Talenti musicali di Terlizzi. Vi presentiamo Inigo
Il cantautore terlizzese sta collezionando un successo dopo l’altro e si esibirà in occasione della Festa Maggiore.
Il panorama della musica terlizzese è sempre più ricco di nuovi talenti che, sempre più spesso, arricchiscono le manifestazioni della Città dei Fiori. Alcuni di questi giovani artisti arrivano a superare i confini della regione e a farsi conoscere e apprezzare in giro per l’Italia. È la storia di Inigo, cantautore terlizzese che sta collezionando un successo dopo l’altro e che si esibirà in occasione della Festa Maggiore. Conosciamolo meglio…
Chi è Inigo?
Inigo è prima di tutto il mio nome di battesimo. Io sono un ragazzo che, come tutti, ha cominciato capendo quello che “non” voleva fare nella vita. Ho iniziato a sfogarmi scrivendo. Poi, in qualunque cosa, si fa si acquisiscono degli automatismi e andando avanti ti rendi conto che una cosa la sai fare meglio di altre e quindi questo mi ha portato a coltivare in maniera più razionale e seria quello che credo di saper fare adesso.
Come sei caratterialmente?
E’ difficile autodefinirmi come persona. Credo che debbano giudicarmi gli altri, comunque credo di avere diverse anime quindi non ho un modo di essere prestabilito, cerco di essere gentile con chi è gentile nei miei confronti e sono scorbutico quando le situazioni lo richiedono.
Com’è nata la tua passione per la musica?
E’ nata innanzitutto ascoltando. Ho sempre ascoltato musica italiana e ho sempre badato ai messaggi delle canzoni sin da piccolo. I primi cantanti che ascoltavo in macchina con mio padre erano De Andrè, Tenco, Modugno, anni ’60-’70, poi ho cominciato ad ascoltare Battisti, Vasco… Quello del cantante, per me, era un ruolo privilegiato. Vedevo i cantanti come persone libere di poter esprimere le loro idee attraverso il modo più fruibile possibile perché credo che la musica leggera sia un mezzo che ha sostituito quella che nell’800 era la poesia e la letteratura, anche perché ai giorni nostri si legge pochissimo. E quindi credo che la canzone abbia sostituito quasi totalmente come forma d’arte e di comunicazione le altre forme letterarie.
Che tipo di musica fai?
Io parto con lo scrivere quindi tutto parte dall’essere cantautore e penso che ogni messaggio che voglio esprimere con una canzone vada vestito di un genere che lo possa presentare nella maniera più coerente possibile. Così come penso sempre che ai matrimoni non si possa andare con le scarpe da ginnastica, così penso di dover scegliere i generi in base al messaggio della canzone, quindi io spazio dalla musica leggera, al rock, al reggae, non c’è un genere prestabilito. Diciamo che è musica leggera contaminata da tante altre influenze anche perché ho da poco costituito una band e ogni componente ha le proprie influenze e questo ci aiuta quando andiamo ad arrangiare i pezzi perché serve a creare delle sonorità diverse.
Cosa ti ispira quando scrivi le tue canzoni?
Mi ispira tutto, nel senso che, come mi ha confermato lo stesso Mogol, noi artisti non siamo degli dei sulla terra, siamo semplicemente dei ricettori che prendono qualunque messaggio, immagine, suono o concetto e la facciamo passare attraverso di noi e lo rielaboriamo attraverso le canzoni. Quindi, alla fine, niente parte da me e basta, parte tutto dalla mia esperienza con il mondo, con le cose,con le persone. Perché noi alla fine siamo dei comunicatori, riceviamo dei codici e li trasformiamo in altro per poi renderli fruibili dalla gente.
Cosa stai facendo adesso?
Ci sono dei progetti ma per scaramanzia è meglio non farsi troppe illusioni però la cosa sicura è che dovremmo iniziare a registrare dei pezzi inediti anche perché ce ne sono tanti nuovi ed è arrivata l’ora di creare un prodotto fruibile dalla gente. Dobbiamo vedere in che forma tirarlo fuori se sotto forma di singolo o di album anche perché poi questo non dipende da me ma da altre persone e fattori. Poi c’è la musica dal vivo che è la cosa che sicuramente ci farà conoscere di più al pubblico locale.
Le tue esperienze nel campo musicale?
Ho costituito un primo gruppo nel 2005 di cui nel mio attuale gruppo è rimasto solo il chitarrista e abbiamo fatto solo un’esperienza live in una Festa dell’Unità. Poi mi sono staccato dalla musica perché non credevo di trovare le persone giuste che condividessero questa cosa con serietà. Poi però ho cercato di andare avanti da solo insieme al mio chitarrista che mi ha aiutato a registrare due pezzi e li ho presentati in alcuni festival: La prima esperienza l’ho fatta fuori, non volevo sottopormi al giudizio del pubblico locale perché ero conosciuto solo come persona e non come musicista e preferivo che il giudizio fosse legato solo all’aspetto artistico. Il primo festival l’abbiamo fatto in Umbria e si è concluso con un sesto posto, in finale quindi, a giugno dello scorso anno ed è stata una bellissima esperienza. Poi siamo arrivati in finale al festival della Nota D’Oro, alla semifinale del festival del Mediterraneo e abbiamo vinto il festival di Potenza e quella è stata una delle cose più belle che mi siano capitate insieme alla vittoria della borsa di studio al CET di Mogol, scuola che poi ho frequentato da ottobre a dicembre conseguendo poi il diploma a maggio dopo l’esame come autore di testi. Quella è stata l’esperienza formativa più grossa anche a livello di conoscenze e di scambio di opinioni anche perché ho conosciuto degli artisti e degli autori di grande valore e questo mi ha formato anche perchè ci sono andato con tutta l’umiltà del principiante che voleva apprendere il più possibile da chi ha fatto la storia della musica italiana. L’ultimo successo è stato inaspettato, mi avevano invitato al festival Disco Novità di Molfetta tre giorni prima che iniziasse e poi ho vinto il premio come miglior brano radiofonico con la stessa canzone che ha vinto il festival di Potenza e che è Tutta un’altra guerra. Questo premio ci consente, appena faremo l’album, di mandare la canzone in un circuito di 80 radio nazionali e questo dovrebbe aprirci degli spiragli. Poi c’è stata la canzone per la tifoseria terlizzese di pallavolo che mi ha avvicinato a molta gente che non mi conosceva ed è stata un’altra esperienza abbastanza positiva.
Qual è il tuo rapporto con il pubblico terlizzese?
Io all’inizio ero un po’ scettico perché di solito nessuno è profeta in patria. Non sono prevenuto ma c’è sempre un po’ di scetticismo nei confronti di una persona che si appresta a fare qualcosa di troppo ambizioso, però forse i successi ravvicinati mi hanno aiutato a creare curiosità nelle persone e ad avere il rispetto per dire “lo ascoltiamo e poi lo giudichiamo dopo”. Di questo non mi posso lamentare con il pubblico che è stato sempre abbastanza caldo e non ho subito alcun tipo di conflitti. Quello che conta è che la gente ascolti anche perché poi parlano i risultati: l’ultima esibizione ha creato una serie prolungata di applausi forse anche per la situazione che si era venuta a creare.
Parliamo del tuo ultimo successo a Terlizzi…
Non so se lo si può chiamare successo o non successo. Dovevo suonare con la band alla Festa dell’Unità gratuitamente. All’inizio ci avevano detto che dovevamo suonare per 40 minuti poi si è andati scemando perché i comizi si erano prolungati e il giorno prima era successa al stessa cosa con un gruppo che non ha suonato assolutamente al quale va tutta la mia solidarietà, ma il secondo giorno si è sfiorata l’apoteosi perché nel momento centrale del concerto quando dovevo cantare alcune canzoni alle quali tenevo molto tra cui “Almanacco dei mondiali”, che volevo presentare al pubblico perché credo che sia un pezzo molto fruibile per la gente, arriva il presentatore e mi dice che non si poteva continuare per motivi di tempo quando non erano passati neanche 20 minuti e mi ha chiesto di parlare dell’esperienza del CET. Io gli ho chiesto di poter fare un altro pezzo invece di parlare, visto che non era la sede opportuna per farlo,e lui mi dice che non si può. Io forse ho peccato di nervosismo, ma ho risposto che le chiacchiere le facciamo un altro giorno, li ho salutati e sono sceso dal palco. A posteriori l’unica cosa della quale mi dispiace è di non aver avuto il tempo per presentare la band e di questo mi scuso anche se credo che loro abbiano capito la situazione. Ne approfitto per farlo adesso: Giacomo De Nicolo alla batteria, Alessandro Pastoressa al basso, Domenico Troiano alle tastiere e Michele Rubini alla chitarra elettrica.
È stata una situazione un po’ burrascosa ma è emersa la vox populi perché il pubblico ha fischiato in maniera smodata il presentatore, ha applaudito alla mia richiesta di poter fare un altro brano e poi tutto è finito molto male perché molta gente per protesta ha abbandonato la serata quindi, secondo me il finale di questa manifestazione è stato contaminato da questo episodio abbastanza grave, soprattutto per le modalità che non voglio esagerare nel definire “terroristiche” perché entrare nel palco e bloccare un concerto mi sembra un abuso di potere che va oltre i confini della normalità e dell’educazione.
Come vedi il panorama musicale terlizzese?
Lo vedo bene perché a parte le band che si sono già affermate come la Municipale Balcanica penso che ci siano delle nuove proposte interessanti. Ci sono gruppi di ragazzi come gli Starzerid che io considero abbastanza bene e condivideranno anche alcuni palchi con me perché mi piace quello che fanno e il loro modo di lavorare nel senso che c’è molta serietà anche se sono giovani e hanno tutte le opportunità per fare delle cose positive.
Progetti per il futuro?
Sicuramente suonare ancora dal vivo perché, con il fatto che i dischi si vendono pochissimo, credo che la musica dal vivo sia l’unica fonte di pubblicità e di sostentamento; e poi registrare qualcosa, decideremo fra settembre e ottobre quale strada prendere se la strada del singolo professionale o l’album autoprodotto e registrato da noi. Vedremo in base alla possibilità economiche e all’appoggio di fonti esterne perché con le nostre forze credo sia molto difficile riuscire a fare qualcosa.
Le tue prossime date…
Suoniamo il primo agosto a Ruvo e l’8 agosto per la Festa Maggiore nella piazza di Terlizzi e quella sarà una bella occasione per noi di suonare davanti al nostro pubblico e spero che tutta la gente che è scappata domenica scorsa abbia la voglia di tornare per ascoltare tutto il resto perché sicuramente c’è ancora qualcosa da sentire e quindi spero che la gente sia il più numerosa possibile.
Qual è la canzone alla quale tieni di più?
E’ una domanda difficilissima per,ò per vari motivi e per il mio stato d’animo attuale, dico “Tutta un’altra guerra”, non perché sia la più bella ma perché mi ricorda dei momenti particolari.
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