Un politico e un filosofo si confrontano sulla speranza
Salvatore Natoli e Nichi Vendola espongono la loro idea di progresso.
“I dilemmi della Speranza” è il breve dialogo tra Salvatore Natoli, filosofo e Nichi Vendola, politico, edito da Meridiana. Un libro breve, di appena 40 pagine, denso di contenuti e soprattutto di un doveroso mea culpa da parte del nostro mondo occidentale e dei suoi quotidiani brogli. Il libro nasce dal quesito di Piero Dorlfes: “Sarà la tecnologia a salvare la generazione che oggi non ha nessuna certezza rispetto a quello che accadrà tra quarant’anni per quanto riguarda la compatibilità tra crescita, consumi e sviluppo?”
La domanda verte innanzitutto sul concetto di speranza: da un lato, la speranza come strumento per render possibile un mondo migliore; dall’altro la speranza come illusione che si trasforma in delusione di fronte alla presa di coscienza dell’impotenza dei nuovi strumenti di progresso. Il nostro, per dirla con Vendola, è un occidente carico di incongruenze e ambiguità dove la speranza è divenuta amara delusione. Un pensiero teorizzato alla luce delle democrazie incompiute e delle dittature occultate che caratterizzano i nostri tempi e- perché no!- anche la nostra Puglia. Per dirla con don Tonino Bello, abbiamo bisogno non dei segni del potere ma del potere dei segni.
Nel corso del dialogo, c’è anche la presa di coscienza della scarsezza di risorse sia economiche che naturali; all’aumento della popolazione e al miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie fa da contraltare la diminuzione di risorse sia rinnovabili che non rinnovabili. A rendere ancora più amara questa constatazione sono le gravi condizioni di degrado ambientale che si registrano con diversa intensità un po’ dovunque. Ma la coscienza del limite non deve portare a un disarmo di prospettive e di volontà di miglioramento, piuttosto deve valere da sprone per sperimentare nuove possibilità e concretizzare la vera speranza, ovvero la speranza di un miglioramento reale, razionalmente concepito che non si trasformerà mai in delusione.
Per attuare questi buoni propositi è necessario che l’intera società di mobiliti, credendo realmente a un’idea di sano progresso; idea di progresso che, sovente e a torto, viene interpretata come pura utopia.
“Allora io dico che il futuro è consegnato al senso del limite. E dico che il senso del limite non è una sottrazione di possibilità, ma è una moltiplicazione di possibilità inesplorate: quelle che partono dalla considerazione che il senso di ciascuno di noi esiste nelle nostre relazioni sociali, che siamo dentro una comunità, che la nostra felicità si misura dentro la capacità di rendere significative e ricche le relazioni con gli altri e le altre”. (Nichi Vendola)
Nessun commento ancora. Scrivi il primo!








Usura ed estorsioni, tre persone in carcere e una ai domiciliari. Sequestrati beni per oltre 700mila euro