Cinque ore di “multietnicità”

Nicolò Marino Ceci

Al Chiostro delle Clarisse una serata dedicata a balli e musica popolare

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Un “no stop” di musica, danza e divertimento giovedì sera al Chiostro delle Clarisse, in occasione dell “Festa multietnica”.

Una festa lunga e sentita come la volontà terlizzese di accogliere e amare i nostri ospiti stranieri balcanici e africani.

L’intero progetto è stato supportato anche da molte scuole, primarie e secondarie, terlizzesi e non: questo per evidenziare l’importante dato secondo cui, la scuola, è l’ambiente più idoneo e adeguato a preparare, istruire ed educare le nuove generazioni verso un mondo multietnico dal carattere interculturale.

Ciascuna scuola ha organizzato il proprio progetto: la scuola primaria “Don Pietro Pappagallo”, il progetto “Suoni, danze, sapori: meravigliose differenze”</em>; la scuola primaria “Don Bosco”, “Incontri colorati”</strong>; il Liceo Statale “Tommaso Fiore”, “Oltre i confini”; l’Istituto Tecnico Commerciale e per il Turismo “Padre A. M. Tannoia”, sede di Ruvo di Puglia con “Ti racconto la mia terra.Il mediterraneo mare di incontri”.

Ciascuna delle scuole dunque ha esibito con l’orgoglio dell’innocenza degli studenti, propri balli, canti  e danze.

Pizzica, Tarantella, rappresentazioni, tutto ispirato e mirabilmente mirato all’esposizione pedagogica e non solo didattica delle proprie tradizioni e del proprio folklore commisto a musicale e ritmico entusiasmo dei ragazzi e dei ragazzini.

Tutto scorre fluidamente senza pausa, quasi fosse una vera maratona con grandissima emozione degli attori sulla scena e di tutti i loro numerosi collaboratori.

I vari ballerini, sorridenti, si esibiscono con onore e determinazione, effondendo e condensando un clima di festosità, gioco e gioia ma soprattutto dando la sensazione di essere tutti quasi dello stesso quartiere, compatti e divertiti, senza creare o far sentire a disagio nessuno.

Le coreografie sono tutte differenti ma originali e sobrie. Il pubblico caloroso e interessato.

La festa diventa allora il coronamento di un preciso progetto che è cominciato e si è sviluppato durante una saga quadrilogica di film che hanno anticipato e sviscerato con l’attenzione e l’oculatezza dell’occhio della cinepresa, il tema “multietnicità e cultura”, preparando quasi a questa fantastica cerimonia.

Molto sentito e profondo l’intervento di Ibrahim El Sheikh, Presidente Associazione Etnie di Bisceglie.

Insomma ancora una volta Terlizzi si distingue in primissimo piano per la sua inclinazione all’accoglienza e all’accettazione degli stranieri immigrati qui, anche se in passato ci sono stati isolati episodi di velata intolleranza.

Ecco allora che la Terlizzi piccola e contadina si trasforma in una grande scuola di umiltà e di filantropia, senza riserve, senza se e senza ma. Brava Terlizzi.

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