Lettera dell’ex consigliere Cagnetta sul voto cittadino

La Redazione

Un’analisi molto critica nei confronti della campagna elettorale conclusa da due settimane

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Continuano gli echi della campagna elettorale a due settimane dal voto di ballottaggio che ha sancito la riconferma del Sindaco uscente Di Tria, l’ex consigliere della Margherita Marcantonio Cagnetta, già critico in passato verso il neonato PD in un’altra lettera recapitata in redazione e dopo la quale è confluito tra le fila dell’UDC per la nuova tornata elettorale, ci invia una propria critica sul voto conclusosi a pochi giorni dall’insediamento della nuova amministrazione:

Tutto si è compiuto.

E’ sconvolgente come una comunità riesca a dimenticare vicende che hanno segnato la sua vita politica.
Oppure no.
Il popolo è sovrano e, se ha deciso di affidare il governo della città al tanto bistrattato Ing. Di Tria, significa che ne ha avuto le ragioni.
I fattori che giocano in una campagna elettorale sono complessi.
Vorrei cercare di spiegare, innanzi tutto a me stesso, le dinamiche che si sono innescate, tanto incisive da ribaltare un risultato scontato alla vigilia della competizione elettorale.
All’origine di tali dinamiche si pone il partito che è nato all’inizio dello scorso febbraio: il Partito democratico.
Esso è nato sulle ceneri dei vecchi partiti, DS, Socialisti autonomisti e Margherita.

Rendiamoci conto che stiamo parlando di una collaudata struttura politico-organizzativa caratterizzata da un raggio d’azione e d’influenza tutt’altro che meramente locale, del vecchio Partito comunista, del vecchio Partito socialista e della vecchia Democrazia cristiana, che di campagne elettorali sanno tutto!
Benché questa nuova formazione politica, “giovane”, non abbia potuto trovare l’integrazione auspicata per profonde differenze culturali, storiche e di sensibilità (tanto profonde che le vecchie sedi di partito restano attive sotto le mentite spoglie di circoli culturali), è riuscita ad elaborare un percorso condiviso almeno su un obiettivo: vincere le elezioni.
Anzitutto sopravvivere.

Guidata da questo imperativo, la compagine amministrativa uscente ha pensato alle azioni dell’ultima ora, a quegli interventi che aiutano a rastrellare voti perché impattano su piccoli bisogni. Ecco che la società appaltatrice del servizio di pubblica illuminazione progetta e lavora anche di notte (immagino le procedure seguite, al limite dell’etica amministrativa). Ecco che si sistema il cordolo in frantumi da sempre, dando finalmente una risposta risolutiva alle mille segnalazioni di cittadini disperati. Ecco che è colmata la buca stradale che ha già prodotto danni a cose e a persone e in relazione alla quale, con ogni probabilità, pende un procedimento giudiziario attivato per far valere una pretesa risarcitoria. Ecco la “magica” risoluzione dell’annosa questione degli oneri espropriativi della zona 167, il capolavoro di Vincenzo Di Tria, risoluzione che presenta preoccupanti ombre sul piano della congruità delle operazioni di calcolo.

Schiacciata dal bisogno di sopravvivenza, hanno formato sia le liste, tenendo rigorosamente conto degli equilibri interni al partito tanto nel caso di vittoria quanto nel caso di sconfitta, sia coniato lo slogan “completiamo l’opera”, filo conduttore di una campagna elettorale incardinata sulla disinformazione.
A questo filo sono legati gli impegni elettorali assunti.

Hanno detto che, se non fosse stato riconfermato il sindaco uscente, sarebbe saltato il piano regolatore, quando in realtà i ritardi nella sua attuazione sono da attribuire alla confusione nell’applicazione della normativa urbanistica, confusione che ha reso necessaria la proposizione di numerosi ricorsi al T.A.R. Puglia ed al Consiglio di Stato.

Hanno detto che il nuovo mercato dei fiori veleggia verso un futuro radioso, solo per aver consentito un palliativo, quale è l’utilizzo della sala aste, che affonda le sue radici nella disperazione di alcuni imprenditori floricoli, i quali ripongono le loro speranze in un progetto sperimentale, limitato e ben lontano dal dare corpo ad un articolato e proficuo utilizzo di quella struttura. Siffatto utilizzo che fu pregiudicato dallo scellerato boicottaggio della SpA, proposta e promossa dal compianto Nino Giangaspero, con la conseguenza di porre serissimi dubbi sulle speranze e sul futuro di un’intera categoria imprenditoriale. Bisognava chiedere conto di tale vicenda durante la campagna elettorale, che, per antonomasia, rappresenta il tempo del bilancio dell’operato amministrativo.

Hanno detto che l’assetto della viabilità sarebbe stato rivisto, dimostrando – devo dire – grande coraggio poiché proprio all’assetto della viabilità hanno fatto riferimento le più veementi censure mosse contro la riconfermata compagine amministrativa. Dimenticando, con buona pace di tutti, un loro punto di forza (la pista ciclabile e dintorni), accantonato non appena è stato imbarcato nelle loro liste un “imprenditore dello stradone”.

Hanno detto, con indecoroso semplicismo, che il PIRP (piano integrato per la riqualificazione delle periferie), elaborato per risolvere gli annosi problemi riguardanti la zona PEEP (contrada Chicoli), aveva bisogno della riconferma della compagine politica uscente alla guida della città, considerata, in merito a tale piano, la “potestà” decisionale della Regione Puglia. Intanto il centro commerciale previsto, in base al nuovo piano per il commercio, nei pressi della caserma dei carabinieri resta un sogno. Peraltro, tale piano è oggetto di un giudizio pendente dinanzi al T.A.R. Puglia. Se ne sentirà parlare molto in futuro.

Hanno parlato lungamente del sovrappasso e del sottopasso in viale dei Lilium, guardandosi bene dal chiarire che si tratta di opere che costituiscono il frutto di scelte strategiche di ammodernamento infrastrutturale promosse dalla Comunità Europea e, al contempo, non perdendo occasione per denigrare un’opera progettata e realizzata, questa sì, dal Comune di Terlizzi, vale a dire il sottopasso di via Mazzini, che ha segnato un importante passo avanti sul piano dei collegamenti della nostra città.

Hanno detto che è stata trovata una soluzione alla questione della zona artigianale-industriale, in barba al tanto decantato PIP, ma questo – guarda caso – è accaduto nell’ultima seduta utile del Consiglio Comunale. Del resto si sa che le cose devono essere vendute quando il loro prezzo è massimo!

Non si è parlato, invece, del condono ICI aree edificabili, che ha rappresentato una vera e propria ingiuria al concetto di giustizia sociale. Se è certo che tale provvedimento andava assunto, è altrettanto vero che avrebbe dovuto costituire il risultato di una ponderazione che è mancata del tutto, perché aree contraddistinte dalla stessa tipizzazione ed inserite in ambiti urbanistici differenti implicano un’oggettiva diversità sotto il profilo del valore di mercato. A ben guardare, quel condono ha avuto il solo fine di rastrellare un po’ di denaro, già speso, ma utile per le quadrature di bilancio. Tanto ciò risulta vero in quanto non risulta siano state attivate azioni di recupero nei confronti di chi non avesse aderito (evasori per la legge).

Gli altri candidati alla carica di sindaco, durante i comizi, hanno tentato di sottoporre alla condivisione pubblica le loro osservazioni e valutazioni su ciascuno dei problemi sopra elencati, ma la partita si è giocata sul piano della forza e della sicurezza trasmesse a livello emozionale. Solo così si spiega l’esiguo risultato di D’Amato, Cipriani e Antonelli.

Il primo turno, ad ogni modo, ha offerto lo spaccato più veritiero di come l’elettorato si sia diviso, ha evidenziato un “non voto” per la gestione amministrativa uscente, come pure ha posto in luce che il centrodestra, se fosse stato unito sin dall’inizio, avrebbe stravinto.
Il mancato apparentamento, al secondo turno, tra le due coalizioni di centrodestra ha senz’altro favorito la rielezione di Di Tria. A tal proposito voglio dire la mia fino in fondo: è impensabile che in una fase così delicata debbano prevalere logiche di bottega a discapito della ragione politica.
Si sono sentite mille versioni dei fatti, che hanno sortito l’unico effetto di aumentare la già profonda confusione, facendo dimenticare le divisioni e le rivalità interne al centrosinistra, le quali hanno dominato lungamente la vita politica terlizzese. Pazzesco!

Mi chiedo dove inizino e finiscano i meriti di coloro che hanno vinto e i demeriti di coloro che hanno perso.

Di Tria deve governare questa città per i prossimi cinque anni. Forse! Rivolgo, perciò, un augurio di buon lavoro a lui ed ai suoi collaboratori. Non riponendo alcuna fiducia nel riconfermato sindaco, da cittadino mi accingo a svolgere un ruolo fortemente critico con riguardo all’attività amministrativa. Apprezzerò, tuttavia, ogni atto politico ed amministrativo realmente concepito nell’interesse della collettività.

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