Un americano alla ricerca dei “Tesoro” terlizzesi
Michele è un 51enne residente in una città non lontana da Boston e arde in lui un desiderio: conoscere il resto della sua famiglia. Ecco come ci riesce.
Finalmente Michele, dopo una caccia durata più di due mesi, ha scovato il suo “Tesoro”. Michele è un 51enne residente in una città non lontana da Boston e arde in lui un desiderio: conoscere il resto della sua famiglia.
Michele ha vissuto da sempre in America e nella sua casa paterna – forse come è solito in ogni dimora – c’era un modesto quadretto familiare custodito gelosamente dall’usura del tempo e dell’oblio</strong>; uno di quei quadretti, facili da immaginare, contiene la tipica foto ingiallita dell’intera famiglia. Ciò che a Michele manca è la possibilità di incontrare dal vivo i volti e i sorrisi immortalati in quel quadretto. Ma non dimentichiamo che in Michele dimora da sempre la veemenza di un sogno che lo incoraggia caparbiamente a cimentarsi in una ricerca ardua ma non per questo impossibile da attuare.
La ricerca può essere – metaforicamente e non solo – intesa come una mera caccia al Tesoro dal momento che “Tesoro” è il suo cognome ed è anche l’unico indizio che può facilitare la sua ricerca. Tesoro è a rigor di logica il cognome che porteranno anche i suoi parenti. Ma ciò che al signor Michele è ignota è la popolarità del suo cognome a Terlizzi ed è proprio questo che ostacola la sua ricerca ma di certo non ne soffoca l’entusiasmo e la credibilità.
Così Michele contatta un’interprete, superando anche l’ostacolo di una lingua – in questo caso l’italiano – che conosce troppo poco per poter intrattenere conversazioni per di più telefoniche. Sì, perché il telefono sarà il mezzo che favorirà la ricerca del signor Michele. Vista la facilità con cui, in America, è possibile reperire elenchi telefonici anche di aree urbane non particolarmente note ed estese, Michele sceglie di condurre la sua ricerca telefonicamente tramite la mediazione della sua interprete, sperando di riuscire a contattare il suo caro zio Bartolomeo.
Ma i primi “Tesoro” ai quali Michele telefona non sono i suoi parenti e, un po’ impazientemente, riattaccano ancor prima di intuire le motivazioni della stessa telefonata. Finalmente dopo vari tentativi andati male, Michele riesce a mettersi in contatto con una delle sue parenti ma, all’inizio della conversazione telefonica, i due ignorano la loro parentela e sarà solo successivamente chiaro ad entrambi il loro rapporto sanguigno.
Così, finalmente Michele è riuscito a contattare telefonicamente uno dei suoi cugini e basta contattarne uno per garantirsi un fertile passaparola che porterà a nudo tutto il suo quadretto familiare. Ora che il signor Michele è riuscito nella sua ardua impresa sa come trascorrere le sue ferie. Prende l’aereo per l’Italia assieme a sua moglie Sally e a suo cugino e atterra il 27 luglio in Italia all’aeroporto Woytila e da qui con l’ausilio di qualche mezzo è nella città dei fiori. Il pomeriggio stesso di quell’attesissima giornata può finalmente abbracciare i suoi cugini, festeggiare giulivamente con loro e forse rinnovare con uno scatto più recente il modesto quadretto familiare.
Abbiamo avuto la fortuna di incontrare alcuni dei cugini del signor Michele che con grande emozione e affetto ci hanno donato la preziosità di questo racconto fornendoci dettagli e minuzie che lasciano trapelare un forte e sincero legame di sangue non di certo pregiudicato dalla distanza che può contraddistinguere ma non separare né dividere una famiglia.
L’unico rammarico confidatoci è che il signor Michele e la signora Sally sono dovuti ripartire presto e non hanno potuto visitare la città dei fiori. Ma la promessa di un ritorno che avverrà tra due anni colmerà anche questo vuoto. Ora resta la viva traccia di un incontro non facile da dimenticare nonché di una caccia al tesoro trionfalmente condotta.
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