Aria di cambiamento

Nico Andriani

Rifondazione Comunista segna la rotta verso la legalità e una nuova Umanità

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In una mite serata di inizio primavera, dopo il comizio dell’Italia dei Valori dal titolo “Legalità, legalità, legalità”, quello di Rifondazione Comunista ha ripreso il filo delle tematiche dei compagni di palco per ribadire l’esigenza di combattere un problema, sommerso eppure presente a Terlizzi attraverso le voci di Roberto Covolo, Assessore alla Legalità e alla Partecipazione, Giuseppe Volpe, candidato terlizzese PRC alla Camera, Michele De Palma, presidente nazionale dei Giovani Comunisti, e Maria Celeste Cardini, capolista PRC al Senato in Puglia.

Ci sono in paese tante giovani vite violente, protagonisti di episodi criminosi come quelli di un qualsiasi giovane “Nino” che incendia una “Panda” oppure ruba una macchina per fare in modo che sia rilasciata dietro un riscatti: giovani, come tanti, che non sono criminali ma soprattutto vittime di una vita e di un sistema difficile e teso alla marginalizzazione, lasciando le periferie al lento e continuo degrado.

Bisogna sottrarsi alla piramide sommersa della criminalità, perché seppure la violenza incita la paura, essa non genera rispetto, perciò l’amministrazione è pronta al dialogo e adesso si attende il contributo della società civile organizzata.

È difficile infatti riuscire a raccogliere denuncie per furti e usura, eppure quando queste ci sono pagano; e questo è dimostrato dai lavori della commissione nazionale anti-racket, dopo l’ottimo operato della sezione anti-usura provinciale.

Le operazioni dell’amministrazione sono contro il taglieggiamento e per uno sviluppo della cultura e dell’educazione alla legalità: i cittadini devono essere sicuri e non esitare perché le misure di democrazia partecipata dimostrano come nessuno è solo davanti all’illegalità.
I progetti di educazione alla legalità nelle scuole saranno infatti affiancate nel mese di Maggio Terlizzi al centro del dibattito e della lotta alla criminalità.

Eppure dietro questo declino della società c’è una legittimazione culturale che affonda le sue radici nelle connivenze tra moderatismo, fondamentalismo religioso e razzismo di estrema destra, negli scritti di stampo xenofobo della Fallaci e nel “manifesto della civiltà occidentale” a firma Pera, presentato a Bari, in una Puglia che è terra di pace ed accoglienza, terra di fratellanza e ponte di culture.

Seppure la Puglia è risultata essere, nonostante le proteste generali, terra capace di ospitare un Centro di Permanenza Temporanea per gli immigrati che è simile se non peggiore delle carceri già così in crisi in Italia, a Terlizzi è nata una associazione dei migranti, che possa accogliere le idee e le proposte di coloro che vengono in Italia con un bagaglio di esperienze che possono essere messe a disposizione della cittadinanza, non solamente persone bisognose di assistenza.

Il vero pericolo che incorre l’Italia degli ultimi anni è quello di scadere nel perbenismo e nell’esser vittima di un lento e continuo depistaggio dai problemi reali della gente: la precarietà del lavoro e della vita, l’impoverimento delle famiglie, la solitudine, la privatizzazione della politica.

Gli stessi comitati elettorali finiscono per diventare funzionali a un manifesto elettorale da disseminare furiosamente in ogni angolo del paese, quando invece il modello a cui tendere è quello di un laboratorio di idee per il cambiamento: far parlare la gente, farla parlare dei problemi reali che vive.

È così che si muove il piccolo laboratorio di Rifondazione: fare un piccolo video-inchiesta, dove si raccolgano idee, problemi, bisogni che siano una base per il lavoro futuro.

Ecco la formula della Politica, spolverata e ridata a un antico splendore: la possibilità dell’ascolto e della partecipazione, combattendo tutte quelle forme di sopraffazione che gravano specialmente al mezzogiorno, sempre più vittima delle campagne elettorale fatte di promesse e castelli in aria, una risposta soprattutto ai giovani, che si trovano di fronte al bivio di rimanere intrappolati dai ricatti lavorativi in paesi lontani oppure di cadere nella spirale della vita facile dell’illegalità.

“Poche idee ma chiare”, questo il lavoro portato avanti da un partito che ha acquisito sempre più la capacità di farsi carico delle difficoltà delle donne, degli uomini e dei giovani che in altro modo non avrebbero avuto ascolto; le idee di istruzione contro la riforma Moratti, l’unità nazionale contro la devolution e le idee di lavoro dignitoso contro la legge 30; la stessa idea di pace che, partite dallo scetticismo di fare parte di un partito “estremista”, hanno finito per radunare i consensi di milioni di persone in Italia, un vero popolo della pace, senza distinzione di appartenenza politica, e che con una futura vittoria dell’Unione, metterebbe la parola Fine alla guerra, almeno in Italia, vittima dei giochi dei potenti e della sua stessa storia di seguace dei vincitori del momento.

Il mondo cambia e c’è bisogno che si cambi per il mondo, come c’è bisogno che si rimetta il problema dell’Umanità al centro della politica, che si innalza su un Olimpo irraggiungibile e sempre più chiusa all’ascolto: tante le situazioni di disagio che non vengono ascoltate, tanti i bambini che a 11 anni non hanno più un’infanzia, tanti i contratti da un giorno in cui cadono vittima i giovani che vedono la loro dignità vittima del bisogno di sopravvivenza.

La gente chiama e tante mani chiedono aiuto, gli ambiti di lavoro e intervento sono tanti, e non lontano è un esempio: la chiesa col grembiule di don Tonino Bello. Ora è l’ora della politica col grembiule.

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