Il Centro Studi Politici “Aldo Moro” e il programma per le amministrative del 2008
REalizzare un percorso di cittadinanza attiva attraverso il motto: Io partecipo, Io scelgo, Io governo.
Premessa
“Io partecipo, Io scelgo, Io governo”: potrebbe essere questo il motto riassuntivo dell’impegno di ogni cittadino – elettore che decida di realizzare un percorso di cittadinanza attiva prima, durante e dopo la consultazione elettorale per il rinnovavo del Consiglio comunale, prevista per la primavera 2008. “Le città – ci ricorda Italo Calvino – sono un insieme di tante cose: di memoria, di desideri, di segni d’un linguaggio; le città sono luoghi di scambio…ma questi scambi non sono soltanto scambi di merci, sono scambi di parole, di desideri, di ricordi”.
Le parole-chiave
Se così è, quali dovrebbero essere allora le parole chiave di un ipotetico programma amministrativo per la “nuova” Terlizzi? Provo ad elencarne alcune: città orizzontale, metodo partecipativo, pianificazione, bilancio partecipativo, assemblee di quartiere, decentramento, Comune come istituzione dialogante, servizi al cittadino, cultura identitaria, casa multimediale della cultura, giovani, donne, anziani, qualità della vita, salute, prevenzione, senso civico, area metropolitana, sinergie, vocazione, terziario, Piano Urbanistico Generale, Ospedale, risorse logistiche, revisione dello Statuto Comunale, Difensore civico, Consiglio Comunale dei Ragazzi, Regione e Provincia,
Programmi operativi a finanziamento comunitario, Ici e Irap ridotte.
Il Centro Studi Politici “A. Moro”, attraverso vari comunicati stampa e il Movimento “Città Civile”, con originali e documentati convegni sono, al momento, gli unici organismi che pubblicamente hanno avviato una riflessione su quelli che saranno i prossimi temi di discussione prima delle elezioni amministrative.
Per quanto ci riguarda, ci siamo dati un compito ambizioso e difficile, ma anche l’unico al quale ci sentiamo davvero vincolati: dimostrare che un altro mondo è possibile, dimostrare che governare bene si può, di più e di meglio, se l’idea del buon governo non diventa il fine ma il mezzo per approdare ad un’idea forte di governo promotore in grado di costruire società, sviluppare senso di comunità e solidarietà tra i cittadini.
La dignità di “cittadinanza”
Ma questo sarà possibile se i terlizzesi acquisiranno la dignità di “cittadinanza”. Un cittadino, infatti, mantiene il senso di identità e di appartenenza a quella comunità che gli ha dato i natali o lo ha accolto. Per questo, occorre investire in democrazia e in un nuovo rapporto tra governo locale, territorio e collettività. Investire in democrazia significa riformare nel profondo le istituzioni e il loro modo di funzionare, orientandole primariamente ad essere strumenti di una democrazia attiva. Ciò significa investire risorse finanziarie, intelligenze e passione politica nel costruire luoghi (anche fisici) in cui la partecipazione si possa esprimere; concepire le conoscenze e le risorse della pubblica amministrazione come patrimonio dei cittadini e non degli esecutivi; assumere la trasparenza e la valorizzazione delle competenze dell’organizzazione amministrativa come valori fondanti del rapporto con i cittadini. Il processo non può essere episodico e affidato alla sensibilità o alla convenienza dell’Amministrazione, ma deve avere cadenze e modalità regolari e conosciute. Coloro che partecipano al processo devono avere le stesse possibilità di conoscenza degli amministratori e devono poter ottenere il supporto degli strumenti tecnico-scientifici a disposizione dell’Amministrazione.
Programmi e progetti aperti e condivisi
Bisognerà, quindi, non occuparsi esclusivamente di candidati sindaci, liste elettorali, campagna elettorale, ma anche e prioritariamente di programmi e progetti aperti e condivisi. Si dovrà, pertanto, avviare al più presto una fase di ascolto di tutte le realtà del territorio: sociali, sindacali, ambientaliste, culturali, imprenditoriali e di quartiere, per ritrovarsi poi tutti insieme in una Convention di chiarificazione programmatica, che sancisca gli obiettivi prioritari da raggiungere nei cinque anni di amministrazione, a prescindere dal risultato elettorale e quindi dal ruolo di maggioranza o di minoranza.
Investire sulla società civile
Lo si deve fare investendo sulla società civile, ridando valore al ruolo storico della politica, intesa come strumento pubblico al servizio della città e dei cittadini. Un rilancio programmatico che non può prescindere da un metodo fondato su una grande capacità di ascolto che solleciti una pratica di partecipazione molecolare. Questo metodo – evidentemente – ci dirà che il tempo della mera amministrazione, dell’Ente locale come luogo della mediazione burocratica e del sottogoverno è finito per sempre.
Tutto questo si fonda sul ritorno al valore della polis, un ritorno alla centralità del locale, della città come risposta aperta e democratica ai problemi ed alle opportunità che la globalizzazione ci impone. Una comunità locale coesa ed accogliente, con una identità in divenire, con un livello di cooperazione sociale e di attività culturali dispiegate territorialmente, è il miglior antidoto – credo – alla tentazione di chiudersi a riccio e respingere le diversità. E’ un lavoro necessario per combattere la solitudine, l’isolamento sociale, l’ignoranza e la diffidenza verso l’altro da sé.
Bisogna ripartire, dunque, dalla cosa pubblica, come cosa di tutti e di ognuno, come cosa da tutelare, difendere, autogestire, come cosa di cui farsi carico, tutto questo è parte integrante di un’idea di comunità che si percepisce e agisce come istituzione pubblica costituente.
La dimensione strategica del Bilancio partecipativo
Da ultimo, ma più stella polare che punto cardinale, la dimensione strategica che per noi assume la partecipazione ed in particolare il processo del Bilancio partecipativo. In termini generali il Bilancio partecipativo è come un processo decisionale, un’apertura della macchina istituzionale alla partecipazione diretta ed effettiva dei cittadini nell’assunzione di decisione sugli obiettivi e sulla distribuzione degli investimenti pubblici. Si caratterizza come processo partecipativo, di discussione sulle proposte di Bilancio che si snoda durante l’anno, fino ad orientare una proposta articolata di Bilancio per la gestione annuale successiva, sulla base delle richieste della cittadinanza.
Il Bilancio partecipativo deve assumere la funzione di riferimento principale nello Statuto comunale e quindi nel programma amministrativo di tutti i partiti che si definiscono democratici perché, non solo disegna una modalità aperta e democratica di gestione della cosa pubblica, ma anche perché allude ad un altro mondo possibile, perché sperimenta una risposta locale alla globalizzazione, perché il mandato elettorale impone il ragionamento e la pratica di nuove forme di democrazia.
Conclusione
In conclusione, l’auspicio è che questo progetto di programmazione che allude ad un incrocio di esperienze, idee, bisogni, tensioni, desideri di donne, uomini, bambini, anziani, cittadini, lavoratori, decisori politici, professionisti dell’Amministrazione, partiti, società civile organizzata, e sarà anche frutto degli sforzi che hanno portato alla redazione di queste idee-guida, rappresenti visibilmente il nucleo forte di una proposta politica rigorosamente incardinata sull’interesse collettivo. “La civiltà avrà veramente inizio quando il potere dell’amore sostituirà l’amore del potere” (Richard Aldington).
Diceva un vecchio saggio che i muri ribaltati diventano ponti: è quello che ci proponiamo di essere e di fare.
*Presidente del Centro Studi Politici ”A. Moro”
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