La guerra dei consumi

Nicolò Marino Ceci
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2006. Siamo nel 2006 ormai e anche queste vacanze natalizie, per fortuna o purtroppo, volgono ineluttabilmente al termine. 80 milioni di bottiglie di spumante, 100 milioni di panettoni, 5000 quintali di pasta, decine di tonnellate di salumi, cotechini, lenticchie e porchette per un valore di oltre 5 miliardi di euro.

Sembra un bollettino di guerra, di una battaglia combattuta su tavoli immensi e lunghi fino a perdita d’occhio, sembra l’ultimo film girato nelle sale da pranzo di tutta Italia dal titolo”gli insaziabili”, è il bilancio di una guerra senza tempo di consumi, è il veritiero resoconto di queste ultime vacanze trascorse, così pare, interamente davanti al camino, al cospetto di una tavola imbandita a trangugiare instancabilmente, insaziabilmente, avidamente e continuamente cibi e pietanze squisite e fumanti.

Sono cifre terrificanti, allucinanti, stupefacenti e inquietanti che devono ricordarci quanto abbiamo distrutto, eliminato, divorato in poco più di 15 giorni. Sono cifre che devono chiaramente spingerci alla riflessione sugli spreconi che indubbiamente siamo date le tonnellate di avanzi di cibo che sono state letteralmente buttate, che sono finite insomma nei bidoni dell’immondizia, in tutti i ristoranti più chic delle coste e dell’entroterra, incrementando ineluttabilmente e ovviamente di più di qualche grado percentuale le quantità di rifiuti da smaltire e incenerire.

 Queste sono le cifre del natale tutto italiano 2005 al quale la cittadinanza Terlizzese ha naturalmente e vivamente contribuito nei limiti delle proprie risorse. Assurdo. Pensare che in 2 settimane si è consumata una quantità di viveri che avremmo normalmente consumato nell’arco di mesi, che il Bangladesh o il Kenya, la Bolivia o il Sudan o anche l’intera Indonesia consumerebbero in anni, forse anche svariati.

 Ma no, noi siamo un guinness vivente, dobbiamo battere e battiamo ogni anno i records dell’anno precedente e ci compiacciamo quando li ascoltiamo alla radio o alla tv. Bisogna festeggiare, l’anno che va, l’anno che viene, l’anno che scorre, l’anno che arriva, l’anno triste, l’anno felice, quello disgraziato o indimenticabile, quello bello e meno bello, quello che finisce, che sta finendo, che è finito e che sta diventando nuovo, bisogna organizzare banchetti stellari, cene galattiche, pranzi da cerimonia, regali da urlo.

 E quindi pasta, antipasti, dolci, dolciumi fatti in casa e nelle industrie, arachidi, pistacchi, salami, formaggi, prosciutti, carni, corni, lenticchie e decine di altri cibi-portafortuna svariati a seconda delle località, spumanti, champagnes, vini, aranciate, birre, liquori e poi..poi botti, fuochi, spari, girandole, trottole, fontanine, raudi, minerve e miniciccioli.

 Ma no, noi non rinunciamo alla fine dell’anno e siamo disposti persino a perdere la mano, l’occhio destro o sinistro, l’arto inferiore o superiore, il dito, il piede, l’orecchio, la giovinezza su una sedia a rotelle o con le stampelle, la vista, la vita. L’importante è festeggiare, dannatamente, assolutamente, a tutti i costi, in ogni modo, in qualsiasi maniera, ma non importa, è la fine dell’anno; tutto è concesso, si aspetta lo scoccare caratteristico e imperdibile della mezzanotte e poi, dopo minuti di trepidazione fuori i balconi, le verande, i terrazzi a sparare fuochi come fanciulli divertiti, subito dentro a finire la maratona di capodanno, a continuare a inghiottire ciò che è rimasto inerte sul tavolo, qualunque cosa sia.

Tutto è permesso, almeno a capodanno. E quindi non ci importa niente di chi muore di fame o di colera, di chi patisce o di chi subisce, di chi crepa e di chi crema, di chi trama e di chi trema, di chi strappa o di chi stronca, di chi gratta e di chi sfrutta, di chi tronca, di chi truffa, di chi stacca o di chi stupra, di chi umilia o di chi uccide, di chi spara o di chi spera, di chi brucia o di chi bracca, di chi mendica o di chi vendica, di chi profana o di chi profitta, di chi sfascia o di chi sfianca, di chi spacca o di chi spicca, di chi scappa o di chi scoppia.

Ma fa niente, l’unica preoccupazione è auspicarsi un buon anno, tanta fortuna, tanto amore e tanti soldi. Nel frattempo consumiamo, consumiamo, collassiamo, nella spensieratezza di momenti unici e nell’uggiosità di attimi fugaci che non tornano più indietro. Ma consumiamo, questo è l’importante.

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