62 volte tragico dolore

Nicolò Marino Ceci
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“Il vostro sindaco deve essere orgoglioso di questa enorme e sentita partecipazione. Tutto ciò mi riempie di gioia e speranza. Dobbiamo trasmettere ai nostri figli qualcosa di serio e concreto affinché quanto stiamo ora ricordando non accada mai più. La storia deve pertanto essere storia di tutti, storia collettiva; il mio pensiero va a tutti i 15 pugliesi trucidati tra quei 335 e in particolar modo a Don Pietro Pappagallo e a Gioacchino Gesmundo, martiri terlizzesi di grande spessore umano e personale. Grazie ai docenti che stimolano sempre più l’intelligenza dei loro bravi alunni e rinnovo la stima verso questo paese aperto e sensibile.”

 Pietro Pepe, Presidente del Consiglio Regionale, segna con questi pensieri la manifestazione in ricordo dell’Eccidio delle Fosse Ardeatine tenutasi nell’Auditorium di Casa Betania. Il 24 Marzo infatti è stato come quel tristemente famoso 24 Marzo 1944 in cui morirono 335 cittadini italiani a causa di una bomba piazzata in via Tasso a Roma, da alcuni partigiani, che uccise 33 soldati tedeschi, e del disgraziato principio secondo cui ogni militare tedesco ucciso sarebbe valso la morte di 10 italiani.

 E’ ricorso quindi il 62° anniversario da quella ignobile e spiacevole data. La manifestazione si è articolata in 2 momenti: un primo in cui si sono esibiti i cori degli alunni del 1° C.D. “Don Pietro pappagallo” diretti dal M° Pasquale Gisonda, dai maestri Giuseppe Volpe e Marina De Chirico, del 2° C.D.“San Giovanni Bosco” diretti dal musicista Walter Bagnato, e della scuola secondaria di 1° grado “Gioacchino Gesmundo” e un secondo in cui si sono alternati i vari e illustri relatori.

 “Guardando e osservando i bambini, riflettevo sulla necessità di far dialogare 2 generazioni vissute in mondi diversi. Le Fosse Ardeatine sono un simbolo importante dato che segnano un fondamentale ma fatale punto d’incontro tra 2 civiltà totalmente differenti tra loro: chi pensava che il mondo si dividesse in 2 e chi pensava che la parola fosse di tutti; Pappagallo e Gesmundo appartenevano a questa seconda parte e il loro non fu un sacrificio vano.”

 Sentenzia così Isidoro Mortellaro, Docente all’Università degli Studi di Bari, impostando però un discorso a più ampio raggio e ricordando anche che “la guerra è ormai diventata abitudinaria, nelle tv, sui giornali. In questo contesto brutale la cosa più grave e triste consiste nel fatto che i diritti umani sono ormai il nostro abito quotidiano; ora si fanno addirittura le guerre per difenderli: li indossiamo quasi fossero una nostra seconda pelle.  Ciò vuol dire che non c’è niente che non ci possa colpire direttamente dato che va a rimbalzare su questa specie di pelle difensiva, di corazza di indifferenza; ma ciò significa anche che ormai non esiste più niente al mondo che possa colpirci direttamente.”

 Queste dure parole sembrano essere il filo conduttore che unisce il sacrificio dei 2 nostri martiri terlizzesi 62 anni fa e la realtà odierna in cui guerre, uccisioni, attentati, torture, violenza sono ormai all’ordine del giorno e rischiano di non metterci più in soggezione per l’abuso che stiamo facendo di quei diritti inviolabili rivendicati dai coloni americani nel 1776, dal padre del giusnaturalismo Locke nel ‘700, dalla Carta di Nizza nel 2000. Ci stiamo assuefando dannosamente all’oltraggio civilizzato. E’ dunque in virtù di tali considerazioni e dati di fatto che la “memoria deve essere forte, vigile e produttiva”; che il ricordo “deve essere non solo evocativo ma anche divulgativo.”

 Abbiamo l’oneroso compito-diritto-dovere di farci carico di questo avvenimento e degli avvenimenti come questo affinché possiamo radicare nella comune coscienza collettiva la consapevolezza di errori che l’uomo ha compiuto e che speriamo non compia più in futuro.

 E’ doveroso inoltre ricordare che dunque, non bastasse questa disumana e bestiale disposizione “di 1 a 10” da dover rispettare in quei duri tempi di guerra, ma furono addirittura uccisi altri 5 italiani in soprannumero, forse per sadismo, forse per puro sfizio o per torbida cattiveria.

 In questo gesto che mi sembra inutile commentare è racchiusa la follia e l’assurdità infernale della seconda guerra mondiale e dei suoi prodotti, dei suoi morti, dei suoi architetti, della Germania nazista e razzista, delle bombe atomiche, delle torture, dei totalitarismi, delle ideologie assassine, dello spirito di revancismo, delle fosse ardeatine, dei 335 italiani trucidati, dei sacrifici dei terlizzesi Don Pappagallo e Gesmundo, a cui sono state intitolate due scuole qui a Terlizzi.

Erasmo da Rotterdam nel ‘500, cioè 5 secoli fa parlò di “Elogio della Follia” ma probabilmente, allora non avrebbe neanche potuto immaginare e pensare cosa la follia sarebbe stata in futuro e a cosa avrebbe condotto l’uomo. Questo 62° anniversario ne è la triste riprova.       

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