La MB in concerto con la Kocani Orkestar
Una prima assoluta al Klezmer Festival di Ancona
È andata in scena a Falconara Marittima (AN), con lo special guest di Pino Minafra e Roberto Ottaviano, l’affascinante esibizione della Municipale Balcanica e della Kocani Orkestar nel Klezmer Festival.
Una prima assoluta il cui titolo, “Tra sponde”, riassume appieno l’operazione di incontro tra due tradizioni e due esperienze, come quelle di un padre e di un figlio.
Dieci cantori della tradizione macedone, insieme ai dieci eclettici elementi del gruppo terlizzese che toccano un nuovo picco della propria ricerca musicale, una danza e una riflessione a volte amara fatta di suoni balcanici yiddish, klezmer, mediterranei e popolari, guidati dall’esperienza di una vita dedicata al sud e al jazz made in Puglia come quelle di Pino Minafra e Roberto Ottaviano, in un concerto vissuto come una formidabile ed eccitante esperienza: una girandola di timbri, accenti, colori, che esalta il ricco mosaico di ritmi e melodie meticce nate dalla combinazione di Oriente e Occidente.
Nella regione balcanica, le bande costituite sul modello della fanfara sono soprattutto specialità tzigane. Dalla Serbia occidentale alla Macedonia, gli tzigani modificano con grande immaginazione il ruolo iniziale delle bande tradizionali.
Da Kocani, una città della nuova Repubblica di Macedonia, è nata e si è formata la coscienza e la musica della Kocani Orkestar, a cavallo della tradizione e della storia di un popolo che vede nella musica un condensato di esperienze ed emozioni, proponendo un’interpretazione originale dei brani tradizionali, introducendone anche degli elementi di modernità, dove la musica tzigana di banda viene chiamata Romska Orientalna Muzika, assorbendo moltissimi stili con cui giocano costantemente tenendo comunque, anche nelle loro bande, la nozione orientale del contenuto e della linea melodica.
La Kocani Orkestar si è esibita nei più importanti festival internazionali come: Roskilde Festival (Danimarca), Womad (G.B. e Palermo 2001), Sfinks (Belgio) e Les Mediterrranéennes de Ceret (Francia), dove hanno suonato con Khaled.
In Italia hanno suonato sui palchi di tutti i festival più importanti, sono apparsi in trasmissioni televisive: “Scatafascio” con Paolo Rossi e Vinicio Capossela, “Millenium” con Piero Pelù e la prima edizione di “Stasera pago io” di Fiorello, dove hanno proposto una versione “gitana” del brano “Canzone”, con l’autore Lucio Dalla. Un particolare rilievo va dato alla loro collaborazione con Vinicio Capossela sfociata nell’album “Live in Volvo” dove la Kocani ha arrangiato ed eseguito tre fulminanti versioni di altrettanti brani di Vinicio.
L’ultima prestigiosa collaborazione della Kocani Orkestar è quella con Paolo Fresu e Antonello Salis, sfociata in una produzione originale: un incontro particolarmente intrigante, tra ritmi irresistibili e inebrianti profumi jazzistici, tra composizione e improvvisazione, fra tradizione e modernità. I dischi della Kocani Orkestar sono distribuiti in Italia da Materiali Sonori. Il loro nuovo album “Alone at my Wedding” è dedicato alle musiche suonate nei matrimoni gitani in Macedonia.
Musica sincera, sempre un po’ alticcia, struggente o travolgente a seconda delle occasioni, ricca di ritmi pirotecnici, carica di colori e di forti contrasti, e suonata con l’intensità propria di qualunque esperienza gitana, racchiusa negli strumenti di ogni singolo componente del gruppo. Strumenti romanticamente logori e carichi di storia, attraverso le introduzioni lente e improvvisate, sprovviste di battute, chiamate con il termine turco di “tadzim” o “trapeza” nella lingua macedone, le arie romantiche indicate in vari modi derivanti dal turco “sevda” che significa passione o amore, con stili frammischiati tra turska (Turchi), romski (Gitani), bylgarska (Bulgari), rumunski (Rumeni) o srpsko (Serbi), risalendo all’ispirazione orientale degli tzigani fino alle radici della stessa poiché alcune melodie sono state importate dall’India.
Dello stesso spirito, l’esperienza della formazione bandistica terlizzese che, nel suo primo disco “Fòua” (parola macedone che significa Grazie), ha avviato una sintesi profonda e vivace tra i suoni zigani, klezmer e yiddish dell’Est Europa e quelli più mediterranei, radicati, inediti della nostra terra fatta di terra, pietre, pane e vino con un approccio sempre più originale, grazie all’eterogenea provenienza musicale dei 10 componenti.
Apporti jazzistici, rock, bandistici e sperimentali dove, tutti gli strumenti, sono impegnati a dare il meglio al di fuori di ogni schema precostituito di genere con connotazioni più potenti e abbandonandosi alle improvvisazioni (di chiara provenienza jazz) dei nuovi arrangiamenti liberati dalle sonorità tradizionali cui i brani erano spesso imprigionati, grazie all’apporto di Livio Minafra, il giovane talento pianistico, maestro e compositore erede della tradizione jazzistica del padre Pino, folle e sapiente giocoliere del jazz come fatto in Terronia (miglior album jazz del 2005), l’epopea del mezzogiorno degli emigranti e della coscienza di un popolo, quella condizione amara che accomuna le storie di due popoli divisi da una striscia di mare ma dalle stesse origini, fatte di dominazioni e contaminazioni tra Oriente e Occidente e che vede i due popoli emigranti alla ricerca di quell’America che spinse i nostri padri a tentare la traversata oceanica agli inizi del secolo scorso sulla linea di magici ricorsi storici.
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