Cercansi disperatamente grandi Maestri. Aldo Moro tra cronaca e storia

Trentennale del rapimento dell’on. Aldo Moro. Intervista al prof. Vito De Leo, presidente dell’omonimo Centro Studi.

0 commenta

Dove sono? E chi sono? Dove sono e chi sono i maestri di oggi? Esempi di vita, di professione, di etica? Modelli da seguire e da imitare per costruire percorsi ineccepibili che ci orientino, aprendo ai giovani nuovi orizzonti? Tartassati a giorni alterni da ragionieri che snocciolano numeri e da ciarlatani che lallano litanie incomprensibili, ci accorgiamo che il declino è un malessere e una paura personali, il vezzo di far “spallucce”, prima ancora che uno stato di cogenza istituzionale.

Cercando la risposta con il lumicino, abbiamo rivolto al prof. Vito De Leo, giornalista e saggista di lungo corso, nonché presidente del Centro Studi Politici “Aldo Moro” il quesito su dove sono i maestri:
E’ quel che mi chiedo. Chi mi piacerebbe intervistare se fossi un giornalista più giovane? Purtroppo il livello politico e culturale e anche umano dei protagonisti del nostro tempo mi sembra oggi assai più basso e limitato rispetto al passato anche prossimo. E chi sarebbero oggi gli uomini e le donne delle istituzioni e del mondo culturale in grado di eguagliare nel livello intellettuale e politico quelli che li hanno preceduti in un passato neppure troppo remoto? Non trovo risposta. Per trovarne qualcuno che meriti l’appellativo di “Maestro” – continua – bisogna tornare indietro di oltre trent’anni. Per quanto concerne la mia esperienza diretta non posso che riferirmi ad Aldo Moro, lo statista pugliese rapito il 16 marzo 1978 e ucciso il 9 maggio dello stesso anno.

Quali caratteristiche aveva questo grande uomo politico, di cui quest’anno ricorre il trentennale dell’uccisione non del tutto chiarita e avvolta ancora nel mistero, come ha documentato Corrado Augias nella sua trasmissione televisiva del 5 marzo scorso?
La serietà, la capacità di rimettere sul telaio la tela se ci si rende conto che il lavoro non è stato accurato. Il coraggio di dire no. La libertà senza aggettivi. La fede nella cultura e nella religione come presupposto del progresso civile e sociale. Il dialogo e il confronto con tutti. La tolleranza paziente. L’attenzione al prossimo. Il senso del rispetto dell’altro, la logica dell’inclusione, del “noi” e non solo dell’”io”, una concezione “mite” della politica. Ogni faziosità fu estranea al suo temperamento, e, più ancora, alla sua idea dell’Italia. Il destino del Paese considerato come sommo bene. Il rispetto per lo Stato di diritto e per la Costituzione della Repubblica, di cui fu uno dei padri. Ancora oggi la parola di Moro, la sua filosofia politica conservano, in un quadro storico e politico pur tanto mutato, tutta la loro validità. Sono questi i valori che Moro ci ha trasmessi e che occorre salvaguardare e valorizzare.

A trent’anni dalla sua tragica scomparsa, il bisogno di continuare ad approfondire il senso della sua testimonianza, il suo pensiero e il suo ruolo decisivo nella storia della nostra esperienza civile e politica è certo più vivo che mai. E’ vero?
Io c’ero nel 1978 ed ho un’esperienza originale di quei terribili mesi, immediatamente successivi all’ultimo comizio tenuto a Terlizzi l’8 novembre 1977. Ho il terribile ricordo del rapimento, delle lettere, dei comunicati, di quei terribili 55 giorni che non potrò mai a dimenticare.

Cos’è il ricordo per lei?
E’ forse uno dei valori più grandi di cui l’uomo può disporre, il pianto e la riconoscenza che riesplodono in un attimo, in una fotografia, vecchia, sbiadita, a cui ci si è assuefatti. Il ricordo è lo sguardo perso nel vuoto, è l’emozione immobile che fa digrignare i denti. Il ricordo è ciò che ci resta dentro, ciò che ci plasma, ciò che ci affama. Il ricordo è ciò che si merita l’onorevole Aldo Moro. Mi sento riconoscente verso chi ha amato a tal punto il nostro Paese da essere pronto a morire. Vecchi eroi, vecchie anime forti di cui oggi non rimane che una flebile immagine, o qualche commemorazione e documentario alle televisioni. Non è questo che gli eroi si meritano, non è questo che mi fa sentire appagato.

Ci risulta che il Parlamento, con la legge n. 56 del 4/5/2007, ha individuato nel 9 maggio “Il giorno della memoria” dedicato alle vittime del terrorismo.
E’ vero, con questa decisione le Istituzioni colmano un vuoto incomprensibile nei confronti di colui che per il proprio impegno a servizio di una democrazia più vasta e per cancellare le ostilità, figlie del secolo delle ideologie, ha perso la vita. La scelta stessa di Moro come vittima sacrificale del terrorismo fu riconoscimento della sua grandezza, del suo prestigio, della sua politica di ravvicinamento fra i partiti, di riunificazione della Nazione, che consentì l’allargamento delle basi della democrazia, aprendo all’Italia un futuro più sereno e più sicuro.

Moro è stato uno statega politico celebre per aver ideato e realizzato il “compromesso storico” tra il centro, rappresentato dalla DC, e la sinistra massimalista rappresentata dal PCI. E’ stata questa rivoluzionaria idea a causarne il sequestro e l’omicidio da parte delle BR?
Moro sapeva che il tempo della politica era entrato definitivamente in una società la cui energia risiedeva e risiede tuttora nello scambio di esperienze, nel confronto di un’articolata gamma di valori. Una società dunque, in cui nessun valore, nessun gruppo sociale può pretendere di egemonizzare, modellare e guidare l’insieme del corpo sociale, e dove la progettualità politica deve misurarsi con lo sforzo irrinunciabile di rendere in qualche modo componibile su fini comuni questo necessario pluralismo. E’ la fatica del confronto sistematico, della sistematica valorizzazione positiva delle differenze: ”chi ha più filo tessa”.

Il Centro Studi Politici di cui lei è presidente come intende ricordarne la figura umana e politica?
Per onorare la memoria di questo statista saggio e lungimirante, di quest’uomo veramente buono, di questo vero politico cristiano, l’associazione si propone di essere un punto di osservazione e di studio di nuove prospettive e nuovi progetti per l’immediato futuro sociale, culturale e politico. Il nostro è un volere guardare avanti, oggi come allora, con forza e con coraggio, oggi come allora in un difficile momento per l’Italia tutta e oggi anche per la nostra città. Stiamo costituendo con l’on. Gero Grassi e tanti giovani amici pugliesi e cittadini un nuovo contenitore culturale intitolato Centro Studi Aldo Moro “Quarta fase” che faccia approfondimento attraverso la promozione di iniziative, eventi, manifestazioni in ambito storico, sociale e politico, attingendo dal grande serbatoio della storia possibili risposte e probabili spunti di riflessione.

Nel breve termine quali progetti avete?
Entro il 9 maggio, grazie anche al patrocinio morale dell’Amministrazione comunale, procederemo alla presentazione pubblica del romanzo del giovane scrittore Paolo Vallarelli, “Il mare, una storia, un destino”, che ha come protagonista Aldo Moro. Un personaggio che merita di essere attentamente rivisitato ed ulteriormente raccontato in tutte le scuole, perché gli siano restituite tutte le lodi e tutti gli onori che effettivamente si è meritato.

Ricordare Aldo Moro è dunque anche inviare un segnale preciso verso i giovani a cui il Maestro parlava con facilità cercando sempre di interpretarne idee e bisogni?
Questo volume non ci aiuta solo a conoscere meglio Moro, soprattutto dal punto di vista umano e familiare: ci consente di trovare nelle sue parole di allora la stessa tensione e la stessa passione per la formazione culturale, morale e civile delle nuove generazioni. Il giovane autore, con l’abilità letteraria che lo caratterizza, ha sicuramente fatto anche una cosa utile per loro e per tutti coloro che lo leggeranno. Descrivendo un grande uomo di studio e di pensiero, li aiuterà a capire l’importanza dello studio, della conoscenza, della formazione e del ruolo della politica nella storia. Mai come oggi, nel gran disordine, c’è necessità di maestri. E anche di allievi. C’è bisogno di ascoltare, di imparare, di capire, con molta umiltà. Ma troppi urlano, non si curano degli altri, preferiscono parlare di se stessi.

avatar

Nessun commento ancora. Scrivi il primo!