Una serata dedicata alla non-violenza

Valeria De Ceglia

Il portavoce dell’Agesci: “La pace, per usare uno slogan, è educazione alla convivenza; è un percorso, non un momento finito”

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Il Consiglio Comunale ha invitato nella serata di ieri le associazioni operanti sul territorio a parlare e operare per la pace. Legambiente, Associazione Mediterranìa, Fidapa, Agesci, Caritas sono solo alcune delle associazioni presenti, meritevoli di aver dato il loro assenso a un’iniziativa ardua,quale quella di educare alla pace.

In attesa di un nuovo Statuto comunale, le associazioni locali si presentano, mostrando la loro volontà di essere conosciute. Emerge già dai primi interventi l’esigenza di operare in rete: ciascuna associazione non deve agire in maniera isolata ma deve interagire con le altre.

È necessario, pertanto, un coordinamento e un lavoro di equipe. Spesso, le iniziative promosse dalle varie associazioni si sovrappongono, creando -di conseguenza- un’utenza di nicchia, limitata e non estesa. È categorico quindi –come ben fa emergere il portavoce del gruppo Agesci– “essere forti a livello locale per poter agire a livello generale”. Per poter educare alla pace, le associazioni devono dapprima consolidarsi, vincere la logica individualistica e incrementare il numero dei loro aderenti.

Le associazioni, unanimemente, fanno leva su un concetto pedagogico di pace. Per difendere la pace, bisogna -in primis- educare al pacifismo,s ensibilizzare la cittadinanza a mobilitarsi e scendere in piazza per palesare la propria opposizione ad ogni azione violenta. La pace, per usare uno slogan, è “educazione alla convivenza”</em>; è un “percorso, non un momento finito”.

Come evince da queste definizioni, la pace si va conquistando nella quotidianità prima ancora che in grandi marce a stampo nazionale. Per poter marciare in massa contro ogni forma di guerra è necessario anzitutto armarsi contro le diatribe quotidiane, contro i dissensi familiari, contro il non sapere perdonare, contro ogni forma di mancato aiuto di fronte ad una qualunque richiesta di aiuto.

Avendo compreso che la pace non è un’odissea, non ci resta che augurare alla cittadinanza e alle associazioni locali un fruttuoso impegno per la pace, affinché cresca la volontà di lasciare ai posteri una pagina di storia non stantia ma carica di azioni impegnate eticamente. Il nostro augurio abbiamo scelto di esprimerlo mediante un noto scritto di don Tonino Bello, il cui operato è stato doverosamente rammentato nel corso di questo incontro.

“Educati alla pace. Sì, perché la pace è anche un’arte che si impara. Non basta lo slogan. Non basta una marcia. Non basta un cartello. Ci vuole uno studio. Occorre il confronto. Occorre soffrire. Ti sarà necessario anche prendere posizione: l’equilibrismo non è il modo giusto per difendere la pace. Dai,ragazzo! Non abbassare le armi! Per la pace fatti in quattro pure tu! Ce la farai !”

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