Mare mosso, falle e salvagenti per i servizi alla persona

Nicolò Marino Ceci

L’interessante convegno organizzato dalla Associazione “Città Civile”

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Mare mosso, falle e salvagenti sono le caratteristiche qualificative principali e distintive della dimensione assistenziale locale, sia che si tratti di anziani, di minori o di disabili.

Un sistema che ha “diversi punti di crisi” importanti e fondamentali per pazienti e gruppi sociali molto deboli come i diversamente abili.
Una vera maratona quella organizzata dall’Associazione Politica “Città Civile” nel pomeriggio di lunedì 20 nel “Piccolo Osservatorio Universale Garzia”, ”nel mare mosso dei servizi alla persona”, un convegno di oltre due ore in cui si è spaziato nella dimensione associazionistica locale in relazione appunto ai servizi alle persone, ai loro bisogni, necessità, esigenze. Moderatrice: Franca Maria Lorusso.

Si comincia dagli anziani, spesso trascurati e sottovalutati: la falla del sistema è proprio la solitudine e l’emarginazione che li avvolge; il salvagente è invece il loro reinserimento nel tessuto sociale attraverso il rilancio della loro figura. Molto significativo l’intervento di Vincenzo Cipriani, Associazione Don Grittani, che ha statuito: “gli anziani a Terlizzi stanno aumentando; attualmente sono il 14% della popolazione mentre tra 10 anni saranno il 20% ed è un mondo che ha una moltitudine di sfaccettature. Purtroppo però non ci sono fondi ed opportunità di dialogo: il nostro obiettivo è allora combattere l’emarginazione dell’anziano. La 3° età non è una malattia ma la solitudine sì! Accudire gli anziani non ha prezzo.”
Si passa ai minori efficaci e chiare le parole di Edoardo Bisceglia – Caritas Terlizzi, che sottolinea deciso che “bisogna dare ai bambini, ai ragazzi più spazio per loro stessi; loro infatti non si riconoscono nel nostro modo di pensare e di fare. Dobbiamo renderli protagonisti della loro quotidianità; Terlizzi purtroppo non è costruita per i ragazzi e così questi si appropriano dei pochi spazi che ci sono. La falla è un’infanzia che non gode delle giuste attenzioni; il salvagente è chiedere alle istituzioni di essere più presenti. La crisi economica investe tutto ma gli sforzi ci sono; ad ogni modo i principali salvagenti li dà la Chiesa. Se rimaniamo in questa situazione, rimarremo ancora alla microcriminalità e al bullismo. Bisogna dare al ragazzo la possibilità di dire la sua.”

Ultimo capitolo: mare mosso dei disabili. Falla: indifferenza e presunta inutilità; salvagente: sostegno e occupazione. Emergono dettagli interessanti e preoccupanti dal quadro tracciato dato che, come afferma Rosa Francioli – “Lega Filo d’Oro”, “la legislazione italiana non prevede la categoria dei sordociechi, che pertanto non possono essere assistiti da tecnici ed esperti ad hoc; per questo tipo di disabilità i ¾ del bilancio derivano dalla beneficenza. La filosofia della ‘Lega’ è quella del bicchiere mezzo pieno.” Inoltre Michele Mininni, Presidente A.i.a.s. Terlizzi ricorda:”la nostra Associazione è nata ufficialmente nel 1954 da un gruppo di mamme che a loro spese hanno organizzato i primi cerni di riabilitazione; attualmente le sezioni sono 120 in tutta Italia; nel 2002 la Lega del filo d’oro approda anche a Terlizzi. Abbiamo organizzato iniziative ricreative fino ad organizzare un laboratorio teatrale; dobbiamo continuare le cose che già facciamo, con lo stesso zelo e impegno. Un’Associazione come questa serve a Terlizzi; è bene che ci sia.”

Molto interessante il corto “immagini di Morpheus Ego” di M. Pinto e R. Tedeschi mentre le conclusioni finali sono racchiuse nel reportage “esami clinici ospedalieri: come va con le liste d’attesa?” di Renato Brucoli. Un’inchiesta che scandaglia la realtà locale dell’Ausl Ba/2, navigando nelle sue deficienze. “Ma a che gioco giochiamo?”, s’interroga Brucoli, illustrando le preoccupanti liste d’attesa che l’attuale Ausl non riesce ad abbattere:”la beffa c’è e le code rimangono; la beffa è che le code si assortigliano, ma aumentano di numero, nonostante il CUP web.

Il nostro Presidio Ospedaliero non funziona, anche a distanza dalle regionali: occorrono spese in personale e tecnologie e nell’organizzazione; non bastano gli investimenti negli spazi. Perché tanto ritardo nelle liste d’attesa? Il cittadino come me è un naufrago nel mare della Sanità. Un modo c’è per arrivare prima di tutti: il clientelismo e il favoritismo. Ma la domanda allora è questa: siamo pazienti a diventare pazienti?”

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