Stop al commercio di ulivi secolari. E quelli piantati in città?
La nuova legge regionale si propone di limitare la drammatica consuetudine di ulivi secolari destinati a città del Centro-Nord.
È passato davvero poco tempo dall’approvazione della legge regionale per la tutela degli ulivi secolari. L’obiettivo della legge è fermare il traffico degli ulivi e limitarne l’espianto. È capitato a tutti vedere ulivi caricati su tir per prendere la strada del nord. La legge si propone di limitare la drammatica consuetudine di ulivi secolari destinati a città del Centro-Nord per abbellire giardini privati o essere tristemente collocati entro anguste aiuole, costretti a patire un clima a loro ostile che, inevitabilmente, li consegnerà alla morte.
Un commercio fitto e intenso che, sovente, non ha risparmiato neanche la nostra città. Qualche terlizzese ci ha confidato che vendere un ulivo secolare è abbastanza fruttuoso dal punto di vista economico. «L’ulivo secolare ma anche querce e carrubi secolari – ci confida il giovane agricoltore – sono venduti spesso a vivai del centro-nord per 8 o, nelle migliori delle ipotesi, anche 10 mila euro (ciascuno, ovviamente)».
Terlizzi, come il resto della Puglia, conserva stimabili esemplari di ulivi secolari che è possibile anche scorgere all’interno della città.
L’ amministrazione comunale, qualche anno fa, pensò di abbellire la città, piantando ulivi secolari, querce e carrubi. Un’idea che ha destato pareri fra loro contrastanti: c’è chi l’ha approvata a pieno titolo perché riabilita esteticamente la nostra città e c’è chi, al contrario, l’ha rifiutata in toto in quanto ulivi secolari sono stati strappati dalle suadenti campagne pugliesi e collocati in un contesto urbano davvero poco bucolico. Chissà come si esprimerebbe a tale proposito la nuovissima legge regionale o – forse – è il caso di dire che conterebbe più il disinteressato parere di sinceri ambientalisti.
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