Serate all’insegna dei racconti popolari

Valeria De Ceglia

Si inizierà con: “Chelómm, vìneme ‘mmòcch ca m’abbènghie e me còcche!”

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In queste sere, in corso Dante 56, sul piazzale antistante la sede A.V.I.S., si terrà una serie di racconti di saggezza popolare terlizzese.

L’evento è organizzato dal circolo culturale Ad Meridiem in collaborazione con Ra comunicazionetotale, Ricerca & Qualità, Horus multimedia, AVIS e CMS.

Si inizierà da un simpatico racconto popolare che porta il titolo di “Chelomm vìneme mmòcch ca m’abbènghie e me còcch!" (Fiorone, vienimi in bocca che mi sazio e mi riposo!)”.

In questo racconto, metà‘ novella verista’ e metà‘ sceneggiata napoletana, di sapore tutto nostrano, è messo alla berlina l’ozio che genera il vizio. Il suo unico antidoto è il lavoro.

In una società, prevalentemente contadina ed artigiana, come quella terlizzese, due braccia, giovani, sane e forti, non dovevano rimanere inoperose perché imprigionate dall’indolenza e dalla totale mancanza di senso del dovere. La vita, puramente vegetativa, del protagonista, si fà patologica ed il sonno, prima, e la morte, dopo, asseconderebbero una fuga dalla realtà, divenuta ostile, e da sé stesso.

Ma l’estrema soccorritrice: la morte, si oppone e porta a termine la doverosa e rigeneratrice opera educativa. Quei genitori, per troppo amore, avevano lavorato per il loro unico figlio, non con lui e ne avevano fatto un infelice. Quella mancata abitudine a compiere i più semplici servizi utili al singolo, prima, ed alla società, in seguito, aveva prodotto, oltre ad un infelice, un asociale.

Per un’educazione completa non basta dare l’esempio ma occorre stimolare continuamente i fanciulli all’attività, sia fisica che mentale, perché è in quella che risiede la felicità.

Infatti le più grandi gioie della vita sono quelle provate per un lavoro ben fatto, frutto del proprio impegno e talento.

Il filo rosso che collega i vari racconti della saggezza popolare terlizzese è la volontà di preservarli nella memoria. La minaccia dell’oblio è attualmente costituita dall’azione aggressiva dei mass media che azzerano qualunque retaggio di saggezza popolare.

Per fortuna l’amore per la cultura ed il folklore porta taluni studiosi a ricercare la forma originale di racconti popolari e, una volta trovati, a riunirli in raccolte in maniera da perpetrarsi nel tempo. È il tentativo che, con notevole successo, ha effettuato, a partire dai lontani anni ’60, la professoressa Olga Chiapperini.

La sua raccolta è arrivata fino a noi e le associazioni su richiamate hanno pensato bene di far rivivere racconti di saggezza popolare in questo periodo di festa patronale.
“Se non si conosce il passato non si può amarlo e non si potranno superare le sfide del futuro.
Non aspettiamo che il frutto cada ‘spontaneamente’ facendoci ripiombare nell’indolenza di una vita passiva ma lavoriamo, studiamo, impegniamoci a fondo per conquistare il posto che meritiamo nella società
”.

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