Congressi cittadini de La Margherita e dei Ds: uno sguardo al futuro

Vito De Leo*

Riceviamo e volentieri pubblichiamo un intervento di Vito De Leo, presidente del Centro Studi Politici “Aldo Moro”, sul futuro politico del centrosinistra a Terlizzi e in Italia.

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Il 10 febbraio scorso è stato celebrato il II congresso sezionale della breve storia de La Margherita per eleggere gli organismi dirigenti locali e provinciali. Consentitemi di esprimere un sincero augurio di buon lavoro al neo coordinatore Michele Berardi ed a tutti i nuovi dirigenti. Ma l’occasione è propizia anche per estendere l’augurio anche ai prossimi dirigenti dei Democratici di Sinistra, che si accingono a celebrare anch’essi il proprio congresso cittadino.

Accanto agli auguri, desidero sottoporre alla Vs. cortese attenzione alcune riflessioni sul futuro politico del Partito nel breve e nel medio termine e sugli impegni conseguenti della nuova classe dirigente eletta dai rispettivi congressi cittadini de La Margherita e dei DS. Gli iscritti, i simpatizzanti e gli elettori dei due partiti non mancheranno di esprimere la loro gratitudine per il contributo e l’impegno che saprete ancora garantire nella costruzione di un partito efficiente e capace di vincere le sfide politiche e amministrative che ci attendono. Mi riferisco, in particolare, alla costruzione del Partito democratico e alle elezioni amministrative del 2008.

Sono sicuro che vi renderete garanti dell’unità e della democrazia interna dei rispettivi organismi politici, condizioni indispensabili per traghettarli verso il nuovo soggetto politico del Partito democratico, che ci sollecita a farci interpreti di una società più aperta, più giusta, nella quale accrescere gli spazi di libertà per vincere tutte le forme di privilegio, di discriminazione, di illegalità. Siamo tutti convinti che il Partito democratico dovrà essere plurale sia dal punto di vista della rappresentanza sociale, sia dal punto di vista culturale: in una parola dovrà essere l’alfiere della modernizzazione del Paese.

L’impegno di tutti coloro che decideranno di farne parte dovrà essere quello di far capire che votare per il Partito democratico e i partiti dell’Unione significa scegliere il cambiamento, il superamento dei privilegi, la crescita rapida. Per questo si dovranno far incontrare le generazioni, offrire nuove opportunità per il cittadino – elettore. Ma dovrà essere anche un partito inserito in una coalizione che insieme riscoprono l’orgoglio di fondare la propria politica sui grandi valori etici che li contraddistinguono e su quei valori della cultura, dell’arte, della difesa del paesaggio, dell’innovazione che sono propri del nostro essere di democratici e di militanti di lungo corso. Non dovrà essere, pertanto, il luogo dell’appiattimento delle differenze, ma quello del confronto e del dialogo tra le diverse esperienze personali, politiche, culturali, per una sinergia comune e per un’azione propulsiva di cambiamento.

La costituzione del gruppo unico in Consiglio comunale fra Democratici di sinistra e La Margherita è gia stato un passo avanti su questo percorso. Ha risposto infatti ad una forte domanda di essere rappresentati da un ceto politico amministrativo con precise caratteristiche: serietà, rigore, senso di responsabilità, spirito di ricostruzione, voglia di dialogo, assenza di conflitto ideologico e personale. Negli accordi di programma che si andranno a sottoscrivere con i partners della coalizione di centrosinistra, così come è emerso negli incontri che si stanno tenendo in questi giorni, non potranno non essere previste, previa adeguata regolamentazione ed in modo vincolante, le primarie sulle candidature; si dovranno organizzare incontri tematici con tutte le categorie sociali; bisognerà dotarsi di adeguati mezzi di comunicazione interpersonale e sociale. Va combattuta, in altri termini, la disaffezione dei cittadini alla politica attraverso sistemi di comunicazione che portino il più possibile le decisioni vicino alla gente.

Non solo. Ma costante, penetrante ed obiettivo dovrà essere anche il controllo sull’operato dell’Amministrazione e dei dirigenti del Comune, con petizioni popolari, referendum consultivi e dibattiti pubblici su temi d’interesse generale, affinché i cittadini di Terlizzi siano finalmente protagonisti della vita politica e l’influenza sulle decisioni non sia strettamente legata allo status sociale e al prestigio di pochi interlocutori privilegiati.

Fra poco – e siamo in notevole ritardo sulla tabella di marcia – si discuterà del bilancio di previsione 2007. Mi auguro che, a differenza degli anni passati, le parti sociali vengano convocate ed ascoltate. Ricordo anche che da quasi due anni è stato approvato il Piano sociale di Zona, finanziato dalla Regione, ma non se ne parla ancora. E’ necessario mettere in campo gli strumenti che lo rendano operativo, come ad esempio, l’”Osservatorio dei Bisogni”. Nulla è stato ancora fatto sulla istituzione già finanziata a livello regionale per ogni Comune dell’”Assegno di cura per non autosufficienti” e sulla “Prima dote dei nuovi nati 0 – 36 mesi”, anch’essa approvata dalla regione e già finanziata.

Per quanto riguarda il PUG (Piano Urbanistico Generale), che disegnerà il futuro della città, ci auguriamo che non sarà uno strumento calato dall’alto o scelto da pochi per tutti gli altri. Il Pug, secondo i principi di un nuovo modo di fare urbanistica e della nuova legge regionale, parte dai cittadini, cioè dalla comunità per la quale è pensato. Bisogna che questo si sappia, perché nell’accezione comune si pensa che ai problemi di una città si risponde solo con le soluzioni tecniche. (Per esempio, che la costruzione di abitazioni serve a far fronte alla richiesta di alloggi o che con la costruzione di strade si risolvono i problemi del traffico). Ciò non è vero. Anzi, pensarlo è un grave errore. Molte persone non trovano alloggio non perché non ci siano abbastanza abitazioni, ma perché sono troppo care, e il prezzo degli alloggi non dipende solo dalla quantità dell’offerta dal mercato. E con la costruzione di nuove strade si risolve solo raramente la congestione del traffico, anzi, nuove strade spesso attirano ulteriore traffico e, alla fine, si verificano gli stessi ingorghi come prima.

Relativamente ai diritti di cittadinanza e di partecipazione continuerò sempre a ricordare che occorre impostare un programma che attivi con sollecitudine gli istituti di partecipazione previsti dallo Statuto comunale: regolamenti vari, referendum abrogativo, consulta dei giovani, consulta degli immigrati, consulta dei diversamente abili, consiglio comunale dei ragazzi, commissione per le pari opportunità, difensore civico, ecc.

Una delle sfide più grandi è proprio questa: un Comune che funzioni, che abbandoni le deleterie pratiche di lottizzazioni partitiche, sia amico della comunità locale, sappia essere effettivamente “sussidiario”, cioè capace di sostenere il cammino e conquisti la fiducia dei cittadini, diventando centro d’informazione e di formazione di cittadinanza attiva per tutti, specialmente dei giovani.

Queste sono alcune delle cose che un Amministrazione comunale ed i partiti che la sostengono con radici robuste nel territorio, un organizzazione capillare e che fanno attività elettorale tutto l’anno devono fare se vogliono ricostruire il senso di una nuova convivenza democratica.

È giunto dunque il tempo di guardare con realismo alle prossime scadenze elettorali e di superare reciproche arroganze ed esclusioni. Dobbiamo costruire, insomma, un partito che si pone come amalgama tra culture diverse, che propone alla società terlizzese idee nuove, che sia capace d’intercettare le ansie e le esigenze dei giovani, delle famiglie, dello sviluppo economico e sociale. Un partito che stia tra la gente: un partito non di eletti, ma di elettori.

Nell’unità si deve dimostrare che le diversità non sono un’offesa, ma il frutto di un’altra storia con la quale ci s’incontra e ci si arricchisce, per camminare speditamente insieme.

E permettetemi, in ultimo, un accenno a quelle che sono le tentazioni ad un “neo”centrismo. La casa del centro sinistra è grande ed accogliente da tutti i punti di vista e quindi chiunque è ben accetto. L’importante è la condivisione degli ideali e degli intenti. Noi, in ogni caso, rimaniamo al nostro posto nel ”centrosinistra” senza se e senza ma.

* Presidente del Centro Studi Politici “Aldo Moro” – Terlizzi

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