Cosa si vota

Nicolò Marino Ceci
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Gennaio 2006. In Parlamento c’è emozione, tensione, rabbia, gioia, soddisfazione. L’atmosfera è elettrica. Il governo Berlusconi sta approvando la nuova riforma elettorale che sta segnando il passaggio o meglio il ritorno dell’Italia a 40 anni fa. Ritorno al passato: risorge il proporzionale.

 La riesumazione di questo fetido cadavere ha fatto discutere molto, tanto. Ho allora pensato di intervistare giovani ragazzi terlizzesi come me su cosa ne pensano, cosa apprezzano, cosa contestano.

 Francesco esprime chiaramente disorientamento rispetto all’argomento:”dato che siamo ancora alle prime elezioni di questo nuovo sistema, per il momento non possiamo valutarne lucidamente l’utilità o la dannosità; ciò che possiamo dire, pensare o affermare lo possiamo solo apprendere dai libri di storia e di diritto costituzionale. È sicuramente un sistema spersonalizzante perché svanisce il contatto diretto tra eletto ed elettore. Darà sicuramente più rappresentanza ai singoli partiti ma speriamo non si comprometta la stabilità del futuro governo. Per giudicare dobbiamo aspettare.”

 Rino pone l’accento sul criterio di scelta dei candidati al Parlamento: “vengono sacrificate le competenze del candidato; si assortiglia il filo tra elettori e loro futuri rappresentanti. Inoltre viene sacrificata la ‘rappresentanza locale’ nel senso che non ci saranno più referenti locali. Secondo me il sistema elettorale ideale è il proporzionale nominale, un proporzionale cioè in cui possono essere espresse le proprie preferenze, garantendo così all’elettore di sentirsi più rappresentato in Parlamento.”

Lorenzo mantiene il baricentro della questione sulla mancanza di rappresentanza a livello cittadino, di fronte alla quale il singolo non può che trovarsi disorientato. “Ciò potrebbe causare un allontanamento dell’elettore dal voto e dai seggi elettorali”.

 Prima di addentrarmi nel tema è necessario spiegare che il sistema elettorale che è entrato in vigore con il referendum del 1993 e che è stato utilizzato per questi 13 anni è “a prevalenza maggioritario” dato che il 75% dei seggi in Parlamento viene assegnato con il sistema maggioritario mentre il 25% dei seggi rimanenti viene assegnato con il sistema proporzionale, in base cioè al peso che il singolo partito ha avuto in termini di voti in base ai quali dunque viene ad esso assegnato un determinato numero di seggi.

 Con l’avvento del nuovo sistema invece, l’assegnazione dei seggi avverrà in base a un criterio totalmente e meramente proporzionale. La novità più evidente e sconcertante consiste nel fatto che non esistono più i candidati ma i partiti: l’elettore non scriverà più il nome della figura che più lo aggrada ma barrerà solo ed esclusivamente il partito. Ricordo a tal punto che scrivere il nome di un qualsiasi candidato sulla scheda elettorale comporterà inevitabilmente l’annullamento della stessa.

 Quindi la domanda nasce spontanea: dove sono finiti i candidati? Nelle liste. Quali liste? Siamo al cuore del problema: tutti coloro che sono candidati vengono inseriti nella lista regionale del proprio partito e avranno la possibilità di diventare Parlamentari solo se si troveranno nei primi posti della lista suddetta. Ma come si può arrivare in cima alla lista? E come ci si inserisce? Il posto occupato in graduatoria nella lista dipende direttamente dal”peso politico” che ciascuno ha. Quindi niente più “votatemi”, niente più “lotte” tra candidati, comizi, iniziative e manifestazioni degli stessi per cercare il voto nei pianterreni, nelle soffitte e negli alveari umani di periferia, niente più persone ma solo apparati partitici.

Il voto va al partito e..basta! Il mio parere è chiaramente negativo perché questo perverso sistema spersonalizzante inscriverà e ridurrà la politica ad aristocratizzarsi e a diventare uno status elitario per chi la vivrà: tutto verrà vissuto nelle ristrette mura asfittiche e alienanti del partito; il mondo verrà visto dall’oblò degli yacht o dal finestrino delle macchine blu e chi vorrà essere eletto dovrà semplicemente essere abile a salire nella scala gerarchica del partito, avendo tutto il diritto di snobbare l’operaio, il contadino, l’impiegato, la persona comune dalla quale fino a qualche mese fa indirettamente dipendeva.

 La politica potrebbe diventare davvero una “cosa nostra” alludendo non a legami con la mafia ma ad una “cosa” per pochi eletti. Risultato: potremmo rischiare davvero un grosso astensionismo alle future elezioni dato che l’elettore, ormai reificato, non si sentirà giustamente e legittimamente rappresentato da questo o da quel politico.

 Chiaramente questa non poteva che essere una cosa voluta dalla destra classista, esclusivista e razzista che ha chiaramente paura di confrontarsi con la gente comune chiudendosi nei palazzi, nelle tenute e nelle ville miliardarie; lontani anni luce dalle case fatiscenti, dagli ospedali in disuso, dalle periferie pericolose, dagli stupri nei parcheggi, dalla gente che dorme sotto i portici, dalle esigenze e dai bisogni dei cittadini i quali diventano così la periferica di un sistema che andrebbe svecchiato e limato nelle fondamenta.

 Tale nuova riforma inasprirà, come ai tempi della vecchia Italia del proporzionale, le dinamiche politiche sia all’interno dei partiti che fra i vari partiti stessi. All’interno dei partiti cresceranno a dismisura le “lotte” per emergere e per poter finire poi nelle liste elettorali mentre tra i vari partiti potrebbe aver luogo un accresciuto sentimento di rivalità e concorrenza per poter affermarsi, come, d’altronde, sta già accadendo ora e le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti.

Insomma si preannunciano tempi non facili che non aiuteranno di certo chi sarà al governo sancendo un vero e proprio ritorno al passato. Il termine “Politica” (quella con la P maiuscola) deriva da “polis”, l’antica città greca in cui non vi era scissione tra sfera privata del singolo cittadino e sfera pubblica dell’intera comunità: la politica nasce dunque ontologicamente per avvicinare il singolo alla codirezione del proprio paese, comportando una compenetrazione e un’armoniosa fusione tra le due sfere; ma questa sembra oggi purtroppo l’ultima prerogativa.

 Art 2 Cost.”La Repubblica […]richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica”</em>; art. 3 “E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli […] che impediscono l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. 

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