Emergenza rifiuti in Campania: dubbi su una cava del gruppo Fantini Scianatico

La Redazione

Una vasta area del casertano utilizzata dall’azienda terlizzese per estrarre argilla.

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Quella dei rifiuti in Campania è una vicenda balzata agli onori della cronaca nazionale in tutta la sua drammaticità. Un lungo e dettagliato servizio giornalistico del sito Casertanews.it illustra gli interessi in gioco nella Valle della Masseria. Interessi –sulla cui legittimità non spetta a nessun organo di stampa giudicare- che toccano la grande azienda terlizzese Fantini Scianatico, attraverso l’attività estrattiva di argilla proprio in una cava della zona.

Ecco, in questa sintesi, che cosa racconta Casertanews.

Sono quattro mesi che si sa che Bertolaso (nella foto) vuole riempire di rifiuti Valle della Masseria. Lo sa non solo l’Italia intera ma anche il mondo per via di un contestato tour di giornalisti stranieri. E la giunta regionale della Campania che fa? Autorizza la riapertura della vecchia cava d’argilla di Valle della Masseria. L’autorizzazione regionale del 7 marzo scorso, delibera n. 323 della giunta regionale, concede 35 mila metri cubi alla società Terrecotte, una controllata della Rdb Fantini, pur in presenza di fenomeni franosi evidenziati dalle relazioni tecniche regionali. L’ok di Napoli costituisce poi una variante al piano regionale delle cave. “Sono quarant’anni che fanno scempio della zona, ora vanno fermati perché non ci stiamo a deflettere di un millimetro sulla linea di sviluppo esclusivamente naturalistica della zona”, ribadisce Chiaviello, esponente del comitato popolare. “Ci insospettisce fortemente la sequenza temporale della concessione ed il fatto che senza dare neanche una badilata al terreno questi imprenditori potranno chiedere allo Stato – conclude Chiaviello – diversi milioni di euro di risarcimento e guadagnare dalla tragedia che invece toccherà a tutti noi”.

La titolarità della licenza è della società “Terrecotte”, che fa parte del gruppo “Fantini & Scianatico”, uno dei colossi italiani nella costruzione dei laterizi. L’azienda ha stabilimenti in tutta Europa e – è la sua tesi ufficiale- ha bisogno di avere le cave di argilla vicino ai suoi stabilimenti e non butta all’aria lo stabilimento di Campagna e quello dell’Alto Sele per il modesto indennizzo che gli potrebbe arrivare da Serre per la cessione del sito di Valle della Masseria. Il teorema che parte oggi da Serre è semplice ma tutto da dimostrare: «Chi, se non qualcuno che è stato da queste parti per anni, ha potuto pilotare gli atti del commissariato per l’emergenza rifiuti fino a pilotarli giusto al centro di Valle della Masseria?». Perché è stata autorizzata la riapertura di una cava quando non ne ricorrevano più i presupposti? Domande su domande, che contribuiscono ad aumentare la diffidenza della gente.

Quando Bertolaso va ad incontrare la popolazione di Serre, il sindaco di Serre e i consiglieri comunale d’opposizione scelgono, negli attimi che precedono l’incontro riservato nella stanza della giunta comunale, di chiedere a Bertolaso lumi su questa storia e s’impegnano fra di loro a non renderlo noto subito per evitare di evitare altra benzina sul fuoco. “Che problema c’è, io li esproprio”, risponde un disarmante Bertolaso. «Il fatto più strano è che nessuna comunicazione di questo tipo è giunta agli uffici municipali», è l’unico commento che fa il sindaco Palmiro Cornetta. E la concessione regionale non contiene i necessari pareri sulla franosità e sul rischio idrogeologico messo in evidenza dalla autorità di bacino sul Sele. «Passeremo questa informazione all’autorità giudiziaria», ribadiscono a Serre. E si prova a quantificare l’importo dell’esproprio che dovrà essere pagato per interrompere per sempre quest’attività: più di 10 milioni di euro.

“Nessun mistero, sono solo normali operazioni di ristrutturazioni fra aziende dello stesso gruppo“, fanno sapere da Terlizzi, sede centrale dell’azienda di laterizi. “La nostra richiesta di riprendere le attività di estrazione nella cava di Valle della Masseria, che è una cava attiva, è stata formulata il 19 ottobre del 2006, quando non c’era nessuna avvisaglia di ciò che successivamente è avvenuto. Il 7 marzo scorso l’amministrazione regionale ne ha concluso semplicemente l’iter”. Dalla proprietà di “Terrecotte”, società appartenente al gruppo pugliese Fantini e Scianatico, leader italiano nella produzione di laterizi, ci tengono a far sapere che dall’eventuale discarica da aprire a Serre, loro non ricaverebbero vantaggi ma solo seri problemi. Il non poter più attingere argilla da Valle della Masseria andrebbe ad interrompere il rifornimento della materia prima verso gli stabilimenti di lavorazione di Contursi ed Oliveto Citra, che attualmente danno lavoro ad 80 dipendenti. “A Valle della Masseria da più di quarant’anni, ancor prima dell’istituzione dell’oasi Wwf, sono in azione queste cave che hanno fatto lavorare tanta gente che così ha evitato di emigrare”, dice il geologo Antonino Mennella.

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