“Geisha e samurai” tra dualismo, mistico equilibrio e rinascita interiore
La scrittrice Antonella Poliseno ha presentato presso la libreria “Le città invisibili” il suo primo libro.
Nella serata di venerdì 22 Giugno presso la libreria “Le città invisibili” la barese Antonella Poliseno ha presentato il suo primo libro “Geisha e samurai”.
Che figura eclettica ed interessante la Poliseno: un cognome singolare che sembra richiamare la matematica, tra seno, coseno e ‘poliseno’; è magistrato dal 2001, donna apparentemente glaciale negli atteggiamenti ma allo stesso tempo tenera e dolce; la sua passione per la cultura orientale, per lo Yin e lo Yang</strong>; giudice arbitro di controversie e contenziosi ma sempre con criterio e razionalità; la ricerca continua e quasi affannosa di un equilibrio interiore, di una voglia di equilibrio; l’imperturbabilità nell’esercizio delle sue funzioni.
Ma come fa un Magistrato, giornalmente a contatto diretto con criminali, reati, violenza, soprusi, norme giuridiche, alibi e moventi a parlare e scrivere di equilibrio emotivo, serenità di spirito e di giudizio, dignità della persona, pacatezza nel vivere quotidiano?
Pare che proprio la risposta a questo quesito sia la chiave di lettura del libro “Geisha e Samurai”: il motivo che ha spinto la scrittrice Poliseno a scrivere quest’opera ha un sapore apparentemente didascalico e quasi pedagogico ma in realtà cela un retrogusto piuttosto autobiografico. La protagonista del romanzo è infatti proprio una donna, che si avvicina alla cultura orientale e si innamora della disciplina ginnica “Kempo Dankan”. Analogamente Antonella Poliseno durante la presentazione narra di essersi avvicinata alla cultura orientale, innamorandosi presto e senza riserve della disciplina di Kempo Dankan, in un momento abbastanza difficile della sua vita. La Poliseno è infatti diventata seguace di questa disciplina e della filosofia che c’è dietro a causa di un grave problema di salute che 10 anni fa la stava trascinando nel tunnel della morte.
«Sono stati momenti infernali; stavo per morire» afferma la scrittrice; ecco che poi è riuscita a riprendersi, dopo una faticosa e lunga riabilitazione. «Pur essendomi ripresa fisicamente, non mi sentivo ancora bene mentalmente. Avevo paura e timore di tutto; ero alla ricerca di un mio equilibrio che mi permettesse di crescere e andare avanti. Ecco allora il mio avvicinamento al mondo del Kempo Dankan: dopo poco tempo che la praticavo, mi sono sentita una persona rinata; sono tornata a vivere. Tutt’ora mi sento come se fossi una fanciulla di soli 10 anni. Ho raggiunto la consapevolezza che ogni attimo di vita è prezioso e qualsiasi gesto o parola possa dire o fare so che potrei farlo o dirlo una volta sola. Vivo la vita per come viene.”
Dunque “Geisha e Samurai”: un romanzo costruito sulla dualità della Geisha e del Samurai, dello Yin e dello Yang, componenti fondamentali di un armonico e imprescindibile rapporto dualistico che è parte di ognuno di noi. «In ognuno di noi c’è infatti una parte d Geisha e di Samurai, lo Yin, femminilità, grazia e dolcezza e lo Yang, maschilità e forza». Ecco alcune domande che abbiamo posto alla barese Poliseno:
Che ruolo ricopre la disciplina “Kempo Dankan” in “Geisha e Samurai”?
Un ruolo senz’altro fondamentale: probabilmente se non avessi conosciuto questa disciplina non avrei neanche scritto questo libro.
Questa disciplina ginnica l’ha aiutata a superare un momento difficile della sua vita. Si può quindi affermare che scrivendo questo libro, lei ha voluto prendere coscienza del triste evento vissuto e del suo felice superamento?
Perché no: probabilmente è stata una presa di coscienza; ma non una rivincita. Scrivere per me è terapeutico. Inoltre non dobbiamo lasciare che i fantasmi del passato governino tutta la nostra vita.
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