De Leo (Centro Studi A. Moro): “Bisogna superare le divisioni e risolvere i problemi della città”

Vito De Leo*

«L’auspicio di tutti i cittadini è che il 2007 veda finalmente i protagonisti non più fronteggiarsi su basi spesso personalistiche, ma unirsi in nome di comuni valori democratici e di progetti di svil

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Il 2006 si è chiuso, per quanto concerne la crisi politico – amministrativa che ha interessato il Comune di Terlizzi negli ultimi due mesi dell’anno con un incontro promosso a Bari dal deputato dell’Ulivo, Gero Grassi, cui hanno partecipato il diessino vice-presidente della giunta regionale, Sandro Frisullo, il sindaco Vincenzo Di Tria e il commissario cittadino de La Margherita, Michele Berardi ed alcuni dirigenti dei rispettivi partiti. Come era prevedibile, pur nel rispetto dell’autonomia locale, perentorio è stato l’invito degli autorevoli esponenti politici a superare ogni tipo di contrasto nell’esclusivo interesse della città amministrata da una coalizione di centrosinistra che sicuramente non ha brillato per le realizzazioni amministrative e che si è caratterizzata per la sua frammentazione politica.

Dopo aver assistito ad una serie di scissioni all’interno dei partiti, alla costituzione di nuove formazioni politiche, a vari cambi di casacca, ad un ricambio continuo di assessori e a polemiche degne di miglior causa tra il Sindaco e La Margherita, si spera ora in una maggiore maturità politica. L’auspicio di tutti i cittadini è che il 2007 veda finalmente i protagonisti non più fronteggiarsi su basi spesso personalistiche, ma unirsi in nome di comuni valori democratici e di progetti di sviluppo territoriale condivisi, coerenti con la comune appartenenza all’Ulivo ed al centro-sinistra, impegnati senza ulteriori ritardi a risolvere i numerosi problemi di Terlizzi, orientati a far crescere una classe dirigente attraverso l’informazione, la partecipazione, la concertazione.

Di tutto questo sicuramente si parlerà negli imminenti congressi cittadini per l’elezione degli organi dirigenti e dei rappresentanti a livello provinciale dei partiti de La Margherita e dei Democratici di Sinistra. Questi importanti appuntamenti politici dovranno fare da “apripista” ad un nuovo patto di solidarietà fra le istituzioni e la società civile, per ricostruire la fiducia nella democrazia locale, lavorando su obiettivi precisi che aiutino la governabilità e sicuramente faranno da cartina da tornasole non solo delle alleanze e dei programmi, ma anche di un rapporto diretto fra amministratori ed amministrati.

Per chi vuole impegnarsi in questa grande avventura non ci sono più onori e prebende. Occorre ricercare, valorizzare e coinvolgere quelle energie della società civile disponibili a scegliere una strada in salita, basata su programmi chiari e concreti, sui quali fondare l’iniziativa politica, la ricerca del consenso e la futura rappresentanza istituzionale.

Questo progetto, però, non s’inventa, si vive, diventando luogo, un corpo e una realtà di persone capaci di dare risposte alle speranze di vita, di lavoro dei giovani, di speranza di sicurezza e di futuro delle famiglie, alla speranza di riscatto di una comunità a rischio come la nostra.

Occorre ricostruire nella coscienza popolare le ragioni della solidarietà sociale e della fiducia nelle istituzioni, della partecipazione alla politica. Bisogna restituire alla comunità locale, alle persone e alle associazioni opportunità effettive di animare la democrazia di un paese che è cresciuto, rinnovato e si sta facendo europeo. Va applicato fino in fondo il principio della sussidiarietà come criterio di diretta responsabilità della comunità di base, ma anche delle famiglie, delle associazioni sociali, della cooperazione, del non profit, delle imprese.

Queste sono le motivazioni di fondo che devono stare alla base dell’impegno dei partiti, degli attuali amministratori, degli autorevoli concittadini Gero Grassi e Nichi Vendola e di chi ambisce a candidarsi alle elezioni amministrative dell’ormai vicino 2008. Il problema decisivo che si pone all’attenzione dei diretti interessati, quindi, non può essere solo la difesa indiscriminata dei partiti e dei loro esponenti a qualsiasi livello. Occorre lavorare, invece, con grande impegno per un loro (e per un nostro) rinnovamento, anche in vista del costituendo Partito Democratico, di cui a Terlizzi, purtroppo, non si vede ancora traccia.

Che i migliori si facciano avanti, si propongano, vengano fuori dai propri rifugi ed inizino ad occuparsi e a preoccuparsi della cosa pubblica. Non è possibile abbandonare quest’ultima ai mestieranti, agli imbonitori, ai tuttologi senza arte né parte. La politica ritorni alla disponibilità esclusiva dei cittadini ispirati, che avvertono il senso del “servire” e non perseguano finalità privatistiche. Basta con gli atteggiamenti di rinunzia o con i comodi Aventini. Ognuno reciti il ruolo che la storia  – personale e non – gli impone. Tanto, ovviamente, comporta un ripensamento dei partiti. Le ideologie possono e devono sopravvivere ma devono camminare con le gambe degli uomini e con la loro testa.

Semplifichiamo, allora, dando l’esempio dalle realtà locali. Dalla nostra città. Superando le specificità dei simboli e cercando la condivisione di battaglie sui valori che diano senso alla militanza. 

*Presidente del Centro Studi Politici “Aldo Moro”

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