25 aprile 1945 – 25 aprile 2008: Terlizzi ricorda i nostri padri

Nico Andriani

Celebrazioni in occasione del 63° anniversario dalla liberazione nazifascista

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Terlizzi partecipa al ricordo del 63° anniversario della liberazione d’Italia dal nazifascismo.
Alle 9 previsto il giro della banda per le vie cittadine, alle 10,45 la formazione del corteo presso il palazzo di Città con l’intervento di Autorità Civili e Militari, Associazioni Combattentistiche e d’Arma; alle ore 11,15 deposizione di serti di alloro alle lapidi dei Martiri terlizzesi e al Monumento ai Caduti.
Il Sindaco Vincenzo di Tria lascia il messaggio da parte della città in questa data, “il 25 aprile ricorre il sessantatreesimo anniversario della liberazione d’Italia dal nazifascismo.
È una ricorrenza fondamentale per la storia della nostra Repubblica, celebrata per l’alto tributo di sangue versato da tanti cittadini di questa nazione per liberarla dalla barbarie e dall’oppressione, ma soprattutto per quello che ha realmente significato per l’Italia: pace, libertà e democrazia.
Quete conquiste le dobbiamo a quegli italiani coraggiosi che si opposero con forza al fascismo e al nazismo, che rischiarono e spesso offrirono la loro vita per affermare i pricnipi stessi sui quali costruire la convivenza civile: la libertà, l’uguaglianza, la giustizia.
Molti di quegli italiani che parteciparono alla Resistenza non ci sono più, ma non per questo è meno forte il nostro sentimento di gratitudine verso le generazioni che fecero fino in fondo la loro partre di combattenti in quel moto nazionale di liberazione democratica che costò un prezzo altissimo alla Nazione. Da quella lotta, che vide combattere fianco a fianco uomini e donne, operai e intellettuali, contadini e liberi professionisti di diversa fede politica e religiosa, nacque anche la nostra Costituzione.
La celebrazione del 25 aprile serve anche a questo, a tener viva la nostra Costituzione, perché contiene gli anticorpi per combattere il virus dell’odio e della barbarie che ancora può attecchire nella nostra comunità nazionale. Viva la liberazione, viva l’Italia
”.
Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 e la conseguente invasione dell’Italia da parte della Germania nazista, le ricostituite forze armate del Regno del Sud, insieme a liberi individui, partiti e movimenti (spesso di opposti orientamenti politici come cattolici, comunisti, liberali, socialisti, azionisti, monarchici, anarchici), si opposero – militarmente o anche solo politicamente – agli occupanti e alla Repubblica Sociale Italiana, fondata da Benito Mussolini sul territorio controllato dalle truppe germaniche, in quell’impegno comune che oggi prende il nome di Resistenza italiana (chiamata anche Resistenza partigiana o più semplicemente Resistenza)
Alla Resistenza presero parte gruppi organizzati e spontanei di diverse estrazioni politiche, uniti nel comune intento di opporsi militarmente (ove possibile collaborando con le truppe alleate) e politicamente al governo della Repubblica Sociale Italiana (RSI) e degli occupanti nazisti tedeschi. Ne scaturì la "guerra partigiana", conclusasi il 25 aprile 1945, quando l’insurrezione armata proclamata dal Comitato di liberazione nazionale per l’Alta Italia (famosa la direttiva per l’insurrezione generale del 21 aprile 1945 emanata dal CLN e indirizzato “ai CLN, ai comitati di agitazione, agli operai, ai tecnici, agli impiegati”) consentì di prendere il controllo di quasi tutte le città del nord del paese, da quella Resistenza sorse la nostra stessa Repubblica Italiana, dove i partiti animatori della Resistenza, riuniti nel Comitato di Liberazione Nazionale (CLN, i cui orientamenti partitici erano PCI, PSIUP, DC), avrebbero infatti costituito insieme i primi governi del dopoguerra, essendo la componente in massima parte dell’Assemblea Costituente del 2 Giugno 1946 che elaborò la Costituzione, ispirata ai principi della democrazia e dell’antifascismo.
Sono passati 63 anni da quel giorno scelto a ricordare la Resistenza che ad oggi alcuni alti personaggi politici, che giurano su quella stessa carta sacra che è la Costituzione figlia di quel momento, vogliono cancellare dai libri di Storia, privando l’Italia stessa della sua memoria storica più pura e nobile, figlia dell’antifascismo, per fare spazio a dietrologie, contro le quali esimi studiosi quali Piero Calamandrei già in passato avevano puntato il dito</strong>; resta storica infatti la sua epigrafe "Lo avrai, camerata Kesselring…", contro Albert Kesserling, comandante delle forze armate germaniche in Italia, che a fine conflitto (1947) fu processato e condannato a morte per i numerosi eccidi che l’esercito nazista aveva commesso ai suoi ordini (Fosse Ardeatine, Strage di Marzabotto e molte altre). Dopo che la sua condanna fu tramutata in ergastolo, egli venne rilasciato nel 1952 per le sue presunte gravi condizioni di salute, smentite dal fatto che Kesselring visse altri otto anni libero nel suo Paese, ove divenne quasi oggetto di culto negli ambienti neonazisti della Baviera.
Tornato libero infatti Kesselring sostenne di non essere affatto pentito di ciò che aveva fatto durante i 18 mesi nei quali tenne il comando in Italia ed anzi dichiarò che gli italiani, per il bene che secondo lui aveva loro fatto, avrebbero dovuto erigergli un monumento.
Quel testo, che riportiamo a lato, venne posto sotto una lapide ad ignominia che il comune di Cuneo ha dedicato a Kesselring, poi affissa anche nel comune di Montepulciano, in località Sant’Agnese, una delle tante testimonianze e uno dei tanti motivi, tanti quanti coloro che hanno dato la vita per l’Italia libera e e quanti tutti noi che ad oggi viviamo grazie a quel sacrificio come cittadini italiani, per continuare a ricordare e a fare tesoro di quegli insegnamenti, affinché, nonostante il pericolo grave delle dietrologie che vengono direttamente dai palazzi del governo e a partiti e movimenti politici che orgogliosamente si rifanno all’ideologia fascista sotto il grave immobilismo generale, si continui ad onorare quel sacrificio.
Ancora Calamandrei, in un discorso tenuto a Milano il 26 gennaio 1955, ricordava ai giovani la Costituzione nata dalla Resistenza, “se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un Italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra costituzione.”

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