Beni confiscati alle mafie: l’utilità sociale del maltolto restituito

Nicolò Marino Ceci

Il convegno rientra nel novero delle iniziative organizzate in tutta Italia in preparazione alla XIII giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie che avrà luogo a Bari i

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«Questo è un periodo complesso: nonostante i successi sulla criminalità ci sono anche dei segni contrari».

Con queste parole il Sindaco Di Tria ha aperto il convegno “la mafia restituisce il maltolto. L’uso sociale dei beni confiscati”, promosso dal Comune di Terlizzi e dalle associazioni “Avviso Pubblico” e “Libera” e tenutosi presso la sala Consiliare Comunale venerdì 29 scorso. Si è trattato di un appuntamento rientrante nel novero delle iniziative organizzate in tutta Italia in preparazione alla XIII giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie che avrà luogo a Bari il 15 marzo 2008: cento iniziative in altrettante città in tutte le regioni italiane in riferimento ai “cento passi” che segnavano la distanza tra la casa di Peppino Impastato, ammazzato dalla mafia e quella del boss di Cosa Nostra Gaetano Badalamenti.

Relatori del convegno sono stati Cosimo Damiano Stufano – Vice Presidente Nazionale di “Avviso Pubblico”, Alessandro Leo – Presidente della Cooperativa “Liberaterra Puglia”, Antonio Maruccia – Commissario Straordinario di Governo per i beni confiscati alla criminalità mafiosa, Viviana Matrangola – responsabile nazionale Libera Memoria, On. Gero Grassi deputato al Parlamento, mentre è mancato il Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola.

Dopo aver osservato un minuto di silenzio per la morte del Sindaco campano Giovanni Piscitelli – ucciso dalla criminalità organizzata, Di Tria ha continuato: «nella lotta alla criminalità mancano uomini e strumenti per stroncare questo fenomeno che frena la crescita del Meridione e dell’Italia intera. E’ perciò necessario agire sui beni confiscati restituendoli così alle comunità».

Subito dopo ha preso la parola Stufano, rappresentante dell’associazione “Avviso Pubblico”, «nata dopo Libera, ma con lo stesso intento; raccoglie oggi più di 150 realtà tra enti e associazioni». Stufano realizza poi una fotografia numerica e statistica dei beni confiscati alle mafie: «In Italia, al 31 – 12 – 2006 sono stati confiscati 7328 beni immobili, dei quali solo il 48% – 3943 – sono stati assegnati mentre il restante 52% è in attesa di destinazione. In Puglia vi è il 7% dei beni confiscati mentre in Sicilia il 45%. Gli enti locali in questo campo sono chiamati a svolgere un ruolo di primo piano: l’aggressione ai patrimoni mafiosi è fondamentale nell’attività di contrasto alle organizzazioni mafiose: un mafioso impoverito è un mafioso privo di potere. Le cooperative di giovani che lavorano nei terreni confiscati sono un esempio di lavoro vero, esempio la cultura della legalità».

Infine conclude: «le difficoltà nel riutilizzare i beni confiscati derivano da tre cause: 1) tempi troppo lunghi; 2) difficoltà nel reperire i fondi per ristrutturare i beni confiscati; 3) difficoltà a sgomberare i beni immobili in quanto occupati dai partenti dei mafiosi: speriamo che il Governo costituisca un’Agenzia ad hoc che si occupi di beni confiscati in quanto l’attuale gestione è poco efficace».

Leo ha subito dopo affermato:«L’esperienza di Libera nasce da un’intuizione: aggredire i patrimoni accumulati illecitamente, cioè con il racket, traffico di droga e di armi, calpestando diritti e libertà. Con il progetto “Libera terra” e con la cooperativa “Placido Rizzotto” coltiviamo attualmente 200 ettari di terra confiscati a Brusca, Provengano, Riina: tutti assieme possiamo rendere possibile il cambiamento. In Puglia abbiamo costituito la cooperativa “Libera Terra – Terra di Puglia” con la quale produciamo già taralli e presto presenteremo anche il nostro primo vino. In Puglia la criminalità non ha attecchito come in altre realtà ma non dobbiamo arrenderci: il Sud può cambiare; non dobbiamo rassegnarci alla cultura del silenzio, dell’omertà e dell’intimidazione».

Il testimone è poi passato all’On. Grassi: «Nella lotta alla mafia occorre partire dal principio che lo Stato siamo noi; lo Stato è sempre meglio dell’anti Stato. La mafia si combatte dando ogni giorno il buon esempio, non lasciando sole le Forze dell’Ordine. Abbiamo combattuto e sconfitto il Brigatismo con Libertà e Democrazia: dobbiamo fare lo stesso con la mafia, che non ha un’ideologia alle spalle ma ha una cultura. Dobbiamo allora incidere sulla Scuola. Nell’ultima legislatura abbiamo istituito il Giorno della Memoria per ricordare tutte le vittime della criminalità e del terrorismo. Abbiamo il dovere di consegnare ai nostri figli una società più libera e più giusta, grazie alle stimolazioni sociali. Dobbiamo lavorare perché il marchio Italia non sia mai più associato ad un piatto di spaghetti con la pistola dentro».

Le conclusioni al Magistrato Maruccia: «In Puglia siamo riusciti a resistere all’aggressione della minaccia malavitosa; questa reazione è stata possibile perché la società pugliese ha compiuto una resistenza civile. Le mafie si infiltrano in realtà dove hanno il controllo totale del territorio e per poi riversarne i guadagni nelle economie legali, in attività lecite. Occorre sostenere Forze dell’Ordine e Magistratura, essendo cittadini attenti e svegli. Cosa più brutta per la confisca non c’è per un mafioso: in tal senso lo scorso Governo ha proposto un Testo Unico per regolamentare la confisca e il riutilizzo dei beni».

«Nell’antimafia metteteci il cuore, lo stomaco, metteteci le palle».
(Francesco Cipriano – Presidente Consulta Studentesca di Palermo al Ministro dell’Interno Giuliano Amato nel corso della commemorazione del 15° anniversario della strage di Capaci – Palermo 23 Maggio 2007)

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