Politica e Partiti: contributo al dibattito dal Centro Studi Politici “Aldo Moro”
Riceviamo e volentieri pubblichiamo.
Premessa
Sto seguendo con molto interesse le osservazioni, le riflessioni e le polemiche pubblicate sui siti web e i giornali locali da alcuni cittadini, dai dirigenti di partiti e dallo stesso sindaco Vincenzo Di Tria sul ruolo della politica, sulla funzione dei partiti, sull’attività amministrativa del Comune di Corato, sulla imminente campagna elettorale per il rinnovo del Consiglio comunale, sulle modalità di scelta del candidato-sindaco e sulla necessità, per rendere il domani migliore del presente, di far recuperare alle persone la voglia di partecipare, il diritto dovere di conoscere ed interpretare la realtà, la consapevolezza del male che produce il populismo autoritario dei leaders carismatici e la dittatura della maggioranza.
Un diffuso stato di disagio
Il primo dato che emerge dall’analisi della situazione fatta dai nostri concittadini accomunati, ciascuno dal proprio punto di vista, da un evidente voglia di cambiamento del modo di fare politica da parte della classe dirigente locale, è l’accertamento di un diffuso stato di disagio che serpeggia sia tra il personale politico che tra i dirigenti di partito. Questo disagio era già stato colto dalle coscienze più avvertite e in precedenti articoli del sottoscritto, secondo cui esso riviene, da una parte, dall’inaridimento ideale esigito dalla prassi quotidiana e, dall’altra, dalla lievitazione della “sindrome da rassegnazione “, che è causata dal cortocircuito esistente tra il polo della domanda sociale e quello della risposta politica.
La caduta del profilo spirituale e morale della vita politica
Il secondo dato attiene al processo di caduta del profilo spirituale e morale della vita politica e della vita interna dei partiti, che sembrano legittimati più dal melmoso burocraticismo e dal trinomio economia – affari – pacchetto di tessere che non dal consenso democratico e responsabile.
Il dibattito in corso in entrambi gli schieramenti politici di costruire nuove aggregazioni partitiche suppone la rinascita della democrazia italiana o un furbesco sistema teso a garantire la sopravivenza di un ceto politico, che viene visto sempre più con sospetto dall’opinione pubblica?
I progetti ed i tentativi in corso appaiono più dettati da una esigenza di estetica democratica che di essenza democratica. La novità che quasi tutti i cittadini si aspettano, invece, è una novità intrisa di idee, di coraggio, di speranza rivolta soprattutto a costruire un atteso ricambio generazionale e culturale di una classe dirigente che avrà l’onere di governare i grandi processi di cambiamento e le grandi riforme del Paese.
L’aspetto organizzativo
Il terzo dato riguarda l’aspetto organizzativo dell’apparato istituzionale della macchina politico – partitica. La modernizzazione funzionale che ha investito larghi settori della vita sociale e culturale, l’efficienza tecnologica che ha pervaso grandi aree del mondo della produzione e del lavoro non possono essere considerati fenomeni estranei al fatto organizzativo della vita politica.
Un’organizzazione moderna, razionale, democratica ed efficiente della politica implica, però, un inderogabile salto di qualità della mentalità e della stessa psicologia di chi fa le istituzioni politiche e di chi è il partito e i partiti. Da noi ci sono ancora aspetti paleolitici e momenti arcaici che continuano a delineare i tratti caratteristici della struttura organizzativa delle istituzioni politiche. A questo livello l’effetto lentocratico e paternalistico non può durare in eterno poiché quando i mondi vitali delle società civili verificano il tilt organizzativo delle istituzioni politiche, allora essi cercano e trovano altre strade, utili, al soddisfacimento rapido e, forse, democratico dei loro diritti sociali.
Per questo i partiti attuali, il costituente Partito democratico ed i Movimenti civici in formazione come “Città Civile” devono aprirsi soprattutto ai giovani e devono segnare un rinnovamento, anche in senso generazionale, che renda visibile un arricchimento rispetto all’assetto attuale dei gruppi dirigenti dei partiti fondatori. Da subito si devono raccogliere le disponibilità di tutti coloro che vogliono partecipare alle iniziative che saranno promosse ed alle elezioni delle assemblee costituenti. Al contempo, tutti gli iscritti e i simpatizzanti devono essere informati e chiamati a discutere, coinvolti e rassicurati, per dare la massima ampiezza alla partecipazione dal basso e per consolidare e allargare i consensi elettorali.
La cultura dei comportamenti
Il quarto punto, infine, ha a che fare con la necessità di sostituire alla cultura sloganistica quella dei comportamenti. La gente aspetta non le parole ma i fatti, non i programmi che restano nei cassetti ma i propositi essenziali che si traducono in azioni. Oggi, sbaglia chi pensa di dettare tempi e modi di costruzione del partito e della futura classe dirigente che amministrerà il Comune partendo da un personale obiettivo politico. La gente è assetata di progetti e di idee capaci di creare benessere e di eliminare i malesseri quotidiani; chiede di essere governata con onestà, capacità e lealtà solo nell’esclusivo interesse pubblico.
Nessuno immagini di ipotecare leadership o candidature di qualunque natura sul nostro territorio, né di imporre metodi di scelta arbitrari e autoreferenziali, perché questo significa essere contro i principi costitutivi di collegialità democratica ed essere contro la libertà di scelta dei cittadini.
E’ su queste basi, solide e forti di un consenso elettorale e popolare, che si deve costruire il nuovo grande progetto politico innovativo e democratico, che non può avere la testa girata all’indietro.
La maggior parte dei cittadini non vuole più un partito personale popolato di dirigenti cooptati dal “principe” anziché selezionati sulla base di criteri condivisi che premiano la qualità politica, la competenza, l’esperienza e lo spessore etico. Quello che chiedono non è più un partito evanescente, un partito-corte o un partito-pretesto o un partito comitato elettorale, tutti modelli affermatisi nel passato. Occorre, dopo la fine delle ideologie, ricreare i presupposti e le condizioni di una nuova coscienza civica e di una nuova etica pubblica, anche attraverso la democrazia agita all’interno dei partiti.
Il nostro territorio non ha bisogno di leaders, vecchi o nuovi che siano, ma di tanti giovani, uomini e donne, eticamente e moralmente “a posto”, che mettano al servizio della nostra comunità le proprie energie, le proprie esperienze e le proprie intelligenze, senza chiedere nulla in cambio per se stessi ma solo disposti a dare forza alla costruzione del grande progetto di cambiamento del modo di fare politica in città e nelle istituzioni. Questo è quello che dobbiamo aspettarci ed accogliere con estremo piacere, soprattutto qui nel nostro Comune.
Conclusione
Concludendo, si tratta di capire una volta per sempre che soltanto radicandosi nella società è possibile dare sostanza etica alla politica e sostanza nuova ai partiti. In tal senso le radici sociali della politica sono le stesse radici personali della comunità. Contro o senza la società e la persona non c’è né politica né comunità.
In questo orizzonte il “Centro Studi Politici A. Moro” con la “coscienza di sé e apertura verso altri” – come diceva Aldo Moro parlando dell’esperienza dei cattolici impegnati in politica – si propone come laboratorio e sentinella, formalmente esterno ma seriamente coinvolto nel processo di cambiamento politico, partitico e amministrativo in atto.
*Presidente del Centro Studi Politici “A. Moro”
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