Inaugurata l’Unità operativa dipartimentale di Medicina Fetale e Diagnosi Prenatale
Le relazioni del prof. Tajani e del presidente Vendola mettono al centro il progetto di un “Gaslini del Mediterraneo”.
L’inaugurazione del centro di diagnosi prenatale dell’ospedale di Terlizzi ha visto la presenza delle maggiori autorità cittadine e dei medici che hanno speso la propria vita a Terlizzi e di quelli che continuano ad operare dopo aver vissuto gli anni del dissesto del riordino, insieme ad un tavolo dei relatori dove erano presenti, oltre al Governatore della Regione Puglia, Nichi Vendola, l’on. Gero Grassi, componente della commissione affari sociali, il Sindaco Vincenzo Di Tria, il Commissario straordinario dell’ASL BA Lea Cosentino, il suo direttore sanitario Giuseppe Lonardelli e il suo Direttore Amministrativo Bernardo Capozzolo.
La relazione del dottor Tajani che ha inaugurato i lavori, il cui ritorno nella struttura di cui sarà responsabile il dott. Volpe rappresenta l’inizio del ritorno di una medicina all’avanguardia a Terlizzi per l’intera vetrina nazionale, ha illustrato le nuove frontiere raggiunte dalla medicina in ambito di diagnosi prenatale, grazie ad esempio alle tecniche invasive e gli interventi di somministrazione dei farmaci direttamente in utero.
Importante anche la diagnostica effettuata nel primo semestre, grazie alla translucenza nucale per la diagnosi delle patologie, grazie alle cui misure si risolveranno i problemi di un percorso di nascita sub-ottimale per un inadeguato inquadramento diagnostico e che portavano alla deviazione della domanda verso strutture private, oppure che a causa del dubbio diagnostico portavano all’interruzione della gravidanza, fornendo invece adesso servizi di counseling e timing del parto, per garantire un percorso consapevole e assistito.
Il presidente Vendola ha voluto ragionare su cosa vuol dire ricostruire un reparto come quello materno-infantile a Terlizzi, prospettando il percorso per farne uno dei più importanti centro diagnostici in Italia, un “Gaslini del Mediterraneo”.
È una sfida non facile e che si scontra in prima istanza con quelle pressioni che hanno fatto di Terlizzi il bersaglio di critiche verso il presunto campanilismo del presidente, ma ci sono due questioni da analizzare nel presentare l’Unità operativa dipartimentale di Medicina Fetale e Diagnosi Prenatale:
In Puglia c’è il problema di sviluppo delle patologie pre-natale frutto sia delle condizioni ambientali in cui versano molte aree della regione come quella ionico-salentina e il brindisino (di cui è stato predisposta la bonifica di 122 km2 a cui si aggiunge la firma con il Ministro dell’Ambiente per provvedere all’area di Taranto) che delle politiche della salute per lo sviluppo delle patologie, a partire dai problemi dell’alimentazione e del fumo che hanno un impatto notevole sullo sviluppo del nascituro, ma c’è anche un problema di ordine culturale.
In Puglia infatti vi è un’incidenza del 55% dei parti cesarei figli di una “strumentalizzazione del corpo delle donne”, considerate un fastidio e il loro parto considerato un’esigenza da orario di lavoro (in Friuli i dati del parto cesareo si attestano al 35% e nella provincia di Trento e Bolzano al 15%).
Alla base dell’inaugurazione del centro c’è una riorganizzazione culturale che vede la donna al centro della vita sanitaria e vuole investire in modo tale che oltre agli 800.000 ricoveri annui, i 75.000 che cercano ricovero al di fuori della Puglia e costano alla regione 250milioni di euro possano trovare nella propria regione i servizi assistenziali richiesti rivolgendosi al nord.
La seconda questione riguarda le differenze rispetto al piano di riordino ospedaliero a firma dell’allora governatore Fitto che invece adesso prevede per Terlizzi la realizzazione di 9 strutture complesse con posti letto e 7strutture complesse senza posti letto insieme a 4 strutture semplici, garantendo ad oggi investimenti costanti culminati con la macchina TAC 40slide nel 2007 ma anche un sistema burocratico che, lavorando nei tempi corretti, prevede non meno di 3-4anni per la ricostruzione di un reparto, a partire dal ri-appaltamento fino alla cantierizzazione dei lavori.
I reparti di degenza di cui si è dotato il Sarcone a Terlizzi sono “da 5stelle” e questo non è frutto di “una politica di taglio di nastri a solo fine propagandastico” ma di un percorso che parte dalla messa a norma delle intere strutture, garantendo la sicurezza dei degenti a partire dalle cucine stesse degli ospedali, e che passano anche attraverso i 67milioni di euro stanziati per la messa a norme delle scuole elementari: «Io nastri non ne taglio, perché penso che sia fondamentale mettere in sicurezza la salute dei degenti. Questi magari saranno elementi per i quali avrò minori applausi ma so che così facendo non si rischierà la pelle. Nella mia testa non c’è come apparire carino sui manifesti né quello di essere la mammola del mio paese.
Il mio obiettivo è rimettere il paziente al centro della vita ospedaliera e garantire servizi assistenziali anche domiciliari. La domanda di salute deve avere tante risposte, non solo nell’ospedale. L’ospedale non deve essere la discarica delle domande di salute da parte dei cittadini».
Le prospettive future si caratterizzano nel sopperire alla domanda di assistenza nell’area materno-infantile, nelle nuove patologie come l’allarme obesità che costituisce anche un forte impatto economico, nella rete oncologica e nella rete della riabilitazione, visto l’innalzamento dell’età media e quindi di conseguenza la domanda di intervenire sulla fragilità della terza età che culmina in patologie quali il morbo di Alzheimer e per cui mancano dei centri d’assistenza, che sono invece pericolosamente il nuovo business del privato.
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