Le associazioni raccontano la “Terlizzi invisibile”

Azione Cattolica Cittadina – Caritas Cittadina – Gioventù Francescana

Fa male scoprire mondi che in realtà sono sotto gli occhi di tutti, ma sempre in maniera discreta e silenziosa.

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Ci sono città che non si vedono o che, forse,  si preferisce non vedere. Alcuni ne ignorano realmente l’esistenza, altri non hanno interesse a sapere. Altri ancora temono di sapere perché “le città” in questione suscitano inquietudine, ci mettono in discussione, ci “costringono” a pensare al nostro operato ed al nostro essere.

La città degli immigrati. Ormai da alcuni anni Terlizzi, insieme ad altri paesi della Regione Puglia, è tappa costante di immigrati di nazionalità diverse che sperano nella possibilità di accantonare qualcosa da inviare alle proprie famiglie lontane o che, magari, sognano di integrarsi nel tessuto delle nostre comunità lasciandosi alle spalle scenari difficili, fatti di guerre civili, fame, sete, povertà, malattie.

Il problema emerge con urgenza ogni volta che si affaccia sulla nostra terra il freddo che, inevitabilmente, costringe i migranti a fare i conti con le difficoltà legate all’assenza di un tetto. Già l’anno scorso, in questo periodo, scoppiava l’emergenza a causa del clima rigido e si approntava, grazie ad un protocollo d’intesa Caritas  – Amministrazione Comunale, una soluzione provvisoria e temporanea. Si realizzava così presso la Casa di Preghiera, sita a Terlizzi in Via Sovereto, un’accoglienza temporanea per gli amici migranti. Grande fu in quella circostanza la mobilitazione dei cittadini e, in particolare, generosa fu la disponibilità di volontari, giovani e adulti, della Caritas, Azione Cattolica, Gi.Fra., Scout, Fraternità Francescana di Betania, Parrocchie e altre associazioni presenti sul territorio. Già in quella circostanza si rendeva evidente la necessità di sradicare la logica dell’emergenza e di operare secondo una logica diversa, lungimirante, in grado di dare risposte incisive e risolutive e non di improvvisare interventi non strutturati. Ad un anno di distanza il problema si è riaffacciato…più o meno negli stessi termini…cogliendo il nostro paese nuovamente impreparato, alle prese con il tentativo di fornire risposte all’emergenza. Non è più sufficiente, per quanto lodevole, l’impegno e la dedizione dei singoli individui particolarmente sensibili e attenti, né tanto meno quello di Fraternità Francescana di Betania, Caritas, Parrocchie e di alcune associazioni cattoliche e non presenti sul territorio che non restano indifferenti a tale problematica.

Emerge ancora una volta, in maniera chiara, la necessità di strutturare interventi amministrativi che siano il frutto di scelte politiche precise, coraggiose e lungimiranti, svincolate dalla logica emergenziale.

La città dei minori. Non hanno molti spazi in cui coltivare una delle dimensioni più importanti per la loro crescita: il giuoco. Ma ci sono anche tanti bimbi che vivono situazioni familiari drammatiche cui spesso non si danno risposte o si danno risposte approssimative e incomplete. Un primo intervento, sia pur con i propri limiti, è rappresentato dall’azione di tutoraggio minorile della Caritas cittadina attraverso i servizi di sostegno scolastico e di ludoteca e dalla quotidiana esperienza formativa e di animazione portata avanti delle realtà associative cattoliche e dalle parrocchie stesse.

La città degli anziani. Sono tanti e spesso, oltre ai dolori del corpo, sono vittime soprattutto dei dolori dell’anima, della solitudine, del senso di abbandono. Un tentativo di dare una  risposta a tali bisogni la offre l’associazione Don Grittani.

La città degli ammalati, dei diversamente abili e delle loro famiglie. Di tutte le età, di diverse estrazioni sociali, con diversi gradi di difficoltà, ma tutti accomunati dal senso di solitudine e di abbandono. Spesso vivono persino il disagio di uscire, passeggiare per evitare sguardi indiscreti e, quindi, si trovano a passare la loro vita relegati in casa, consolati solo dal calore dei propri cari e, nella peggiore delle ipotesi, privati anche di siffatta vicinanza. Malgrado gli sforzi lodevoli fatti dalle associazioni presenti sul territorio (si pensi all’Aias e, ancora, all’Unitalsi) sarebbero auspicabili scelte politiche più incisive.

La città dei giovani e giovanissimi. Spesso non hanno luoghi di aggregazione all’interno dei quali far confluire in maniera positiva e costruttiva le molteplici risorse, energie, idee di cui sono capaci. Finiscono, così, con il popolare -a volte negativamente- alcuni luoghi del paese, magari isolati e desolati e in alcune circostanze si rendono protagonisti di spiacevoli episodi (si pensi al fenomeno del bullismo). Fondamentale appare l’azione formativa svolta quotidianamente, seppure con tanti limiti, dalle associazioni cattoliche (Gi.Fra, Azione Cattolica, Scout, Anspi…) e da altri gruppi esistenti sul territorio.

La città dei poveri: costretti a “fare il giro” per i viveri, i vestiti, i tickets, le bollette di vario genere, il biglietto del treno, un pasto caldo. Sicuramente c’è chi marcia su queste situazioni e sceglie di non venire fuori da uno status ormai consolidato. Ma è altrettanto certo che tanti altri versano realmente in situazioni di bisogno e di povertà.

Tante sono le città invisibili che convivono con la nostra città e, in maniera decisamente più ampia, con lo scenario generalizzato della società dei nostri tempi. Fa male scoprire mondi che in realtà sono sotto gli occhi di tutti, ma sempre in maniera discreta e silenziosa. Tuttavia il silenzio e la discrezione di queste presenze non possono essere interpretate come assenza. Questi mondi continuano comunque ad esistere e non possono non interrogare né devono sistematicamente coglierci impreparati. Abbiamo il dovere, ciascuno secondo i propri ruoli, competenze, carismi, di dare risposte, di programmare e di pensare, di esserci in maniera attiva e responsabile, nel costante tentativo di salvaguardare sempre e ad ogni costo ogni uomo, in quanto tale, con l’impegno quotidiano di dare speranza a tutti e ciascuno.

 

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