Tabagismo: un problema pericolosamente sottovalutato
Campagna d’informazione del Ser.t. di Ruvo di Puglia sull’utilizzo delle cosiddette “droghe legali” anche tra le giovani generazioni.
L’Unità di Prevenzione delle Tossicodipendenze del Ser.t., Servizio Tossicodipendenze di Ruvo, della ex Asl Ba/2 continua la campagna d’informazione sull’utilizzo delle c. d. “droghe legali” soprattutto tra i giovani, sull’ampio territorio di Terlizzi, Ruvo, Corato, Bitonto, Palo, Molfetta e Giovinazzo. Tra queste sostanze con caratteristiche molto simili a quelle delle droghe vere e proprie, ma che a differenza di queste ultime sono legali, è da annoverare anche il tabacco.
Il fenomeno del Tabagismo coinvolge oltre un miliardo di persone, 300 milioni delle quali vivono in Occidente, più di 10 in Italia. Il fatturato delle multinazionali che producono sigarette è circa 60 volte superiore al bilancio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e le tasse sul tabacco rappresentano una parte rilevante delle entrate in molti Stati. Negli Stati ‘sviluppati’ il tabacco causa da solo più decessi e più malattie di tutti gli altri fattori ambientali insieme, come l’alcool e le altre droghe, gli incidenti automobilistici e lavorativi, gli incendi, gli avvelenamenti, gli omicidi, i suicidi e l’Aids. Il tabagismo, definito come una «sindrome tossica conseguente all’uso eccessivo e protratto di tabacco», va propriamente considerato una tossicofilia, contraddistinta da un elevato grado di dipendenza. Per la sua estensione, per la gravità e per il costo sociale dei danni sanitari che ne derivano, oltre che per la forza degli interessi in gioco, questo fenomeno costituisce uno dei grandi problemi della società moderna.
In Italia i fumatori sarebbero, secondo le fonti, da 10 a oltre 15 milioni, in prevalenza maschi e per gli uomini il grado d’istruzione costituisce un fattore protettivo: fumano infatti il 27,4% dei laureati, il 31,8% dei diplomati e il 36,8% tra coloro che hanno conseguito la licenza media. Tra gli adolescenti la percentuale dei fumatori arriverebbe addirittura fino al 35%.
Dunque, perché si comincia a fumare? Molti hanno fumato la prima sigaretta da bambini, nella propria abitazione, di nascosto dai genitori. Altri lo hanno fatto assieme agli amici; a scuola. Le motivazioni che spingono a fumare sono numerose e complesse come ad esempio il valore simbolico di comportamenti che per il giovane rappresentano l’iniziazione al mondo degli adulti; per la donna l’emancipazione da un certo stato di soggezione, mentre per l’uomo contano i suoi due temperamenti fondamentali, che per strade diverse portano al medesimo risultato: quello del capo, che si impone sfidando il pericolo e le leggi e/o quello del gregario, che imita, per essere accettato in un gruppo dove si sente più sicuro che da solo. Spesso si può trattare di un atto di ribellione verso la famiglia e la società oppure, viceversa, la ricerca di un sostegno nel caso di difficoltà scolastiche, lavorative ed ambientali in genere. Ad ogni modo qualunque sia la motivazione iniziale, il quadro cambia quando il tabacco comincia a manifestare i suoi effetti.
Il principale ingrediente attivo del tabacco è la nicotina, che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha incluso tra le droghe, in una categoria a sé: al pari di tutte le altre droghe, anche la nicotina è contraddistinta da «effetti psichici piacevoli, desiderabili e talvolta perfino utili, ma associati a rischi d’abuso e ad altre conseguenze negative sul piano individuale e sociale».
È stato dimostrato poi che la nicotina interferisce col Nucleus accumbens, una struttura cerebrale che gioca un ruolo fondamentale nella percezione del piacere: questi effetti rendono allettante il fumo e ne spiegano la vasta diffusione. Inizialmente il fumo è il risultato di una scelta sostanzialmente libera e volontaria ma in seguito tende invece a trasformarsi in bisogno compulsivo, al fine non tanto di riprodurne gli effetti iniziali, quanto piuttosto di evitare i disturbi causati dalla sua mancanza. La tossicodipendenza è una malattia che, in maniera paradossale ma per niente insolita, è alleviata dallo stesso agente che ne costituisce la causa. Il fumo di sigaretta è annoverato tra gli agenti capaci, a seguito di un’esposizione cronica, di danneggiare seriamente la funzione riproduttiva. Quest’azione negativa si esplica non solo sulle gonadi, con modalità diverse nei due sessi, ma si estende anche allo sviluppo embrio-fetale e postnatale. Per quanto riguarda il sesso femminile, diversi studi epidemiologici mostrano che mediamente le fumatrici impiegano più di un anno a concepire, con un consistente ritardo rispetto alle non fumatrici. La fecondità ridotta è stata anche interpretata come un’interferenza a livello della maturazione degli ovociti.
Nonostante abbia dimensioni drammatiche, il problema del tabagismo è tuttora largamente sottovalutato. La spiegazione va in parte cercata nel fatto che la dannosità del tabagismo consiste prevalentemente in danni organici non incombenti che quando si manifestano, però hanno un carattere cronico. Così l’opinione pubblica è molto più impressionata dagli incidenti automobilistici del sabato sera, che avvengono sotto l’effetto acuto dell’alcool e di altre droghe, che dai decessi prodotti dal tabagismo, che pure sono incomparabilmente superiori come numero e costi sociali.
In sintesi la diffusione del tabagismo appare legata a quattro elementi:
– le peculiari proprietà psicotrope della nicotina;
– la disponibilità del tabacco che, pur con le recenti restrizioni, tendenti
principalmente a ridurre i danni del fumo passivo, è sostanzialmente libera;
– la dipendenza molto elevata;
– la sottovalutazione del problema, dovuta al fatto che i danni organici prodotti dal
tabagismo sono ritardati e hanno un andamento cronico.
Il tabagismo, così come le altre tossicofilie, si combatte innanzi tutto con la prevenzione che consiste innanzitutto nell’informazione a tutti i livelli, compresi quelli che riguardano l’infanzia: l’informazione, intesa come educazione, deve coinvolgere attivamente soprattutto i giovani, non solo perché essi possono influenzare l’atteggiamento degli adulti, ma anche perché sono le prime potenziali vittime del tabagismo. L’educazione tuttavia deve infine accompagnarsi a misure restrittive, volte a limitare l’uso del tabacco e a ridurne i danni a carico del fumatore.
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