La politica locale ignora l’sos menhir

Valeria De Ceglia

Inconcepibile risulta anche la mancanza di una segnaletica turistica volta a rendere più facilmente reperibili i preziosi menhir.

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Basta una semplice passeggiata nell’agro terlizzese che ospita i popolari menhir per aver prova del qualunquismo e del torpore che aleggia attorno ai calamitanti megaliti monolitici. Giunti al bivio tra la Via Appia-Traiana e la strada che porta a “Boscariello” ci s’immerge nel sogno di un passato; di un passato, purtroppo, offeso e deturpato dal non senso di pochi e dall’incuranza a tutelare i beni artistici patita dalla politica locale.

Il gruppo archeologico “Archaia” di Terlizzi aveva già nel 2004 fatto presente alla Soprintendenza Archeologica della Puglia e al sindaco Di Tria la mancanza di tutela dei preziosi menhir e ne segnalava dettagliatamente rischi e pericoli. L’apprensione del gruppo archeologico citato veniva interamente snobbata dall’amministrazione locale ma ad attestarne la ragionevolezza sarà l’abietto epilogo di un “gigante del passato” avvenuto lo scorso 2006.

È trascorso un anno e nulla è cambiato: il menhir sito in località “Bosco Ginestra” giace a terra spezzato a causa del vandalismo di ignoti. Si è incorsi – come sovente accade in questi casi – in un patetico ping pong di responsabilità tra l’amministrazione comunale e la Soprintendenza archeologica della Puglia. Ma – si sa – la politica dei ping pong non risolve granché anzi invoglia al qualunquismo e contribuisce a far fare al nostro paese una cattiva figura anche in ambito di tutela dei beni artistici.

Nel frattempo l’amministrazione comunale continua indisturbata a sonnecchiare, collezionando biasimi e dissensi da varie riviste archeologiche. Dai vari comunicati stampa comunali – definibili anche come sterili apologie – si evince un’incontenibile voglia di migliorare il nostro paese ma è ineccepibile la mancanza di un minimo riferimento alla necessità di salvare i noti giganti del passato.

Inconcepibile risulta anche la mancanza di una segnaletica turistica volta a rendere più facilmente reperibili i preziosi menhir. Che dire, inoltre, dell’inopportuna pavimentazione scelta per il menhir alto 2.48 metri sito in località “Cappella del Vico”! Si è pensato di difendere e tutelare il maestoso menhir collocandolo al centro di uno stretto e tradizionale marciapiede con mattoni di colore grigio cemento. Il risultato è un evidente iato o meglio una cieca e cupa soluzione estetica chiaramente contraddittoria. Pochi avrebbero pensato di collocare un menhir di nota origine neolitica entro uno squallido marciapiede troppo moderno e urbano.

Chiede SOS anche il menhir sito in località “Boscariello”. Anche su di esso sono evidenti i segni dell’amaro paradosso postmoderno: il vandalismo. In questo caso il menhir non è stato spezzato ma deturpato con schizzi di vernice rossa sbiadita col tempo.

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