
L’arte italiana aveva una forza vitale da non trascurare ed era necessaria secondo il giovane carbonaro a far rivivere all’Italia un passato splendido e glorioso. L’artista diventa allora un profeta, uno storico, un poeta d’amore dinnanzi a Dio, al mondo, a tutti e l’arte diventa così aspirazione all’unità della nazione e alla realizzazione degli ideali risorgimentali, il grido della nazione, il grido del popolo unito e coeso. Le varie e numerose opere sono volte sempre a coinvolgere chi le guarda in una lotta spirituale e per affermare valori e ideali.
Dai dipinti di Miliara emerge la chiara valenza patriottica di un popolo e un ambiente sociale pronto all’azione rapida e diretta e al riscatto; Hayez invece si rende elegantissimo portavoce di una poetica pittorica storica, sensuale, reale, talvolta drammatica e sofferta e sapientemente indirizzata all’effetto e al virtuosismo, come tipico di tutti i pittori di questo periodo.
Solennità e grazia, razionalità e forza rivoluzionaria, eleganza formale e precisione nel rappresentare ogni minimo particolare:sono queste le coordinate artistiche, che Giuseppe seppe cogliere, comprendere e valorizzare, applicandole ad un a realtà in movimento, evidenti negli scultori Cutignani, Ferrari, Rosa, autori di statue eversive e provocatorie, dinamiche e irruenti, incitanti alla battaglia e all’insurrezione per finire poi con i brillanti Canova e Bernini, portatori di un’ innovazione tecnico-stilistica di portata enorme. Quindi arte come impegno civile, impegno civile come primum movens dell’azione rivoluzionaria e infine rivoluzione come “organon” per ottenere libertà, autonomia ed “emancipazione” popolare.
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