Successo per la prima del nuovo spettacolo del gruppo vernacolare di Terlizzi

Nico Andriani

I terlizzesi accorsi in massa per il lavoro portato anche quest’anno in scena a Ruvo.

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Anche quest’anno il gruppo teatrale vernacolare di Terlizzi ha portato in scena l’ultimo lavoro di Pasquale Summo e Pasquale Malerba.
E anche quest’anno l’ha fatto in una cornice “insolita” grazie però all’ospitalità dell’auditorium del Liceo Scientifico “O.Tedone” di Ruvo che ha permesso al gruppo di recitare lo spettacolo Trè fatte inde a trè atte (Tre fatti in tre atti).

Nella prima andata in scena domenica sera la sala ruvese si è riempita di terlizzesi pronti a ridere e riflettere grazie ai protagonisti delle tre scene Minguccio Cicoria (Pasquale Summo) e sua moglie Marta La Matta (Elisa Tricarico) alle prese con situazioni ben note ai terlizzesi tutti e alla loro vita quotidiana, e che fungono da spunto stesso ai testi portati di anno in anno in scena.

La prima, quanne acchjè u prèvete a caste (quando trovi il prete a casa) parla della visita inaspettata di un sacerdote nuovo della parrocchia che ha sostituito quello vecchio, dal profilo particolare che viene da un altro paese e che, come consuetudine, si reca in visita tra le case dei parrocchiani a portare la benedizione in cambio di un’offerta.

Il secondo atto, u spedèle (l’ospedale), tratta dell’ospedale stesso di Terlizzi, ancora sottoposto a riordino dopo l’allora tempesta Fitto, del sistema sanitario locale e di come vive un degente l’esperienza ospedaliera problematica a punto tale che un rappresentante di un’agenzia funebre (Marina Gigli) arriva a fare delle proposte ai malati gravi (in questo caso Minguccio Cicoria), attraverso cui, rinunciando ai ricoveri e alle medicine, le autorità regionali offrono loro un funerale gratis.

Infine l’ultimo atto tratta la questione del classico “medico di famiglia”, u mideke de la mote, dove si sottolinea il forte problema dei rapporti medico-paziente anche a fronte del numero esoso di assistiti per un solo medico, che subiscono le angherie delle attese e delle visite molto superficiali, lanciando una sfida che potrebbe far riflettere nonostante le risa e il divertimento: sarebbe più opportuno distribuire 1500 malati per 3 medici invece che per uno solo, facendo lavorare più persone, ancora di più i giovani laureati in medicina, e gli assistiti stessi saranno seguiti meglio.

Esaurienti le parole del regista Pasquale Summo a riguardo del nuovo spettacolo: «Rispetto ad una tradizione ormai consolidata della commedia strutturata nei 3 atti con inizio, sviluppo e conclusione, quest’anno si è pensato di introdurre un nuovo stile per rendere più snello e dinamico lo spettacolo e consentire anche, nel ricavare un taglio delle diverse situazioni della realtà, anche di utilizzare meglio il dialetto, perché le circostanze e le situazioni descritte sono diverse e oltre a questo anche la vis comica degli interpreti ne acquista in brillantezza.
Il nostro scopo è stato e sarà sempre quello della valorizzazione del dialetto, che sappiamo essere patrimonio della nostra tradizione e della nostra cultura, per cui ritengo vada valorizzato attraverso le forme di rappresentazione teatrali le più consone che esaltino i valore di questo dialetto che secondo me è uno strumento insostituibile per quanto attiene la comunicazione diretta degli stati d’animo che viviamo e di tutte le espressioni spontanee nelle situazioni di ogni giorno.
Per fortuna abbiamo un pubblico che continua a seguire questa forma di cultura che tanto ama nonostante esserci trasferiti a Ruvo, la quale cosa danneggia l’immagine del nostro paese perchè è necessario che Terlizzi abbia un contenitore adeguato per le rappresentazioni teatrali e per ogni altra manifestazione culturale
».

Il successo riscontrato alla prima vedrà il seguito in due repliche il 2 e il 9 marzo sempre presso l’Auditorium del liceo Scientifico “O.Tedone”.

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