Viaggio in Libano (2° parte) tra le macerie delle bombe di Israele

Nico Andriani

Intervista al fotoreporter terlizzese Alfredo Giangaspero

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La missione italiana in sintesi:

Il settore Ovest di Unifil, di cui il Gen.di Brig. Paolo Gerometta è Comandante-oltre naturalmente ad esserlo del Contingente Italiano-, si trova a sud del fiume Litani, varco d’accesso strategico ed i cui ponti sono stati colpiti e distrutti durante la guerra, ed è controllato per 2/4 dal contingente italiano, mentre la  restante area è controllata da Francesi  e Ghanesi.

L’Italia contribuiva già con 50 uomini alla missione Unifil, istituita nel 1978 dalle Nazioni Unite, quasi esclusivamente con gli uomini di “ITALAIR”, l’unico reparto aereo di UNIFIL, dislocato presso il comando generale di missione di Naqoura e composto da 4 elicotteri AB-205 dell’AVES (Aviazione dell’Esercito).

Attualmente il contingente italiano è composto di circa 2450 militari, in ambito “Unifil 2”. In realtà è una denominazione convenzionale ma non ufficiale dato che la missione UNIFIL prosegue ininterrotta dal 1978, e si identifica con “Unifil 2” lo status acquisito col rafforzamento dell’organico e delle regole di ingaggio a seguito della recente risoluzione ONU nr.1701.

I militari italiani prendono parte all’Operazione “Leonte” (dal nome in latino del fiume Litani) che ha competenza su un’area che si estende a sud del suddetto fiume , sino alla Blue Line, la linea che segna il ritiro dal Libano delle forze israeliane nel 2000 ed attraverso la quale le stesse hanno invaso il Libano meridionale nell’estate scorsa, un “confine” fisicamente inesistente tra i due stati e dalla cui parte gli israeliani hanno costruito una fascia di difesa, chiamata “technical fence”, una recinzione che protegge i campi  ed i primi villaggi israeliani a ridosso del confine da eventuali incursioni hezbollah e dal lancio di razzi.
Le basi italiane presenti nell’area sono:
• a Tibnine, dove ha sede il comando del Contingente Italiano e del settore ovest di Unifil a guida Brig.Cavalleria “Pozzuolo del Friuli” comandata dal Gen.Brig.Gerometta;
• a Maraka, dove ha sede il 1°battaglione di Manovra (ITALBATT  1) su base Reggim.Lagunari “Serenissima” che ha come area di competenza Tiro (ivi compresa la città)-Nord fino al “Litani” nel settore Ovest, comandata dal Colonnello Luigi Chiapperini, terlizzese ;
• a Chamaa, dove ha sede il 2°battaglione di Manovra (ITALBATT 2) su base Reggimento “Lancieri di Novara  5°”  che ha come area di competenza l’area a sud di Tiro sino alla “Blue Line”-il confine con Israele.
I compiti principali della Missione possono essere così sintetizzati:
– capillare controllo del territorio per prevenire soprattutto l’entrata di armi illegali;
– libertà di movimento;
– coordinamento con le LAF (forze armate libanesi);
– realizzazione di attività umanitaria;
– EOD (demining e mine risk education).

Qual è stato lo scenario nel quale vi siete mossi?
La mia esperienza in Libano è stata diversa da quella in Iraq , dove avevo ottenuto un accredito da embedded da parte dello Stato Maggiore Difesa; questa volta ci siamo avvalsi dell’ausilio e della competenza  dell’Ufficio Stampa del contingente Italiano ( sempre grazie ad accredito SMD ) per documentare l’attività dei nostri soldati ma ci siamo mossi liberamente da soli sull’intero territorio libanese ed abbiamo alloggiato in albergo, fuori dalle basi italiane.
Ci siamo spostati in tutta l’area di competenza UNIFIL, arrivando a costeggiare la Blue Line sino a vedere ,oltre la rete di protezione, i villaggi israeliani dell’Alta Galilea, il monte Ermon e le alture del Golan, occupate nel 67 dagli israeliani, ed oltre le quali è già Siria, e fotografato anche pattuglie israeliane che sorvegliavano il confine, constatato il divario tra i villaggi dalle case distrutte e ricostruite, dalla parte libanese, e campi colorati coltivati a frutteto con moderne tecniche e strumentazioni, fabbriche e casette a schiera arroccate sulle colline e protette, dall’altra parte israeliana.
Lo scenario devo dire non è di grande distruzione, dato che “oramai” a circa 8 mesi dalla fine del conflitto estivo la ricostruzione è visibile in ogni villaggio e lungo le principali vie di collegamento, pur incontrando ancora disagi dovuti a ponti crollati, case distrutte, e postazioni hezbollah rase al suolo, ma molto è già stato ricostruito e devo dire, con onestà e franchezza, che in pochissimi casi ho constatato distruzione indiscriminata o intere aree rase al suolo, almeno per quello che ho visto con i miei occhi.
Tranne in posti come Bent Jbeil, roccaforte Hezbollah, in cui una buona parte del villaggio è rasa al suolo, negli altri si vedono degli obiettivi colpiti in mezzo ad edifici non toccati dai bombardamenti israeliani, il che significa che gli israeliani hanno voluto colpire solo quelle che ritenevano essere postazioni nemiche, e credo che questo sia indiscutibile..quello su cui si può aprire un dibattito è la fondatezza o meno nel ritenere quella determinata casa o quella scuola un avamposto hezbollah, come nel caso della strage di Cana, dove però alcuni sostengono che Hezbollah si sia fatto scudo di donne e bambini ed utilizzato l’edificio scolastico come postazione per il lancio di razzi…la giustezza di colpire questo o quell’obiettivo e se quell’obiettivo fosse realmente covo di terroristi credo sia opinabile più del fatto che la guerra sia stata condotta da Israele in maniera abbastanza puntuale, pur avendo l’obbligo morale di considerare i cosiddetti “effetti collaterali” dei bombardamenti e la guerra in sé assurda.
E questa vorrei non fosse assolutamente interpretata come una difesa dell’azione e della condotta bellica di Israele ma come pura e semplice constatazione di chi prima di parlare di “bombe intelligenti”, di “guerra chirurgica” o di pace ne ha visto di persona qualcosina, anche se a guerra ormai finita e si riferisce nella fattispecie a questo conflitto senza estendere l’analisi ad altri scenari.

Qual è il rapporto che i militari riescono a instaurare con la popolazione?
C’è un rapporto molto disteso tra la popolazione e i militari. Anche grazie ai precedenti della missione dell’82 gli Italiani sono ben voluti, anche perché mantengono un profilo molto basso nella presenza sul territorio, di certo non invasiva, coerentemente con lo spirito e le regole di ingaggio della missione UNIFIL.
Inoltre l’attività umanitaria svolta dai nostri soldati, encomiabile, è ovviamente molto apprezzata e contribuisce ancor più a consolidare questo rapporto di fiducia col popolo libanese.
Io personalmente ho seguito attività umanitarie molto interessanti quali: il “mine risk education”, un corso di prevenzione al pericolo di ordigni inesplosi che vede come beneficiari i bambini delle scuole libanesi, le attività di ambulatori mobili  nei villaggi dove personale medico-sanitario militare visita e somministra gratuitamente medicinali alla popolazione, oltre che attività umanitarie oramai “di routine” per gli italiani come la distribuzione di auti umanitari e alimentari,  tutte attività di cui ho già ampiamente parlato a proposito delle donne.
Inoltre uno dei compiti principali della missione è quello di coordinamento con le Forze Armate Libanesi e questo significa che check-point con compiti di polizia giudiziaria spettano esclusivamente alle LAF (Forze Armate Libanesi), mentre i militari italiani possono solo effettuare pattugliamenti e  “static point”.
Gli “static point” effettuati dai militari italiani hanno funzioni di deterrenza  e visibilità sul territorio e fungono anche da  “punti di ascolto” nei confronti della popolazione locale e soprattutto vedono interagire i nostri soldati con bambini a cui distribuiscono generi alimentari che hanno con se e soprattutto con pastori e contadini locali che li avvicinano per segnalare loro la presenza di ordigni inesplosi sui propri campi e segnalati dagli stessi con dei cumuli di pietre in attesa che il team EOD del contingente italiano si adoperi per la bonifica .

Per concludere consentimi di rivolgere un saluto particolare a tutti quei compaesani che contribuiscono, con la loro presenza in Libano, al buon esito della missione ed al mantenimento della pace in un’area dall’equilibrio così instabile come ogni angolo del Medio Oriente è e può diventare!
Ne ho incontrati di terlizzesi durante la mia permanenza in Libano, dai vertici ( il Col.Chiapperini, comandante del Reggim.Lagunari “Serenissima” ed il Ten.Col. De Manna, comandante dell’11° Reggim.Trasmissioni ) sino ai miei coetanei e conoscenti della truppa (D’Aniello e Cocci).
Rivolgo a loro e a tutti gli altri terlizzesi presenti in teatro e che non ho avuto modo di incontrare, un caloroso saluto ed gli auguri per un buon rientro a casa.

I primi avvicendamenti di militari italiani
Alla presenza del Generale di Brigata Paolo Gerometta, comandante del Contingente italiano e del settore ovest di UNIFIL  si svolgerà nella Base “Cuomo” di Hariss il primo passaggio di responsabilità nell’ambito dell’unità preposte  alle comunicazioni  tra il Tenente Colonnello Vincenzo De Manna e il Colonnello Camillo Sileo rispettivamente alla guida dei Battaglioni dell’11° Reggimento Trasmissioni e del 2° Reggimento Trasmissioni.
Dopo questa prima cerimonia Il Generale Paolo Gerometta raggiungerà  sia la base “Matteo VANZAN” di Ma’rakah (dove si svolgerà la cerimonia del passaggio di consegne fra il Reggimento Lagunari “Serenissima” comandato dal Colonnello Luigi Chiapperini e il 186° Reggimento Paracadutisti Folgore comandato dal Colonnello Manlio Scopino) sia la base “Millevoi” di Chamaa (dove verrà  ufficializzato anche il passaggio di responsabilità tra il 10° Reggimento di Manovra di Persano ed il il 1° Reggimento Trasporti di Bellinzago Novarese , reparti comandati rispettivamente dal Colonnello Salvatore Loria e dal Colonnello Salvatore Granatino).
La Brigata di Cavalleria “Pozzuolo del Friuli” sarà avvicendata il prossimo 22 aprile dalla Brigata “Folgore” e quindi il Generale di Brigata Paolo Gerometta sarà sostituito dal Generale di Brigata Maurizio Fioravanti.

(2/ fine)

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