Fuga dalla paura per raccontare l’olocausto

Nicolò Marino Ceci

Due fortunati sopravvissuti alla mattanza nazista hanno deciso di raccontare ciò che hanno vissuto nel fango di interminabili mesi e infiniti anni in un libro.

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“Nel ghetto succedevano cose strane che ignoravamo ma che avevamo paura di sapere. Non avevamo nessun documento, né soldi, né conoscenti; non avevamo il diritto di vivere. Non avevo nessuna possibilità di salvarmi. […] Ho combattuto per sopravvivere e raccontare.”

E’ con questo spirito, con questo intento, con questa forte e determinata volontà pedagogica che due ebrei polacchi hanno deciso di comunicare al mondo l’oscenità e le tenebrose nebbie del male da cui sono riusciti a venirne fuori quasi illesi. Quasi, perché quegli anni di fatica, di stenti, di paura, di fame, di angherie scolpite sulla pelle, sono e saranno sempre tristi ricordi che non sbiadiranno mai nella memoria di Irena ed Henryk Zeligowski. 5 lunghi anni di sofferenze fisiche e morali subite nel silenzio di un mondo che ancora non sapeva bene, nel silenzio delle fredde notti nel ghetto di Varsavia e nel campo di sterminio di Kalisz, fissando il cielo terso, la luna pallida, il nazista di vedetta sulla torretta, nell’attesa che tutto potesse finire al più presto.

Due fortunati sopravvissuti alla mattanza nazista hanno allora deciso di raccontare ciò che hanno vissuto nel fango di quegli interminabili mesi e infiniti anni in un libro che non casualmente s’intitola “Fuga dalla paura”, proponendolo anche nella Biblioteca Comunale “L. Marinelli Giovene” di Terlizzi nel pomeriggio del 16 Novembre, in un’iniziativa supportata dalla F.I.D.A.P.A., dalla Libreria “Biblì” e dal Comune di Terlizzi. Sono intervenuti l’Assessore Cipriani, la Presidentessa F.I.D.A.P.A. Terlizzi Lucia Graziano, il prof. Lotito, che ha abilmente illustrato la contestualizzazione storica dei campi di concentramento e del nazismo tedesco, e non ultima Anna Zeligowski, figlia dei due anziani genitori deportati, facendosi portavoce della loro triste testimonianza.

Durante tutta la durata della presentazione Anna rimane impassibile, composta, immobile mente i flash delle macchine fotografiche s’infrangono contro il suo algido sguardo di ghiaccio. “Solo dopo anni di insistenza io e mio fratello abbiamo convinto nostra madre a mettere per iscritto le sue memorie e quelle di papà. Se i miei genitori fossero qui, si sarebbero commossi nel vedere tante persone.” Esordisce così Anna e dalle sue parole e dai suoi occhi si lasciano catturare le memorie, i ricordi, gli insulti, le immagini e le sensazioni che i Irena ed Henryk hanno vissuto. Una fuga disperata ma fortunata dalla paura, frutto di incredibili ed impensabili coincidenze, sempre con l’affanno, con la paura di non farcela, con il timore di rimanere immersi nel fango del sangue e del filo spinato per sempre. Un libro diviso in due parti in quanto le storie di Irena e del marito Henryk sono in realtà diverse, essendo stati Irena nel ghetto di Varsdavia, Henryk nel campo di Kalisz.

Anna punta subito la sua attenzione sull’intento pedagogico di questi scritti ch’essa stessa ha tradotto “per i suoi figli”. “Non voglio educare nessuno ma ci tengo che la storia venga ricordata; bisogna educare già da piccoli al rispetto verso le persone. Non esistono razze umane diverse ma una sola è la razza umana. Non aspettate che una cosa ingiusta diventi una ‘montagna’: bisogna agire subito. Una voce è sola; due o più voci fanno una gran voce.” Dunque il monito di Anna è chiaro: battetevi contro ciò che è ingiusto ma fatelo subito, imparando dagli errori di chi ci ha preceduto, dagli sbagli già commessi nel recente passato”, concordemente a quanto detto anche dal prof. Lotito: “dobbiamo educare i ragazzi alla responsabilità; ogni cittadino deve sempre attento a ciò che succede, deve sempre chiedersi ciò che fa e ciò che gli altri fanno, mai nella cieca ubbidienza. Dobbiamo tenere gli occhi sempre aperti: il nazismo è scoppiato nel cuore dell’Occidente colto e libero, nella Germania di Kant e Hegel.”

“Ho passato la notte in dormiveglia, in allerta continua. Eravamo stanchi, affamati e raffreddati ma felici di aver evitato la morte. Avevamo avuto la fortuna di restare vivi dopo 5 anni di paura. Sono sopravvissuta contro ogni logica.
Ho combattuto [allora] per sopravvivere e raccontare.”(“Fuga dalla paura” – I., H. Zeligowski)

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