“Compenetrazioni”: la mostra di Antonio Laurelli
Un processo artistico volto alla rappresentazione del mistero che non è lo smarrimento dello spettatore, bensì il suo totale coinvolgimento.
Si è conclusa da pochi giorni la mostra di Antonio Laurelli esposta presso lo spazio RA Comunicazione Totale di Terlizzi.
Attraverso le sue creazioni artistiche, Antonio Laurelli pare celebrare l’arte mettendo in risalto il suo carattere divino. Nascono così opere proiettate alla rappresentazione dell’ineffabile; opere che, proponendosi di comunicare le leggi arcane della natura, finiscono per incarnare il mistero. Lo stesso Achille Pace sostiene che nell’arte di Laurelli “l’oggetto rimane misterioso, imprendibile; una condizione che fa venire in mente Kafka, il Kafka della Metamorfosi e del Castello</strong>; l’irraggiungibilità di un processo completo, totale di una cosa”.
L’effetto di questo processo artistico volto alla rappresentazione del mistero non è lo smarrimento dello spettatore, bensì il suo totale coinvolgimento in quanto viene data forma ai tanti quesiti che, sovente, si pone e che, inevitabilmente, derivano dal desiderio di conoscere appieno i segreti che popolano l’esistente in senso lato. Di conseguenza, lo spettatore stabilisce con l’artista un rapporto di complicità e entrambi, ignorandolo, finiscono per investigare quei battiti che mantengono in vita la nostra terra. Entrambi sono sedotti dal fascino della vita e tentano di “introdursi nel caos della materia per uscirne con risultati a volte precisi e comunque ammiccanti alla psiche dell’occhio”.
Dalle varie opere esposte, si evince anche un altro tema caro ad Antonio Laurelli: il rapporto tra luce e oscurità. Un dualismo perfettamente rappresentato e volto a esprimere l’ancestrale querelle tra il noto e l’ignoto.
Lo stesso artista specifica che le figure dell’oscurità “sono le stesse ombre dell’origine che hanno intimorito l’umanità e continuano a farlo incessantemente nelle attese dei bambini in cui gli incubi e gli allettamenti, spesso, sono alleati con il buio. Sono i fotoni che si infilano nei sogni e stravolgono e disturbano la mitologia dell’oscurità che reagisce e sputa lampi di luce contro la scienza e la sua umanità. […] ? la luce che disegna la storia e avvenimenti prima ancora che segni grafici sulla carta; entra nell’argentatura e marchia, con la magia dell’immagine, visiva e letteraria, gli attimi che battono come martelli dei ciabattini e dei fabbri, lungo l’asse verticale del destino”.
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