Tratti ancora intatti

Nico Andriani

Presentato il 7° quaderno della Biblioteca ad opera di don Gaetano Valente

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Nella sala De Paù della Biblioteca Comunale è stato presentato il 7°quaderno della Biblioteca intitolato a La Torre Maggiore del Castello Normanno in Terlizzi, ad opera di don Gaetano Valente.

Il volume, frutto dell’opera sempre attenta dell’illustre storico terlizzese, è stato presentato dal prof. De Palma, preside del Liceo Classico “G.Sylos”, dall’Assessore alle Politiche di Coesione Sociale Paliotto, il Direttore della Biblioteca Vito Bernardi e l’avv. Cosimo Urbano, presidente dell’Associazione Nazionale dei Carabinieri che ha la propria sede proprio nella Torre della piazza.

Si sentiva da tempo l’esigenza di possedere una pubblicazione sulla Torre maggiore del castello normanno, muto testimone delle vicende della nostra storia, e il lavoro svolto si prefigura non solo come operazione turistica ma anche come un affascinante viaggio alla riscoperta delle nostre memorie, affinché attraverso la conoscenza della sua storia, il popolo terlizzese si carichi della forza e dell’entusiasmo necessario per intervenire e valorizzare il mondo attorno a sé, e sappia far rivivere gli antichi secoli di libertà e di pace.

L’iniziativa è stata voluta e sostenuta dall’Amministrazione Comunale, sensibile alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio storico, pubblico e privato, per renderlo vivibile e fruibile e creare intorno ad esso concrete opportunità di sviluppo e di crescita, non solo culturale ma anche turistico-economica.

Il castello si colloca nel periodo storico del secolo XI, secolo di transizione dal dominio bizantino a quello normanno, dove i normanni, in condizione di nomadismo e in contrasto col dominio dell’Impero di Bisanzio ormai in decadenza, si trasformavano in feudatari e si avviavano alla fortificazione del locus nel quale si erano stanziati.

L’XI secolo aveva visto un rallentamento di attività nel clima di delirante terrore causato dalla sensazione della prossima fine del mondo, che andava a coincidere con l’arrivo dell’anno 1000, e la discesa dei Normanni si andò a collocare nel periodo di immediata ripresa delle attività produttive, e ciò contribuì al consolidamento della loro stessa presenza.

Terlizzi e il suo circondario furono terre di nomadismi e le popolazioni autoctone si schieravano contro l’Imperatore di Bisanzio oppure contro gli invasori normanni.

Un diploma del 1073, dimostra come in Giovinazzo era vivo lo spirito di rivolta di tali luoghi, portato avanti dal Conte Amico, compagno d’armi del sovrano Roberto il Guiscardo, in quanto non si riconosceva più l’autorità del sovrano, in vece dell’indipendenza civile ed ecclesiastica dei territori del Nord-Barese, rappresentata dalla figura del Conte, che prese in mano le redini della vita cittadina e che fu l’artefice della costruzione dello stesso castello normanno terlizzese, nonché della chiesa di Cesano e di quella di S.Michele Arcangelo. 

In quel periodo storico, la Terra di Puglia è stata infatti testimone di lotte intestine fra le antiche famiglie presenti e i nuovi invasori e di quelle tra i paesi limitrofi, anticipando di almeno due secoli le vicende che hanno portato alla ribalta della storia la lotta tra i Comuni in Lombarda e nella Toscana dantesca, e che conserva tali tratti nello spirito di forte appartenenza presente nei nostri singoli paesi.

La memoria storica di Terlizzi è ancora nascosta tra le mura del nostro piccolo paese, figlio delle sue varie dominazioni e che custodisce i segreti della sua crescita negli antichi camminamenti sotterranei e negli stemmi testimoni dell’antica gloria, che l’opera di don Gaetano Valente, instancabile ricercatore e profondo conoscitore della storia della Terra di Puglia, continua a contribuire con vivo entusiasmo a valorizzare le nostre radici, in modo che tali studi di ricognizione non siano autoreferenziali ma sposino l’antico e il nuovo.

Il passato contribuisce alla vita del presente per potenziarne il progresso economico, ed è giunta l’ora che si agisca in maniera tale che la città riscopra la sua identità, anche in onore dei figli della diaspora cui lo storico dedica il Quaderno, che “attraverso il loro lavoro hanno permesso ai paesi di adozione di raggiungere nuovi traguardi di sviluppo economico e culturale e nobilitando il nome del paese natìo”.

È in questa prospettiva che si pone l’ANC, che si è fatta carico della valorizzazione storica della Torre e che ha trasferito in tale sede i propri uffici, agevolando la fruibilità culturale e turistica della stessa con visite guidate e attrezzature quali documentaristica e memorabilia storica della nostra città.

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