Vico Angelo Custode nella rassegna teatrale del “Piccolo Garzia”

La Redazione

Storia di tre fratelli, tre trentenni adolescenti che devono diventare adulti.

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Continuano gli appuntamenti teatrali al “Piccolo Osservatorio Universale Garzia” – sala polivalente a servizio della cultura, grazie al contributo della Provincia di Bari, Assessorato alla Cultura, ed al sostegno di alcuni imprenditori locali, nell’ambito della rassegna “Vitaohscena”, spettacoli teatrali che raccontano la “vita” attraverso il mezzo “scenico”, spettacoli che si alternano tra teatro di narrazione, teatro danza, teatro di denuncia e teatro ragazzi, Amleto di Michele Sinisi e Cirano de Bergerac di Salvatore Marci.

Il titolo della rassegna ha al suo interno una esclamazione, scelta doverosa per un paese come Terlizzi dove è mancata fin ora la struttura fisica del Teatro, la quale assenza ormai pluridecennale ha interrotto drammaticamente ogni confronto socio-culturale, rovinando le nuove generazioni. Noi ci auguriamo che tale esclamazione diventi un grido di gioia da parte dei più che aspettavano da tempo questo momento.
 
Giovedì 21, venerdì 22 e sabato 23 dicembre, alle ore 21, lo spettacolo del Teatro Minimo “Vico Angelo Custode” di M. Santeramo con M. Sinisi, V. Continelli e D. De Summa. Storia di tre fratelli,  tre trentenni adolescenti che devono diventare adulti. Vico Angelo Custode è il posto in cui, ridendo, devi diventare grande.
 
La rassegna proseguirà fino ai primi di maggio.
Per informazioni: www.piccologarzia.it e cell. 349.8765417 (Francesco Binetti)

Di seguito, la trama e la nota critica del prossimo spettacolo in programma:

Una panchina; l’ingresso in una casa – una sagoma, solo un segno; tre fratelli che si chiamano Michele, Raffaele e Gabriele; una madre nascosta dal buio del fondale; ecco Vico Angelo Custode.

Questa è la storia di tre trentenni adolescenti che devono diventare adulti.

Tre fratelli che stanno in Vico Angelo Custode oggi come sempre. La prima parte dello spettacolo mette in scena la normalità della vita di questi tre, le relazioni che esistono, i difetti, i piccoli giochi, la loro maniera di passare la vita.
E’ una condizione semplice, leggera, spensierata.

I tre si contendono il vento, che a Vico Angelo Custode non arriva mai.

E’ la condizione che ti schiaccia dove sei nato, qualcosa per la quale le abitudini ti hanno costruito, ti hanno formato, ti hanno dato un passato, questo presente, e qualche vaga speranza di mantenere tutto così com’è. 

Per mancanza di fantasia le aspirazioni scompaiono, e si vive così, come ieri, come oggi.

Ma poi qualcosa cambia. Perché deve cambiare. Perché qualcosa cambia sempre.In situazioni come queste, nelle quali tutto sembra stabilito da secoli, nelle quali niente cambia da decenni, nelle quali stare bene significa aprire gli occhi al mattino e chiuderli la sera, in situazioni come queste c’è bisogno che qualcosa di grande, di molto grande, intervenga a modificare le cose.

Qui, a Vico Angelo Custode, la mamma dei tre fratelli, muore.

Questa è la massima tragedia che oggi può toccarci in sorte. Ma è anche – sarà cinico, sarà crudele, sarà come sarà – una opportunità. È anche la possibilità che tutto il mondo vecchio e incrostato, seppure divertente e protetto, ti cambi intorno.

E’ il momento in cui si deve confrontarsi con la vita per com’è, e non per come si è stati abituati a viverla. E’ il momento in cui tre adolescenti di trent’anni devono confrontarsi con il dolore, e crescere. Devono confrontarsi con la praticità delle cose, e fare un funerale per la loro madre.

Ma questi tre non hanno soldi.Qui nessuno ha soldi. Qui fare un funerale costa. Qui morire costa 1500. E i tre devono trovare questi soldi, per poter, solo dopo, dire a tutti della morte della madre.

Vico Angelo Custode è il posto in cui, ridendo, devi diventare grande.

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