Volley, De Mori: «non vedo l’ora di cominciare»

Cristina D’Elia, Francesco Pittò

parla Bruno De Mori centrale della Fantini Scianatico.

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Ormai manca davvero poco all’inizio della preparazione per la stagione sportiva 2007/08 e la Volley 2000 sta ultimando i preparativi per quello che si prospetta un anno magico per il volley terlizzese.

Nel nostro viaggio alla scoperta della squadra, questa volta abbiamo intervistato Bruno De Mori, pugliese DOC, classe 1965.

Il centrale di Manfredonia proviene dalla Materdomini Castellana, reduce dal campionato di A2, e sarà senza dubbio uno dei pilastri della Fantini Scianatico Terlizzi.

A quanti anni hai cominciato a giocare a pallavolo?
Ho cominciato quando avevo più o meno 17 anni.

Raccontaci la tua carriera pallavolistica che è ricca di grandi eventi e grandi risultati…
Ho cominciato a giocare per caso, coinvolto da amici della mia città, Manfredonia, in serie C e poi piano piano da lì mi sono accorto che avevo le doti e le qualità per poter andare avanti. Ho cominciato a credere in questa possibilità e sono andato a giocare a Foggia in serie B in maniera un po’ più “seria”. Sono stato due anni a Foggia dove abbiamo sfiorato la promozione. Poi Perniola mi volle a Gioia del Colle e lì è iniziata la mia carriera vera e propria.

C’è stata la retrocessione il primo anno dall’A2 alla B1 e poi siamo riusciti ad arrivare dalla B1 fino all’A1 con il famoso anno in cui siamo riusciti a salvarci anche in A1 contro squadre come Ravenna, Macerata, situazioni che hanno contribuito a farci conoscere. Da lì poi passai a Matera che poi diventò Matera-Taranto in A2, poi promozione in A1 e salvezza anche in A1. Da Taranto sono andato a Grottazzolina in A2 e poi a Molfetta in B1 e anche lì un anno meraviglioso perché siamo riusciti ad approdare in serie A, risultato storico per Molfetta.

L’anno successivo sono andato a Castellana, abbiamo fatto i play off per la serie A2 ma non siamo riusciti a salire mentre l’anno successivo invece abbiamo vinto praticamente tutte le partite, c’è stata una promozione storica e per il Castellana approdare in serie A imbattuti è stato un risultato che non ci si aspettava e che rimarrà negli annali. Lì ho vissuto una bellissima esperienza perché anche come matricola in A2 abbiamo fatto un ottimo campionato e abbiamo sfiorato i play off fino a quest’anno. Abbiamo fatto i play off e sfortunatamente siamo usciti in semifinale contro il Corigliano che poi è andata in A1 quindi siamo stati eliminati dalla squadra che poi è salita.

Come sei sul campo?
Sul campo tutti mi riconoscono una notevole grinta, voglia di raggiungere gli obiettivi ma allo stesso tempo un certo equilibrio nel fare le cose nella maniera giusta. In alcune gare magari non sono stato molto positivo dal punto di vista dei numeri però ci sono state delle situazioni in cui la partita si stava mettendo male e sono riuscito con la mia esperienza a raddrizzare la partita, quindi sono caratteristiche che tutti mi riconoscono oltre ad avere a muro una dote forse innata.

Come sei nella vita?
Nella vita sono una ragazzo normalissimo, ho una vita normale, una famiglia e ho fatto tutte le tappe che si fanno di solito. L’unica cosa che non ho mai fatto è che non ho mai ecceduto nelle cose che potevano nuocere alla mia persona e siccome la pallavolo è uno sport che rispetto moltissimo perché mi da anche da vivere allora cerco di conservare nella maniera migliore il primo attrezzo che è il mio corpo.

Il tuo film preferito…
Il miglio verde.

Il tuo cantante e la tua canzone preferita…
Il gruppo rock dei Dire Straits ha avuto un ruolo importante nella mia vita perché mi sono piaciuti moltissimo, li amo e li ascolto sempre e riescono a darmi la carica giusta, poi ci sono altri cantanti come Bruce Springsteen. La mia canzone preferita è “Tunnel of love” dei Dire Straits.

Hai un rito scaramantico?
Un rito scaramantico no ma diciamo che il giorno della partita faccio sempre le stesse cose. Quando siamo in ritiro il menù e già prestabilito ma quando sono a casa mangio sempre la stessa cosa, mi faccio fare sempre le orecchiette e la preparazione per la partita è sempre uguale.

Stato civile…
Coniugato.

Un tuo pregio e un tuo difetto…
Il mio pregio l’ho già detto, forse quello di essere abbastanza equilibrato. Il mio difetto è forse quello di dare troppo anche quando non serve, però sono fatto così.

Definisciti con un aggettivo…
Mi potrei definire “sorridente” perché tutti quelli che mi vedono dicono che io sono sempre allegro, contento, felice. In realtà anch’io ho i miei problemi e comunque avere una visione positiva e ottimistica della vita mette anche nell’animo degli altri che ti stanno intorno questa positività e questo entusiasmo e la voglia di essere felici li mi piace.

Il tuo idolo sportivo…
Non ce n’è uno in particolare. A me piacciono tutti quegli sportivi che sono nati dal niente, svantaggiati rispetto agli altri, e che poi sono riusciti sempre ad arrivare. Quindi ammiro le situazioni in cui l’atleta crede molto in se stesso e, nonostante la sfiducia che ha intorno, riesce a raggiungere l’obiettivo.

La partita più bella e quella più brutta della tua lunga carriera pallavolistica…
La partita più bella… non saprei dire perché ci sono state tante partite che mi hanno soddisfatto in maniera particolare, derby passati, partite con le quali abbiamo ottenuto la promozione. Quella più brutta è stata la finale di Coppa Italia che organizzammo a Taranto, l’anno in cui vincemmo anche il campionato, che purtroppo perdemmo e rimanemmo veramente male perché eravamo convinti di avere già il risultato in tasca. Facemmo una brutta partita e non riesco a dimenticarla.

A cosa pensi quando stai perdendo una partita?
Penso alle cose che ci siamo detti prima della gara e a quello che fanno gli avversari e mi concentro perché l’obiettivo è sempre quello di vincere quindi la concentrazione è fondamentale.

Cos’è la pallavolo per te?
La pallavolo è, è stata, e sarà la mia vita perché ormai sono 20 anni che sono in questo mondo e si vive in funzione della pallavolo. Gira tutto intorno a questo sport per cui ormai posso dire che è proprio la mia vita.

Il tuo compagno di squadra ideale?
Ce ne sono stati tanti. Io ho avuto la fortuna di giocare con molti campioni e, quando dico campioni, non parlo di gente che si da le arie ma di quelli che lavoravano più di tutti, campioni sotto l’aspetto umano e dal punto di vista tecnico. Kuznetsov, Kovac, Bruno, tutta gente che ha dato tanto alla pallavolo e che ha tutta la mia stima e la mia ammirazione.

Cosa ammiri del prossimo?
Ammiro il rispetto e la voglia di fare le cose per bene, ma soprattutto il rispetto che credo sia una cosa fondamentale.

Cosa ti farebbe perdere la pazienza?
Quando le cose cominciano ad andare storte, certe volte ho perso anch’io la pazienza. Mi sono fatto trascinare da situazioni di gioco magari poco chiare, quando l’arbitro fischiava qualcosa che io ritenevo non giusta. Sono cose che succedono e che hanno fatto perdere la testa anche a me infatti anche io ho sulla coscienza qualche cartellino giallo e anche cartellini rossi.

Cosa ti ha spinto a scegliere Terlizzi?
Quando ho parlato con ilo presidente ho intuito che loro vogliono fare le cose in maniera programmatica. Dietro questo progetto c’è un programma, non è come molto spesso succede al sud quando si trovano i soldi e si va avanti non pensando a quello che succede dopo. Invece dietro c’è un progetto e un programma che punta anche sui giovani, che vuole far crescere il movimento pallavolistico a Terlizzi e queste cose mi gasano tantissimo quindi ho sposato a pieno questo progetto e non vedo l’ora poter di cominciare sperando chiaramente che tutte le cose vadano come devono andare.

A venti giorni dall’inizio della preparazione ti senti di fare una promessa al pubblico terlizzese?
La promessa che posso fare è quella di metterci l’impegno totale come ho sempre fatto, per far si che poi i progetti diventino realtà e quindi vadano avanti nel tempo. E’ chiaro che ci sono tante incognite perché poi la pallavolo è uno sport e, come tale, è chiaro che non si può prevedere tutto, però se ci sono i presupposti giusti come l’impegno da parte degli atleti io penso che sia già un grosso passo nella direzione giusta.

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