23 aprile, la festa patronale di Terlizzi

Nico Andriani

Un viaggio che dura da millenni a cavallo tra fede e leggenda

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A Terlizzi è festa! Per un giorno le spade della campagna elettorale vengono rinfoderate per poi essere riprese domani sera, come ogni anno alle 13,30 l’icona della Madonna patrona della città partirà per il Santuario di Sovereto, a 3km dal paese, dove per tutta la giornata ci si recherà a piedi popolando la piccola frazione abituata al silenzio, lasciando le strade e le case di Terlizzi quasi vuote, in quelle immagini che si accompagnano da sempre anche quasi come un clichè, ragazzi in festa, donne pie in processione, fino alla diana di conclusione della sera in onore della Madonna nera.
Un momento in cui si incrociano anche le trame della fede e della leggenda, di miti lontani risalenti alle crociate e ai misteri legati agli ordini cavallereschi medievali forse troppo sbrigativamente liquidati con la pratica e la superstizione post-Codice Da Vinci, non possedendo precisi dati storici che confermino ma che neanche smentiscano il coinvolgimento di un luogo affascinante e misterioso come Sovereto, al contrario delle testimonianze visive.
Questo perché le Madonne Nere sono tra le immagini più sacre della Chiesa Cattolica e si trovano nei più venerati Santuari e Cattedrali d’Europa. Tuttora esistono più di 450 luoghi in cui si trovano Madonne Nere tra cui Sovereto e la loro presenza crea un sottile filo lungo i secoli dell’umanità.
Questo perché la Puglia è stata nei millenni passati il ponte privilegiato con l’Oriente, e ce ne portano testimonianza numerosi santuari del XI-XII sec presenti in loco, il Castel del Monte e, in zona terlizzese, il santuario di Cesano e quello di Sovereto.
La storia del santuario di Sovereto così non può non riempirsi di magia e leggenda, partendo dal racconto leggendario dello straordinario ritrovamento intorno all’anno mille, da parte di un pastore alla ricerca della propria pecorella smarrita, dell’icona bizantina dell’Odegitria, la vergine nera col bambino.
Corse ad avvertire quanta più gente possibile e sul luogo del ritrovamento accorse una moltitudine di gente, sia bitontina che terlizzese. Tutti volevano appropriarsi dell’icona per venerarla. Per dissipare ogni forma di contesa e di lotta, trattandosi di immagine sacra, venne deciso di posizionare l’immagine su di un carro che avrebbero fatto trainare da due buoi: uno terlizzese, l’altro bitontino. L’icona sarebbe stata della città verso cui si fossero diretti i buoi.
Il caso volle che durante il tragitto intrapreso dai due buoi, quello terlizzese con una incornata accecò l’occhio sinistro del bue bitontino costringendolo a deviare verso la via che conduceva verso la sua stalla: a Terlizzi. I terlizzesi festosi, gioiosi e inorgogliti per quel grande dono ricevuto, attribuirono a tale evento un segno del volere divino. Grande festa fecero all’arrivo in città del carro trainato da i due buoi, su cui era posta l’immagine della Madonna con il Bambino.
Fu cosí che da allora i terlizzesi cominciarono a considerare l’effige della Madonna ritrovata a Sovereto come la loro Patrona, festeggiandola e portandola in processione per le vie della città su di un carro. Negli anni i terlizzesi hanno voluto rendere il carro sempre più grandioso e magnifico fino a raggiungere dimensioni, forma e caratteristiche quali quelle che noi attualmente ammiriamo.
Cosí semplicemente a noi é stata raccontata e tramandata dai nostri genitori e cosí pensiamo di tramandarla ai nostri parenti futuri unitamente al culto profondo per la Madonna di Sovereto, la patrona della città di Terlizzi. È in ricordo di quegli eventi che i terlizzesi festeggiano in due momenti distinti la Madonna di Sovereto:
– Il 23 Aprile di ogni anno riportandola in pellegrinaggio sul luogo del ritrovamento, a Sovereto, dove fu eretta una chiesa;
– Nella prima domenica di Agosto durante la quale la protettrice della città viene posta sul Carro Trionfale, ricostruito per l’occorrenza e portata in processione tra un tripudio di gente in festa, per le vie principali della città.
La storia della Madonna Nera sembra partire dall’alba dei tempi fino a fondersi con la storia magica e misteriosa dei Templari vista la presenza di Sovereto in un luogo magico come quello del bosco del Sovero.
La loro presenza viene testimoniata dal simbolo templare sotto l’intonaco dell’ospedale, sull’acquasantiera di destra della chiesa e sui lastroni di due tombe all’interno della chiesa dove sono sepolti due cavalieri con la caratteristica croce a coda di rondine.
L’enorme carica mistica dell’ordine fa in modo che niente di ciò che riguarda il santuario di Sovereto sia un caso: il casale infatti sorgerebbe su un omphalos (ombelico), concetto dalle radici pagane e che rappresenterebbe la proiezione in terra di un centro celeste, dimora degli dei, il “centrum” del mondo, della religione e del pensiero, luogo dove si incontrano il divino e il terrestre.
L’omphalos è legato anche alla presenza della Triplice cinta (tre quadrati concentrici con dei segmenti che uniscono i punti mediani dei lati, presente su un lastrone fuori il santuario adibito a panca dove spesso ci si siede senza rendersi conto di ciò sopra cui ci si siede) e a quella delle pietre sacre.
La Chiesa infatti sorgerebbe su un luogo geomantico, dove c’è un allineamento di quattro elementi megalitici, e nel 500 il bosco dove si trovavano questi menhir veniva chiamato il Bosco delle Vergini, a richiamare riti pagani legati alla Natura; gli stessi Templari inoltre adoravano la Vergine bruna, la terra cioè dalla quale fuoriescono energie che avvicinano al divino.
Accanto a questi simboli vi è anche la leggenda dell’acqua taumaturgica, per cui sotto la chiesa scorrerebbe un fiume la cui acqua è miracolosa e a testimonianza di ciò ci sarebbe la riproduzione su una lunetta del portale d’ingresso, in cui è rappresentata la madonna e un uomo che sale i gradini di una scala appoggiata alle acque; tra l’altro la stessa Madonna di Sovereto nell’antichità era venerata come “Madonna dell’Acqua” dai paesi vicini e dai pastori abruzzesi e molisani che arrivavano in Puglia per la transumanza.

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