“Alter Hortus”: nuova mostra floreale nel paese dei fiori.
Presso la Casa di Preghiera “Mons. Michele Cagnetta”, sita in via Sovereto.
Domenica 9 dicembre alle ore 11 presso la Casa di Preghiera “Mons. Michele Cagnetta”, sita in via Sovereto – Terlizzi si inaugurerà la mostra “Alter Hortus – mostra d’arte contemporanea”.
L’evento è ideato e organizzato dall’artista molfettese Giulio Giancaspro, da alcuni mesi attivo anche nell’omphalos terlizzese, con l’autorevole patrocinio dalla Diocesi di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi e promosso appunto dalla Casa di Preghiera “Mons. Michele Cagnetta” di Terlizzi, sede della mostra fiorita. Tale rassegna ha visto la collaborazione delle gallerie “ADSUM arte contemporanea” e “RA comunicazionetotale”, di Terlizzi, “ALLIANCE Française” e “Geo Arte Contemporanea” di Bari e infine “Tracce” di Acquaviva. All’inaugurazione interverranno Mons. Luigi Martella e il critico d’arte Vito Caiati. Nell’occasione sarà presentato il Calendario dell’anno 2008 illustrato con le varie opere degli artisti espositori.
Il critico Caiati ha così commentato il tema della mostra: «L’idea di giardino è immagine di quella metafora che potrebbe aiutare questo secolo ad uscire dalla sua condizione di distanza dalla trascendenza che ha condannato il mondo della vita e dell’arte a perdere il contatto con il divino. La costruzione di un giardino, la disposizione di una siepe di pittosporo, la sovrapposizione del verde dell’ulivo a quello del cipresso, del cedro del Libano, la previsione del bianco progressivo dei mandorli dei ciliegi, dei meli, dell’oro invernale delle forsizie e delle mimose, del rosa dei peschi, dell’azzurro dei palissandri è l’opera più delicata e potente, più simbolica e più vicina a quella di un dio che sia dato compiere all’uomo».
Caiati si immerge poi in un excursus storico – mitologico – religioso del giardino visto e vissuto metaforicamente come luogo dell’anima: «Costruendo, ma anche solo percorrendo e amando un grande giardino, si rievoca l’età dell’oro, poiché qualunque età dell’oro, sia quella di Saturno che quella di Adamo ha sempre scelto un giardino, o condizioni mitiche del mondo naturale, per rappresentarsi. Si rivive la condizione di Adamo nel Paradiso terrestre da cui si irradiavano i messaggi di arcane potenze nei recessi misteriosi dell’Universo. Perché il Paradiso terrestre della Genesi era un giardino ed Adamo lo coltivava. Ed il Corano raffigura la realtà ultima e la beatitudine come un giardino. Ed il giardino è il soggiorno dell’al di là riservato agli eletti. Forse le piante e gli alberi sono metafore, ciò che è botanico è anche psicologico. E tutto ciò che accade nel giardino suggerisce metafore della nostra vita psichica. La caduta delle foglie, la paralisi della vita durante l’inverno, lo schiudersi dei germogli, il movimento dell’acqua tra le rocce. Sono tutte esperienze che anche l’individuo umano fa, solo che li esprime con i complessi della psicologia, mentre il giardino le esprime con il linguaggio della natura. Perché il giardino è l’anima. Nel giardino l’anima del mondo si rende visibile e anzi si mette in mostra. Questa pulsante ed intima sacralità colta nell’archetipo del giardino sollecitato a manifestarsi dalla consuetudine con le aiuole calde e silenti della Casa di Preghiera si è estesa e prolungata nelle immagini che gli artisti invitati ad Alter Hortus hanno voluto offrire».
Il critico spiega poi in rassegna le varie opere esposte. Magda Milano ci propone algide, misteriose e trasparenti forme di un immacolato fiore bianco, tra il giglio e la camelia, che cela in trasparenza il suo volto immerso, con religiosa ritrosia, in uno sfondo di color blu. Giulio Giancaspro gioca, nel suo giardino, con l’idea di un freddo ed impossibile desiderio di possesso costruendo al suo interno una panchina di formaggio fuso la cui etichetta è quella del formaggino “Mio”. Maria Bonaduce con un efficace ed impersonale acquerello ci offre lo scorcio aereo di un giardino che è una distesa di acqua e terra in cui l’infinità del trascendente si offre alla nostra seconda vista. La imperscrutabilità e la inafferrabilità del divino sono i protagonisti dell’installazione di Luca Cascella. Filamenti intricati di un rizoma complicato, come un rebus, nascono nel giardino di questo artista e sono riproposti ai nostri tentativi di soluzione. Mentre le timide sinuosità, la semplicità e vitalità dell’Essere Patrizia D’Orazio affida ad una maestosa e volitiva lumaca che si protende al bordo di una foglia del suo giardino per una cavalcata notturna. Alfio Cangiani ha preferito sintetizzare in un geometrico vaso un’idea rarefatta e straniante di giardino rivitalizzandola con due rose infilate nelle interessanti tonde finestre, come degli oblò, di cui lo ha trapuntato. Lello Gelao si cimenta con dei girasoli di latta su rotelle che paiono segni di un alfabeto egizio istoriato sulle tombe dei defunti per favorirne il risveglio nella vita dell’al di là. La vitalità ed il respiro dell’anima, l’incalzante desiderio di un eros mediatore e fusivo si respira nel giardino di Patrizia Piarulli che al di fuori della scena sta intessendo un fitto dialogo con ogni suo possibile abitante, rane comprese. Un inno alla terra del suo giardino è quello intonato da Giovanni Morgese, che l’artista chiama Mater in una scritta che traluce da un quadrato spalmato di terra, per l’appunto, ed illuminato da un’aura divina. Pino Lauria affida ad un quadrifoglio intagliato nel rame ed appoggiato ad una morbida pelle il compito di rappresentare un giardino che trasmette la sua sacralità nella cornice ovoidale che incornicia l’installazione. Nicola Amato immagina il giardino piantato nel cielo e cresciuto sott’acqua affidando questa sua idea ad un fotomontaggio in cui il tronco di un albero si protende dal cielo sott’acqua e nel cui cavo sta emergendo un’ombra stranamente umana.
Non ultimi sono gli artisti dell’Alter Team, Valentina Chiapperini, Valentina De Marco, Silvana De Palma, Maria Nunzia Grieco, Teresa Marziale, Corrado Spadone, Isa Tedeschi, Massimo Tomasicchio, Katia Vendola, Sabrina Vendola, che hanno disegnato sui petali di un enorme fiore ideale ogni possibile geroglifico ed ogni accattivante combinazione di forme e pensieri colorati, multiformi aspetti del sacro e del trascendente.
Durante l’inaugurazione ci sarà la performance musicale di Nicola Berardi.
La mostra si chiuderà il 6 gennaio mentre gli orari di apertura sono tutti i giorni dalle 9,30 alle 12,30 e dalle 17,30 alle 20,30.
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