«Un appello per il popolo delle primarie»
Una nota di Vito De Leo,
Il Partito democratico nasce per rigenerare la democrazia italiana e non certo per garantire la sopravivenza di un ceto politico. La novità del Partito democratico non risponde dunque ad un’esigenza di estetica democratica ma di essenza democratica.
Una novità intrisa di idee, di coraggio, di speranza, rivolta soprattutto a costruire un atteso ricambio generazionale e culturale di una classe dirigente che avrà l’onere di governare i grandi processi di cambiamento e le grandi riforme del Paese.
In questo senso tutti gli aderenti al Centro Studi politici “Aldo Moro” avvertono la responsabilità di un impegno in linea con la storia politica del movimento di cui sono eredi, mettendo a disposizione quanto della loro cultura politica può servire a dare basi solide alle cose nuove che si annunciano.
Siamo fiduciosi che il pluralismo delle candidature rappresenti una ricchezza e un completamento e siamo impegnati a lavorare perché la competizione non sia lacerante. Siamo impegnati in primo luogo a promuovere la partecipazione alle elezioni primarie.
E, affinché la partecipazione non si riduca ad un mero agonismo giocato solo sui nomi dei candidati, occorre che il tempo che ci separa dal 14 ottobre sia utilizzato per definire con sufficiente nettezza l’idea di partito, il suo modello organizzativo, i suoi riferimenti culturali e la sua missione politica.
Il Partito democratico deve aprirsi ai giovani e deve segnare un rinnovamento, anche in senso generazionale, che renda visibile un arricchimento rispetto all’assetto attuale dei gruppi dirigenti dei partiti fondatori. Da subito si devono raccogliere le disponibilità di tutti coloro che vogliono partecipare alle iniziative che saranno promosse ed alle elezioni delle assemblee costituenti.
Al contempo, tutti gli iscritti alla Margherita, ai DS ed agli altri partiti che decidessero di aderire, le associazioni uliviste devono essere informati e chiamati a discutere, coinvolti e rassicurati, per dare la massima ampiezza alla partecipazione dal basso e per consolidare e allargare i consensi elettorali.
I partiti promotori devono mettere la propria forza organizzata al servizio di questa costruzione. Per questo non devono in questi due mesi che ci separano dall’evento – primarie disperdere un patrimonio necessario ad un soggetto politico più grande, più forte e più radicato. La loro coesione è condizione per quella più ampia tra le forze che faranno crescere il soggetto. Il Partito democratico va pensato come protagonista di una nuova democrazia dei partiti: popolare e partecipato, che fa del radicamento la sua forza.
Tutti siamo chiamati ad offrire il contributo necessario affinché, soprattutto nel nostro Comune, il PD venga percepito come reale innovazione e punto di riferimento per i tanti che finora hanno scelto la politica fuori dai partiti tradizionali o non l’hanno addirittura incontrata. L’obiettivo è quello di rinnovare la politica a livello locale, nel suo costume e nei suoi comportamenti. Il nuovo partito per rinnovare la società, deve andare oltre i localismi e le chiusure corporative e personalistiche che da sempre hanno impoverito il presente e messo a repentaglio il futuro.
Il nostro auspicio è che ci sia un maggiore impegno civile da parte dei cittadini perché solo in questo modo potranno emergere tutti quei problemi che hanno bisogno di una soluzione e che dovranno costituire i contenuti essenziali e prioritari del programma elettorale dell’Unione.
Oggi, sbaglia chi pensa di dettare tempi e modi di costruzione del partito e della futura classe dirigente che amministrerà il Comune partendo da un personale obiettivo politico. La gente è assetata di progetti e di idee capaci di creare benessere e di eliminare i malesseri quotidiani; chiede di essere governata con onestà, capacità e lealtà solo nell’esclusivo interesse pubblico.
Nessuno immagini di ipotecare leadership o candidature di qualunque natura sul nostro territorio, né di imporre metodi di scelta arbitrari e autoreferenziali, perché questo significa essere contro i principi costitutivi di collegialità del nascente PD ed essere contro la libertà di scelta dei cittadini.
E’ su queste basi, solide e forti di un consenso elettorale e popolare, che si deve costruire il nuovo grande progetto politico innovativo e democratico, che non può avere la testa girata all’indietro.
Non vogliamo un partito personale popolato di dirigenti cooptati dal “principe” anziché selezionati sulla base di criteri condivisi che premiano la qualità politica, la competenza, l’esperienza e lo spessore etico. Non dovrà essere un partito evanescente, un partito-corte o un partito-pretesto o un partito comitato elettorale, tutti modelli affermatisi nel passato. Occorre, dopo la fine delle ideologie, ricreare i presupposti e le condizioni di una nuova coscienza civica e di una nuova etica pubblica, anche attraverso la democrazia agita all’interno dei partiti.
Il nostro territorio non ha bisogno di leaders, vecchi o nuovi che siano, ma di tanti giovani, uomini e donne, eticamente e moralmente “a posto”, che mettano al servizio della nostra comunità le proprie energie, le proprie esperienze e le proprie intelligenze, senza chiedere nulla in cambio per se stessi ma solo disposti a dare forza alla costruzione del grande progetto del Partito Democratico. Questo è quello che dobbiamo aspettarci ed accogliere con estremo piacere, soprattutto qui nel nostro Comune.
Per tutto questo, intendendo dare spessore e forza alla nostra riflessione, facciamo appello a tutte le forze costituenti del Partito democratico, che potrà essere davvero un partito popolare, plurale e aperto, se riusciremo, tutti insieme, ad unire il meglio delle culture: da quella socialista con la riproposizione della tensione verso l’uguaglianza a quella cattolica, con l’umanesimo e la valorizzazione della dignità della persona umana; dalla cultura della sinistra repubblicana e liberale, con il suo forte richiamo alla laicità delle istituzioni a quella ambientalista, con le tematiche estremamente valide e attuali dello sviluppo sostenibile.
In questo orizzonte il “Centro Studi Politici A. Moro” con la “coscienza di sé e apertura verso altri” – come diceva Aldo Moro parlando dell’esperienza dei cattolici impegnati in politica – si propone come laboratorio e sentinella, formalmente esterno ma seriamente coinvolto nel processo costituente del Partito democratico, affinché la coraggiosa scommessa che ne ha generato l’idea possa avere successo duraturo.
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