“Il Partito Democratico: scommessa vinta”
Imprevedibile e numerosa partecipazione alle primarie.
Riceviamo e pubblichiamo una nota di Vito De Leo
Il 14 ottobre scorso si è aperta nel nostro Pese una fase nuova: due grandi partiti si sono fusi dando vita, insieme ad altri esponenti della politica e della società civile, ad un nuovo soggetto politico: il Partito Democratico.
Anche a Terlizzi, moltissimi militanti e semplici cittadini non hanno voluto perdere l’occasione, con la loro imprevedibile e numerosa partecipazione alle primarie, di esprimere la loro volontà di cambiamento. «E’ giunto finalmente il momento – hanno chiaramente affermato con il loro voto spontaneo e pagante – di lasciare spazio alle idee nuove, alle persone nuove, a energie nuove ed a volontà nuove, alcune delle quali direttamente rappresentate nelle liste dei candidati alle costituenti nazionali e regionali».
E’ necessario, a questo punto, che la dirigenza dei partiti che si fondono nel PD risponda a questa richiesta e sia abbastanza coraggiosa e lungimirante nella redazione e gestione di un progetto politico che li avvicini sempre di più alla gente e faccia recuperare alle istituzioni quella credibilità che stanno perdendo giorno per giorno.
Il nostro auspicio è che il programma di rinnovamento e di moralizzazione della politica, il taglio agli sprechi e di stimolo alla competitività, di rinnovamento e di competenza soprattutto nei settori economici, di cui si sono fatti interpreti i candidati alla segreteria nazionale e regionale, Valter Veltroni e Michele Emiliano, trovino, ad ogni livello, persone disponibili a realizzarli con professionalità, passione civile e politica a disposizione di un’Italia e di una Terlizzi migliori.
Agli amici eletti all’Assemblea Costituente nazionale, chiediamo che sappiano andare al di là delle logiche con cui si sono mossi finora i partiti in Italia, e che interpretino in modo più diretto le istanze, le speranze della società, dei giovani e di tutti coloro che quotidianamente ambiscono a costruire il nostro Paese.
Per essere “nuovo” il PD deve avere gente nuova. Se proviamo a muoverci insieme, potremo scoprire che siamo in tanti, così come non immaginavamo prima di questa sorprendente consultazione elettorale. Ma ora dobbiamo metterci in cammino. L’indignazione di molti espressa alla vigilia per il modo in cui si è giunti all’evento non basta più.
Non bastano regole “democratiche”interne. Il nuovo PD deve attivamente, clamorosamente favorire la partecipazione. Non solo degli iscritti. Dei cittadini! Così come è stato nelle elezioni primarie precedenti ed attuali. In che modo? Mettendo in moto un apparato partitico di servizio studiato apposta per organizzare la partecipazione, la trasparenza; per abbattere le barriere all’ingresso nella politica. Puntando alla “trasparenza totale”, tutto on-line: bilanci, stipendi, situazioni patrimoniali degli eletti, regole, relazioni tecniche sul programma, verbali di tutti tipi di riunione. Utilizzando internet, la democrazia diretta, le primarie ad ogni livello, aiutando i nuovi candidati. E poi, la partecipazione alla definizione di un programma, coinvolgendo non solo le organizzazioni sociali, economiche e culturali, ma i cittadini, in base al valore delle proposte, senza chiedere da dove vengono. Dal lavoro sul programma nascano molte candidature: allora le macroscopiche carenze culturali delle classi dirigenti sicuramente svaniranno.
Queste sono solo alcune proposte per calare il”Manifesto” del PD nella realtà. Ma credo che il PD debba partire dal richiamo alla nostra dignità di cittadini e di uomini liberi che non devono più avere timore di tutti i poteri, piccoli e grandi, che ci prevaricano ogni giorno.
Non si tratta, però, di dare sfogo a istinti razzisti, qualunquisti, giustizialisti contro i “politici”, facendo di tutta l’erba un fascio. Non si tratta di mandare a casa tutto il ceto politico attuale, per sostituirlo con altri magari peggiori. Si tratta di mettere in campo un progetto di riqualificazione istituzionale ampio e profondo, di ripristinare la trasparenza e la funzionalità delle istituzioni e il criterio del merito. Si tratta di ridare dignità e sostanza alla nostra democrazia, con un “patriottismo costruttivo”.
Per mettere in campo questo progetto, anche per Terlizzi, come già è avvenuto per Roma e Bari, ci vuole alla guida del Partito Democratico un Segretario politico, che non deve la sua carriera alla “casta”, che conosca anche di persona gli abusi dei politici. Uno che non ha propri interessi da difendere, uno con motivazioni autentiche per riformare radicalmente l’attuale sistema autoreferenziale e verticistico. Uno che conosce a menadito i meccanismi istituzionali, che abbia studiato i problemi e sappia indirizzare e guidare lo sforzo di cambiamento e di costruzione di un partito nuovo, di un soggetto politico ampio, radicato nel territorio, aperto, plurale, partecipato.
Il PD – vogliamo ricordare agli scettici – non è affatto la fine della storia dei due partiti fondatori, ma, al contrario, la sua nuova dimensione; non è il venir meno di una visione, di un’idea di società, del perseguimento di grandi obiettivi, ma è la ricerca di strumenti nuovi e concreti per rispondere ai compiti che sono propri del riformismo: accompagnare alla crescita economica coesione e giustizia sociale, ridurre le disuguaglianze. Insomma, il Partito Democratico nascerà veramente se trasmetterà passione, emozione, sentimenti.
Una delle maniere di restituire slancio e passione alla politica è quella di slegarla, laddove possibile, dalla sua remunerazione: recuperiamo il vecchio monito kennediano del cosa noi possiamo fare per lo Stato(la Regione, la Provincia, la Città) e non viceversa.
Per quanto ci riguarda – così come avvenne nei riguardi del nostro indimenticabile maestro Aldo Moro – ci sforzeremo di rappresentare le ragioni di quanti ritengono che l’impegno politico non possa ridursi all’adesione fideistica a un leader, ma debba essere sempre riflessione ed elaborazione collettive per la produzione di decisioni il più possibile condivise.
La sfida più appassionante di questa nuova strada intrapresa sta appunto nella capacità di produrre cambiamento sin dal principio, senza negare i conflitti che sono intrinsecamente alla base di un sistema democratico vivace e vitale che vuole mostrarsi da subito consapevole, ma senza mai perdere di vista l’unità necessaria a consolidare una visione che altrimenti rischierebbe di rimanere inespressa.
Desideriamo una cultura, una società e una politica che valorizzino la persona, nella sua peculiarità e creatività, nei suoi talenti e bisogni; e che a un tempo tendano, con l’apporto di ognuno, a far crescere e migliorare la comunità di appartenenza nella sua interezza.
Ci auguriamo, così facendo, che a differenza di altri, sia apprezzato il tentativo di un gruppo di cittadini di proporre un nucleo di idee prima che una lista di nomi.
* Presidente Centro Studi Politici "Aldo Moro".
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