Per non dimenticare

Nico Andriani

Portato in scena lo spettacolo tratto dal libro di Titti Marrone “Meglio non sapere”

0 commenta

Nella mattina del 19 gennaio presso Casa Betania è stato portato in scena con successo lo spettacolo teatrale Meglio non sapere, ad opera del Quartetto Talos e de “Il Carro dei Comici”.
Lo spettacolo racconta i ricordi dei tre protagonisti Mario, Tatiana e Andra,
immortalati nell’omonimo toccante libro di Titti Marrone, giornalista de Il Mattino di Napoli che, nel 2003 pubblicò con la casa editrice Laterza i ricordi della famiglia napoletana De Simone, attraverso l’Odissea delle sorelle Mira e Gisella e dei loro piccoli figli Tatiana, Andra e Sergio, durante le leggi di persecuzione razziale che colpirono Fiume, poste in essere da Hitler e praticate dai suoi caporali, maggiori e luogotenenti.

Odissea che l’autrice, Titti Marrone, ricostruisce con partecipazione grazie ai ricordi di Tatiana ed Andra Bucci, scampate miracolosamente al tritacarne nazista, ed a quelli del loro cugino Mario De Simone che ricorderà la figura di Gisella, perchè Sergio De Simone sarà uno dei 20 bambini che vennero uccisi nei sotterranei di una scuola di Amburgo dopo aver fatto da cavia ai folli esperimenti del medico nazista Kurt Heissmeyer. Per Mira il destino fu pietoso facendole ritrovare le piccole Andra e Tatiana, miracolosamente rimaste vive. Mentre la ricerca di Gisella e del marito Eduardo De Simone non fu altrettanto felice, anche se la speranza di Gisella di ritrovare in vita il piccolo Sergio non venne mai meno neanche dopo che, grazie alle ricerche del giornalista tedesco Gunther Schwarberg, si era riusciti a dare un nome alla 20° vittima del macellaio Heissmeyer.

Per Gisella la speranza era l’unica cosa che la teneva ancora in vita e per lei era… meglio non sapere.
Come dice il regista Tammacco, “Non è facile portare sul palcoscenico le amare e terribili testimonianze di Tatiana, Andra, Sergio; ricordi indelebili di occhi che hanno bruciato lacrime in preghiere d’indulgenza e di pietà. Non è semplice restituire ai ricordi il balsamo profumato di un’estetica artistica che si muova intorno al dolore di una pustola ancora aperta, sanguinante.

Pensiamo però che il teatro, la musica, l’arte in generale, in questo momento critico storico, debbano “servire” l’uomo perché si migliori in ogni azione, dalla più piccola a quella più eclatante e pregna di responsabilità.
In accordo con Titti Marrone, autrice del testo dal quale lo spettacolo prende avvio,
in questo viaggio vogliamo riabbracciare i lembi di quelle vesti sottili e bianche di quei milioni e milioni di ebrei perseguitati che, nella follia del genocidio della Shoah, hanno perduto innocentemente la vita”.

La regia dello spettacolo mantiene un’impostazione semplice, affinché non si ostacoli il senso dell’ascolto e del ricordo, muovendosi tra il presente rielaborato ed il ricordo doloroso.Le musiche di Krasa, Klein e Ulmann che sono state scelte per lo spettacolo Meglio non sapere hanno una forza dirompente perché manifestano le potenzialità che la Musica racchiude in se stessa, la forza d’animo hanno di quegli uomini, artisti privati di tutto, persino della dignità umana, composte nei campi di concentramento, che ha spinto la maggior parte di loro a continuare a scrivere musica nonostante non avessero a disposizione né fogli (al loro posto carta igienica) né cancelleria (in vece di una matita una scheggia di legno strappata dalle assi del pavimento annerita con carbone animale).
Krasa, Klein e Ulmann sono stati internati nel campo di Terezin.

Theresienstadt era una delle tre cittadelle fortificate che l’imperatrice Maria Teresa d’Austria aveva fatto costruire in Boemia a partire dal 1780 con lo scopo di rinchiudervi oppositori politici e militari. Con l’occupazione nazista della Cecoslovacchia, la Malá Pevnost (la Fortezza Piccola) di Theresienstadt fu trasformata in una prigione politica dalla Gestapo di Praga. Questo avveniva nel giugno del 1940. A partire dal 1941 il posto dovette sembrare il luogo ideale per convogliarvi ebrei, oppositori politici e anche ariani; Terezín (questo il nome locale) si trasformò così in un campo, nominalmente, di lavoro per poi diventare nel 1942 un campo di concentramento a tutti gli effetti.

A Terezín i nazisti vollero creare un cosiddetto “campo modello” per dimostrare al mondo intero e alla Croce Rossa Internazionale che le condizioni di vita per i prigionieri erano tutt’altro che orribili; e così Terezín fu l’unico campo di concentramento per il quale i nazisti sollecitarono una visita della Croce Rossa Internazionale il 23 maggio del 1944.

Qualche tempo prima i nazisti vi avevano girato un documentario intitolato “Der Fuhrer schenkt den Juden eine Stadt”, ovvero “Il Fuhrer fa dono agli ebrei di una città”, in cui Terezín veniva presentata come una città modello per gli ebrei, nascondendo la vera realtà fatta di malattie,
stenti, periodiche deportazioni nei campi di sterminio vicini.

Terezín era l’unico campo-città parzialmente autogestito dagli internati con tanto di comitato autonomo per l’organizzazione degli spettacoli e delle performances musicali. La qualità della vita era addirittura soddisfacente, o almeno così sembrava in apparenza: vi era una biblioteca, un laboratorio, spazi per le discipline sportive e addirittura un teatrino, la Sokolhaus, dove si eseguivano opere e concerti. Si faceva teatro, seminari di studio, opere, cicli di conferenze, concerti di musica da camera, di corali, di un complesso jazz, di cabaret. A volte suonavano sino a quattro orchestre contemporaneamente in diversi punti del campo. E così Terezín fu testimone di un grottesco innesto di arte e morte, di fervore creativo e di barbarie nazista. Tutto ciò fu reso possibile dal fatto che tra i circa 140.000 internati che vi passarono, moltissimi erano musicisti di grande talento, artisti vari le cui vite e carriere erano state bruscamente interrotte dalla guerra e dall’occupazione tedesca.

Tanti altri compositori ebrei e non, anche se non conobbero mai il campo di concentramento, furono uccisi come musicisti perché emarginati, imbavagliati, estromessi dalla vita pubblica, sociale, artistica. Invece gli internati di Terezín, paradossalmente, riuscirono ad esprimersi proprio
in virtù della loro condizione di prigionieri. È infatti contro ogni logica umana lineare e contro la natura stessa dell’uomo pensare che l’unico luogo in Europa dove la cultura e la musica ebraica poterono esprimersi “liberamente” fu proprio un campo di concentramento.
Viktor Ullmann in quei lunghi anni in cui l’Europa era avvolta dal sonno della ragione scriveva “Il nostro sforzo per servire rispettosamente le Arti è stato proporzionale alla nostra volontà di vivere malgrado tutto”.
Terezín non era un campo di sterminio come Auschwitz ma serviva come nodo geografico strategico per smistare i prigionieri verso altri campi o ghetti nell’Europa orientale.

Tra la fine del 1941 e la primavera del 1945 oltre 140.000 ebrei finirono a Terezín dalla Cecoslovacchia, dall’Austria, dalla Germania, dai Paesi Bassi, dalla Danimarca, dall’Ungheria: di questi 86.000 furono deportati nei campi di sterminio e lì eliminati; altri 33.000 morirono per cause più o meno naturali nella stessa ex-cittadella.
Moltissimi furono i bambini che vissero e morirono a Terezín o in altri campi. Il 19 maggio del 1945 l’Armata Rossa e la Croce Rossa Internazionale entrarono nella cosiddetta città ideale per gli ebrei ponendo così fine a una delle pagine più buie della storia umana e musicale del ventesimo secolo, ma la memoria resta la parte più sofferente della coscienza, e dobbiamo come uomini e come fratelli non dimenticare e soprattutto far sapere; “perché l’uomo ami suo fratello dobbiamo”, come diceva don Tonino Bello, “trasformare le acuminate lance in vomeri inermi, in stille di gioia amorosa”.

Note di spettacolo
Personaggi ed interpreti
Mario Francesco Tammacco
Tatiana Matilde Bonaccia
Andra Rosa Tarantino

Quartetto d’archi
Pasquale Melucci, violino
Rita Iacobelli violino
Flavio Maddonni viola
Marcello Forte violoncello
MUSICHE
VIKTOR ULLMANN             
Terzo Quartetto per archi (Terezin 1943)
HANS KRASA 
Passacaglia e Fuga         (Terezin 1944)
GIDEON KLEIN                     
Fantasia e Fuga              (Terezin 1942)
DMITRI SHOSTAKOVICH   
Quartetto per archi n. 8    (Dresda 1960)

Mostra fotografica
Michele Amato
Direzione musicale e ideazione artistica
Flavio Maddonni
Regia Teatrale
Francesco Tammacco
Organizzazione e logistica
Giovanna De Biase

Le prossime date dello spettacolo saranno
24 gennaio ore 9.00 Teatro Alfieri-Corato
25 gennaio ore 9.00Teatro don Bosco-Molfetta
25 gennaio ore 20.30 centro lettura globe glotter
Trinitapoli
26 gennaio Multisala Paolilli-Barletta ore 9.00
27 gennaio Auditorium Comunale ore 9.00
san Ferdinando
27-28 gennaio ore 20.30 teatro Garibaldi
28 gennaio ore 20.30 castello Svevo
Sannicandro
31 gennaio ore 9.00 Liceo Fermi di Bari
31 gennaio ore 20.30Chiesa dell’Annunziata Noci
4 febbraio ore 20.30 teatro Angioino Mola di Bari

 

avatar

Nessun commento ancora. Scrivi il primo!