Una grafomania di pessimo gusto imbruttisce le nostre strade
Ma sui muri si trovano anche messaggi positivi rivolti alla città.
Una grafomania di pessimo gusto pare essersi annidata nella nostra città. Con segni, scritte di ogni tipo, simboli di cui si ignorano i significati, si imbrattano i nostri edifici e l’indelebilità di questi segni dà prova di una stupidità che resterà altrettanto indelebile. Non si tratta certo di pittori senza tela, né di pensatori cui è stato sottratto il taccuino, ma semplicemente di bravate e vandalismi che, purtroppo, oscurano il buonsenso e portano via ogni rispetto per quel gusto estetico da tutti ambito.
Cala, di conseguenza, il senso di fierezza del luogo in cui si vive a vantaggio di un’amarezza che ci suggerisce di preparar le valigie per poter poi disfarle in un luogo qualsiasi, con preferenza per il più lontano possibile perché- come ben si sa- in un altrove lontano aumenta la speranza di trovar costumi e stili di vita dissimili dai nostri.
Ma non vogliamo essere severamente demolitori perché rischieremmo di risultare degli acidi moralisti; la filosofia ci insegna che ad ogni pars destruens debba corrispondere una pars costruens, vale a dire una considerazione positiva. Quest’ultima vorremmo attingerla da una vecchia rubrica curata da Renato Brucoli in una nostra nota testata locale, “La Nuova Città”. La rubrica in questione ha come titolo “Graffiti” e si prefigge un chiaro obiettivo: “interpretare segni, parole, immagini e comportamenti nascosti nelle pieghe della città”.
Andare, insomma, a caccia di quei minimi segni che possano attestare ogni dissenso timidamente sussurrato. “Questo paese è morto perché la gente è morta dentro” è uno dei tanti graffiti in rosso spray appuntati da Brucoli in una delle sue datate rubriche. Un messaggio inciso sulla lamiera di un cantiere edile che Brucoli ha cercato di sviscerare, cautelandosi dal pericolo di travisare. Riesce perfettamente a comprendere il senso di quella scritta che, lungi dall’essere un “gesto di vandalismo, sporcizia e inciviltà”, veicola un messaggio forte che sarebbe ipocrita non condividere e pleonastico commentare. Scrivere un graffito su una lamiera di un cantiere edile vuol dire, altresì, nutrire rispetto per i nostri monumenti, palazzi, bacheche pubbliche, segnaletiche stradali e gabbiotti delle fermate autobus.
L’invito è semplice: preoccupiamoci di diventare pedagoghi di noi stessi</strong>; basta anche un immaturo e superficiale senso civico per correggere quella grafomania di pessimo gusto che continua a imbrattare e imbruttire le nostre strade.
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