Terlizzi e l’antifascismo. All’Arci rivive la memoria storica della Resistenza
Storia di vita vissuta e di Storia sofferta, identità negate, letterature clandestine, lavoro e politica, politica e lotta.
Si è tenuto giovedì 29, presso la biblioteca Marinelli Giovene, il dibattito sull’antifascismo organizzato dall’associazione Arci “Torre di Babele” che ha favorito l’incontro di personalità (assenti il prof. Lezzi Vitantonio e dott. Pietro Cipriani) fortemente legate, per vissuti personali o per studi, al tema dell’antifascismo.
Subito dopo l’introduzione del coordinatore Mimmo Tricarico, la prof.ssa Olga Chiapperini ha aperto la discussione attraverso la proiezione di immagini d’epoca e di documenti. La prof.ssa Chiapperini ha ampiamente rimarcato, nei fatti, l’importanza della memoria storica figlia di tutti i tempi e identità collettiva e individuale di chiunque tenti di costruire un futuro migliore. Storia di vita vissuta e di Storia sofferta, identità negate, letterature clandestine, lavoro e politica, politica e lotta.
A questo proposito, estremamente interessante si è rivelato l’incipit del discorso della prof.ssa Chiapperini che ha fatto riferimento ad una situazione di povertà preesistente dell’Italia Meridionale, una povertà risalente ai tempi dell’Unità d’Italia. In merito, centrale è il ruolo delle classi contadine, le stesse che sottostavano ai ritmi massacranti imposti dai grandi proprietari terrieri che detenevano l’89% del territorio coltivabile. I contadini si organizzavano in leghe (leghe bianche e leghe rosse) il cui motto sottolineava la propria identità di lavoratori che vivevano nelle stamberghe e che a volte erano costretti a rinunciare al cibo per riuscire a mantenere i figli a scuola: chiamasi proletariato di cui la borghesia non si curava affatto.
E così la Puglia e in particolar modo Bari e provincia divennero sedi di movimenti di contadini organizzati e tenaci nel chiedere l’aumento del salario e la riduzione delle dure condizioni di vita lavorativa da cui non erano esenti neppure donne e bambini. In realtà la Federterra non affrontò i problemi specifici e anche il Partito Socialista non funzionò come funzionava invece nella Valle Padana. Importante anche la storia del laterificio pugliese sede dell’uccisione per lavoro di numerosissimi minori sepolti dai mattoni.
Nonostante ciò anche Terlizzi contava ben cinquanta camicie nere appartenenti per di più alla borghesia grassa o alla classe piccolo borghese. Interessanti anche le copie dei giornali dell’epoca: “il Manganello”, organo ufficiale del partito fascista di Terlizzi, il “Balilla” giornale guerriero a cui si contrapponevano “la Lotta” giornale clandestino, “il fanciullo proletario” giornale dei dissidenti che dimostrava, nella veste tipografica scarna (in bianco e nero), le difficoltà economiche.
Passa poi la parola alla prof. Giuseppina Dello Russo figlia del primo sindaco di Terlizzi, nonché antifascista: Michele Dello Russo. La prof. G. D. Russo nel suo racconto attraversa le fasi salienti della vita del padre. La tribolata vita di Michele De Lo Russo lo porta a trascorrere gran parte dei suoi giorni alle prese con vari lavori (dopo la sua carriera politica) per il sostegno economico della famiglia, la stessa che oggi ne commemora la memoria e ne auspica il ricordo cittadino. La figlia di De Lo Russo propone al Sindaco Di Tria di intitolare a suo padre la via nella quale egli è nato e cresciuto. Prende poi la parola la dott.ssa in sociologia Raffaella Di Stefano giunta da Roma per illustrarci alcuni passi salienti relativi la sua tesi su “Gioacchino Gesumundo- prof partigiano martire delle fosse ardeatine”.
Interessante è l’accento che Di Stefano pone sulle figure giovanili, giovani studenti militanti, borghesi, ma pur sempre impegnati in una lotta senza pari che li portava ad una stretta collaborazione intellettuale e non solo anche con i docenti antifascisti. Uno di questi era Gioacchino Gesmundo, docente di Filosofia molto vicino ai giovani, collaborando al sabotaggio delle elezioni universitarie. Gesmundo ospitava i giovani militanti direttamente nella sua casa dove si rielaboravano strategie di resistenza e idee di libertà. Fu attivo componente dei Gap romani (gruppo di azione patriottica) e collaborò alla redazione clandestina de “l’Unità”. Gesmundo fu arrestato il 29 gennaio 1944 e la sua memoria viaggia verso l’ideale comune che si coniuga con la resistenza di tutti i popoli oppressi che dal Novecento in poi hanno vissuto e vivono la tragedia dei fascismi.
Conclude il Sindaco Di Tria che ringrazia l’Arci per aver organizzato un evento di forte rilevanza storica e sociale, parla anche di un lavoro di revisione della toponomastica terlizzese che porterà, molto probabilmente, all’intitolazione di molte vie a nomi illustri come quello di Michele De Lo Russo.
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