Alla scoperta delle tele del De Napoli in restauro

Nico Andriani

I due apprezzati restauratori Annamaria e Giuseppe Chiapparino presentano i lavori sulle opere

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Continua il restauro aperto delle opere di Michele de Napoli (1808-1892) nel Salone de Paù della Biblioteca Comunale, restituendo lo splendore di alcune delle opere di uno dei suoi personaggi più rappresentativo della città, dal suo spessore fino al alscito per la Città, la sua attività politica e la sua attività artistica ideando il famoso Carro della Festa.
Per il momento sono dieci le opere in consegna ad Annamaria e Giuseppe Chiapparino, stimati ed esperti restauratori terlizzesi, dopo le quali ne prenderanno in consegna altre 10, 20 tele su un complesso di più di 100tele in stato di conservazione vario, alcune che presentano tagli e fori di sfarfallamento causati dai tarli ed alcune in discreto stato e che al momento sono in deposito, fino a quando i lavori alla Pinacoreca saranno terminati in vista dell’inaugurazione prevista per ottobre  e comincerà il lavoro di ri-collocazione di un vasto catalogo contenente tele e molti cartoni preparatori.
Infatti la parte più cospicua del lascito è costituita da bozzetti, disegni su carta, cartoncini e disegni di preparazioni per grandi opere e cicli di affreschi.
L’approccio ai lavori è stato al fine di mantenere visibili gli elementi storicizzati sulle opere lasciate in abbandono per 40 anni in un sottoscala della casa natale adibita a Pinacoteca nel 19898 e lasciata come lascito testamentario (insieme ad altri immobili come l’asilo per “i poveri operai inabili”).
Gli stessi hanno presentato alcuni lavori nel dettaglio:

  • la tela del Cristo Redentore, studio del soggetto che si ritrova nel dipinto Cristo e gli apostoli, presentava 3 tagli e sul taglio principale centrale era stata applicata una toppa di carta con colla forte sul retrotela “la tela aveva perso cioè l’elasticità e si era irrigidita completamente, inevitabilmente non era in grado di sopportare le tensioni dell’espansione del telaio per cui è stato necessario rimuoverla dal telaio e rinforzarla con la foderatura”. Questa tecnica non è che un velatino, una garza sottilissima posta sulla tela da rifodero che protegge il retrotela e in occasione di eventuali rifoderature evita la riapertura dei tagli e che funge così da rinforzo, come stato intermedio protettivo tra tela originale e tela da rifodero. Il telaio è quello originale con i listelli perimetrali che a loro volta erano dipinti e perciò sono stati smontati, disinfestati, consolidati e riapplicati, “in questo caso abbiamo mantenuto il telaio originale perchè è espandibile e soprattutto perchè questo telaio, come altri, portava le firme della commissione che curò il primo inventario, che risale ai primi del ‘900, tra cui c’era Nicola De Crescenzio, cugino del De Napoli e che fu incaricato dallo stesso di catalogare la sua opera”.

  • Anche nel cosiddetto Ritratto Virile c’è stato lo stesso lavoro fatto con velatino e tela da rifodero, ma il telaio è stato sostituito perchè il telaio originale, fisso, non consentiva l’espansione della tela ed era stato aggredito dai tarli; si è operato così per la sostituzione con “telai moderni ad espansione con arridatoi metallici, tra l’altro c’è da dire che i fori di sfarfallamento erano fuoriusciti dalla tela. Questo perchè i tarli si nutrono di cellulosa, materiale costituente del legno, dei tessuti e della carta”. I danni principali subiti da questo dipinto erano specialmente dovuti all’umidità che nel corso del tempo aveva generato dei sollevamenti della pellicola pittorica, come viene fatto notare da opportune foto a luce radente e anche da foto retroilluminate, che mostrano anche la caduta di colore; negli anni ’60 inoltre il dipinto era stato manomesso, con una toppa sul retrotela ed era stato completamente stuccato in maniera impropria, con stuccature debordanti per poi essere ridipinto.

  • Per il bozzetto del sipario del Teatro Piccinni di Bari, raffigurante il Torneo del re Manfredi, la cornice che risultava “imbarcata” aveva a sua volta imbarcato il telaio, provocando un rilassamento della tela; “si è perciò operato sostituendo il telaio perchè era deformato, ma senza optare per la foderatura, perchè c’era una firma sul retrotela e la tela stessa aveva mantenuto l’elasticità idonea per l’espansione, quindi si sono semplicemente applicate delle fasce per poter riancorare il dipinto al nuovo telaio e si è proceduto con la pulitura del dipinto che ha riacquistato brillantezza con miscele solventi preventivamente testate”. “Sul dipinto”, continua Giuseppe Chiapparino, “rimane visibile la crettatura, che è il naturale ritirarsi dei leganti e del colore, un fenomeno naturalissimo del dipinto. Operazioni quali la foderatura implicano un maggiore spianamento dei fenomeni, ma cercando di mantenere elementi storicizzati visibili quali i timbri e i marchi sul retrotela ed evitando così la foderatura, questa rimane visibile”.


È affascinante anche seguire dai bozzetti il percorso compositivo e ideativo di opere come la Madonna Penitente, realizzata nel 1882 per la Cattedrale di Terlizzi, i cui bozzetti sono risalenti agli anni ’70: “da una prima composizione, più luminosa e articolata per l’abbondanza di angeli musicanti e cori di angeli, si arriva alla seconda che è una versione più prossima alla definitiva”; stabilita la composizione definitiva, si passava in seguito a ritratti più particolareggiati, come si nota in un primo piano della stessa Maddalena e nel Cristo prima descritto, per poi approdare all’opera definitiva.
Lo stesso percorso lo si può vedere nell’Invenzione della Madonna di Sovereto, dove in un primo bozzetto il piano centrale verte sul gruppo della Madonna col bambino, “mentre invece il fulcro, cioè il quadro, è spostato in un secondo piano; a questo bozzetto ne seguirà un altro che si trova in Pinacoteca, dove è avvenuto un cambiamento integrale della composizione, passando da un esterno alla parete rocciosa che connota l’ambiente, viene eliminata la figura della Madonna col bambino e diventa centrale il quadro con l’icona ritrovata. Anche le figure del cane e della pecore cambiano posizione. Da quel bozzetto poi scaturirà il quadro definitivo, che segue la 2^ ipotesi, anche più arricchita di dettagli”.
De Napoli si formò a Napoli ed ebbe come maestro Costanzo Angelini, uno dei fautori della scuola neo-classica seppure iniziava il fermento romantico; il suo periodo iniziale è così incentrato sulla tecnica del disegno e in più improntato su soggetti neoclassici (come in un’altra tela poi visitabile nella Pinacoteca, Mario sulle rovine di Cartagine), in un secondo momento approdò alla Scuola di Alta Formazione a Roma nel quale entrò in contatto con alcuni circuiti come i Nazareni, attraverso i quali si avvicinò alle tematiche religiose e al recupero dei dipinti dell’Italia del ‘300 e ‘400.
Dal fermento culturale che aveva caratterizzato Napoli e la sua formazione dovette fare ritorno a Terlizzi in seguito alla morte del padre avvenuta nel 1863, per gestire il patrimonio familiare. Fu così che alla sua carriera artistica si accostò quella pubblica, nei quali anni progettò anche il ciclo di dipinti per la Cattedrale, 6 tele più una di un suo allievo, Raffaele De Lucia (la Madonna del Roseto), che si aggiungono alla tela posta sull’organo ad opera di Tommaso De Vivo.
De Napoli a Terlizzi creò una scuola-cenacolo guidando l’opera di altri artisti terlizzesi, come Michele Guastamacchia e lo stesso Raffaele De Lucia, autore di una copia dell’Invenzione della Madonna di Sovereto e di un’altra opera in restauro presso il Salone de Paù, il Cristo Eucaristico, entrambe site in Santa Maria La Nova, oltre ad un prezioso suo dipinto di Storia civile, la Festa a Terlizzi del 1865, che ritrae anche indicazioni sulla configurazione della città e della piazza dell’epoca, come la presenza di molti tratti medievali negli edifici ritratti.
Sindaco della città per 7 anni, lo stesso suggerì delle linee guida per il Carro Trionfale che fu poi realizzato dallo scenografo foggiano Raffaele Affaitati, “ma è innegabile che gli ovali raffiguravano soggetti tratti dai dipinti del De Napoli, come anche nella ricostruzione del carro attuale”.
Numerosi sono i visitatori e le scolaresche che visionano il restauro aperto ogni martedì e giovedì dalle ore 10 alle 12 e dalle 16 alle 18 e l’attenzione è nazionale così come quando la stessa Pinacoteca ospitò la prestigiosa mostra “Fiori dei Medici", e riprendendo il virgolettato del lascito testamentario ripreso dall’opuscolo preparato dal Comune di Terlizzi in occasione del bicentenario della nascita di Michele De Napoli e prima della definitiva apertura prevista per ottobre, il restauro rappresenta il rispetto della sua volontà, per permettere alle nuove generazioni di visionare i suoi dipinti e partecipare alla figura di un personaggio purtroppo forse anche un po’ sconosciuto alla cittadinanza: “lascio allo stesso Municipio di Terlizzi lo intero fabbricato del palazzo ov’ebbi la culla ad oggetto che cessando di servire di abitazione venga dalla morte in poi destinato a conservare gli oggetti d’arte, gli scritti, le corrispondenze e quanto rimane della mia attività come elemento di storia agli studiosi delle cose nostre”.
Annamaria e Giuseppe Chiapparino hanno già lavorato per restituire alla cittadinanza preziose opere artistiche, quali il ciclo di importanti affreschi risalenti al ‘600 ad opere di un autore ignoto, rinvenuti nel chiostro di S. Maria La Nova in quello che era il convento dei frati minori osservanti, dove in 7 lunette veniva riproposto il tema del Vecchio Testamento relativo alla storia di Giuseppe, il figlio di Giacobbe venduto dai fratelli, intervallati da alcuni ritratti di frati, tra cui Beato Antonio Scaraggi da Bitonto; hanno effettuato interventi anche nel Santuario di Sovereto e hanno recentemente restaurato la statua dell’Ecce Homo, presentata alla cittadinanza in occasione della Via Crucis del Venerdì Santo.
Al momento hanno anche in consegna una scultura lignea dell’800 di Volpe appartenente alla Chiesa di S. Ignazio, Tobiolo e l’angelo.

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