Benvenuti nell’albergo della luna dei Radiobunker

Nico Andriani

Un viaggio tra le strade della canzone d’autore italiana, tra impegno, ironia e sentimento

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I Radiobunker si presentano come una sorta di "scommessa", quella di un gruppo di musicisti e autori impegnati nella composizioni di canzoni che per coincidenze fortuite sono riusciti a creare una "macchina musicale" e trasformare delle canzoni create per esigenze sceniche (il punto di partenza è l’adattamento teatrale del Visconte Dimezzato di Calvino da parte di Michele Santeramo) in un disco (con la collaborazione di Michele Santeramo).
Tante le influenze riscontrabili nei pezzi arrangiati alla perfezione, strizzando l’occhio a Luigi Tenco e alla canzone genovese per aprirsi al pop, in un finto disimpegno che nasconde la profondità dei messaggi veicolati da canzoni come La Mancia, mentre non mancano parentesi romantiche e toccanti come Tra il bacio e il pianto, e arrangiamenti talmente piacevoli da poter essere la colonna sonora ideale di un Viaggio, così come la canzone omonima. Un mix tra la musica e letteratura con protagonisti Luigi Sforza (voce e chitarre), Giorgio Distante (tromba, flicorno, elettronica), Marcello Zinni (pianoforte, tastiere), Giorgio Vendola (contrabbasso, basso elettrico e voce), Michele Perruggini (batteria, percussioni): "nell’album abbiamo messo il nostro vissuto, ognuno di noi ha cominciato a nutrirsi di musica ascoltando canzoni come La canzone del Sole e de Andrè, on in base ai nostri percorsi anche Rossini o Beethoven, o gli U2, per poi passare ad altro, così il nostro background si è formato su più di 20anni di amicizia e di condivisione della musica. L’ascolto comune, la condivisione della musica, la registrazione di una cassetta da passare a un amico era quasi un atto d’amore."
Infatti i loro percorsi si intrecciano in varie esperienze comuni, l’amicizia prima della musica, prime fra tutti quella dei Moving Clouds, che sembra essere l’anticamera del gruppo poi formato nel 2003, attraverso l’idea di fondo, viste soprattutto le peculiarità dei componenti del gruppo, di cercare una relazione stretta tra musica, letteratura, cronaca, gli spunti testuali provengono da romanzi e opere letterarie (Mutis, Soriano, Rostand, Neruda), così come una forte attenzione alla socialità, all’uso della metafora come lente sull’attualità, a leggere la realtà con ironia.
Il bellissimo lavoro, pur appartenendo al vasto mondo della cosiddetta "canzone d’autore" e avendo una riconoscibilità stilistica e di linguaggio per la sua natura di stretta relazione col testo sfugge ad una definizione di genere.
Sul loro myspace si legge: "i testi delle nostre canzoni in questo primo disco sviluppano in un certo senso i temi classici della canzone d’autore italiana: l’amore, la guerra, i grandi antieroi letterari (Don Chisciotte della Mancia, Maqroll il Gabbiere, Orlando furioso, Ollie e Stan), il lavoro (precario), il viaggio e altre sciocchezze.
Tra ironia e sobrietà, cerchiamo di confezionare le nostre canzoni utilizzando sonorità contemporanee insieme ad elementi provenienti da certa musica di stampo afro-americano piuttosto che cantautorale
".
Dal 2003 al 2008, con il demo fino al primo cd "L’albergo della Luna" (autoprodotto), tanti i riconoscimenti per il loro lavoro, il premio ARCI con il brano "la bomba intelligente", semifinalisti al Premio Musicultura di Recanati e vincitori del Premio Cant’autori di Silvi Marina e la presenza sulla comilation Best of demo 3, compilation distribuita da Rai-trade, Rai che ha editato la canzone "la bomba intelligente" per utilizzarla nelle sigle di alcuni programmi.
La base ancora una volta anche la loro forte formazione singola, con carriere ed esperienze d’eccellenza che sono fattori che di più sottolineano la validità di un lavoro apprezzato dalla critica come un "fermento inedito sulla scena musicale. Muovendosi con eleganza tra pop e jazz, nel solco tracciata da Conte, Capossela e Cammariere cantano di guerra, d’amore, di morte: trovano parole e storie inedite", così li ha descritti Fabrizio Versienti, "dalla Bomba Intelligente che per salvarsi si butta in mare, all’amore infelice del fante sospeso Tra il bacio e il pianto, dal Bel morir del marinaio allo sberleffo del cane di peluche che filosofeggia l’amore."
Ora il percorso costruito con il primo album si può considerare chiuso; sono in pre-lavorazione sul sound per il secondo album e sull’approccio al nuovo live: il gruppo infatti dedica grande attenzione alla messa in scena dei concerti, perchè attraverso quella si organizza oltre che l’ascolto del pubblico, anche e soprattutto il suo punto di vista.
"Ogni fruitore, giustamente, ascolta la nostra musica con le orecchie che ha, che è come dire che ognuno vede il mondo con gli occhi che si ritrova".
Questo rapporto con l’altro è basilare come nei live, così nelle stesse canzoni dove viene fuori una visione del mondo, "le nostre non sono canzoni scritte per accontentare il pubblico ma per parlare di ciò che ci interessa", una visione "dei mondi" incontrati finora, un’elaborazione incentrata su tanti antieroi, su tutti il Don Chisciotte di Cervantes, "una reazione con la forza dell’illusione, della fantasia, di un mondo possibile. Gli antieroi sono quelli che apportano un’originalità rispetto a ciò che si ritrova nell’ideologia dominante. Ci ha sempre affascinato l’altro, l’essere sempre in direzione ostinata e contraria, perchè sono queste persone, quelle come Galilei, come Gandhi, che hanno cambiato il mondo."
Un fascino di fronte ad un’amara consapevolezza, quella del mondo attuale, quello mediatico cui siamo sottoposti quotidianamente, che ha creato anche un mondo del gusto, non dei gusti, dalla televisione alla nazione, passando dai singoli paesi come un unico palinsesto mainstream: "purtroppo non ci sono spazi giusti per valorizzare le forze creative che rappresentano l’alterità. Il pensiero dominante oggi è il mercato discografico virato dai deejay radiofonici; questa induzione forzata all’ascolto e al gusto ha anche un risvolto sociologico, un’omologazione verso il basso, con il vero servizio pubblico relegato in fasce orarie sconvenienti oppure sul satellite</strong>; la vecchia tv era gestita da persone di cultura, adesso sono solo le scelte politiche a condizionare la qualità dei servizi".
L’incontro con Luigi, Giorgio e Marcello così tocca anche al situazione locale, a cominciare da quella musicale: "il concetto stesso di fare musica viene scisso dal mestiere e questo è un serissimo problema, giù ancora più accentuato, è una questione di tradizioni ed educazione: in Germania o Francia abbiamo trovato Festival che coinvolgevano tutte le età per un’offerta che comprendeva tutti i generi musicali, mentre con gli stessi soldi di un cachè per Al Bano si potevano fare rassegna con almeno 15 concerti di qualità, e questo vuol dire anche accontentare tutti i gusti musicali. Questo rientra in una logica che tende a salvaguardare un’idea di tradizione: Terlizzi fa fatica a progredire perchè non riesce a sradicare dei valori e dei programmi che non vuole cambiare. La tradizione va certamente salvaguardata, ma non deve diventare un ostacolo all’innovazione</strong>; anzi, essa assume forza nel momento stesso in cui in qualche modo si confronta con i cambiamenti del tempo; in questo senso i valori non vanno sradicati se sono veri valori; diverso è il discorso per i disvalori, ad es.: siamo certi che l'unico modo per dare dignità alla parte profana della festa sia quello di portare cantanti nazional-popolari dal cachè elevatissimo? O forse tutto ciò accade perchè vi è un particolarissimo meccanismo economico che detta, e quindi impone, delle scelte formalmente artistiche? Manca una volontà culturale e anche politica, è un problema di competenze, il problema del sud è legato al fatto che sono state spesso messe persone sbagliate nei posti giusti, finendo così per subire passivamente dei programmi dal centro alla periferia senza percepire bisogni musicali e anche artistici, questo perchè si ha paura di rischiare, non ci si vuole mettere in discussione."
Si parla anche di una gioventù diversa rispetto a quella passata ma che può ripartire dalla capacità d’ascolto che si è persa: "la nostra generazione era quella che archiviava, la musica diventava un rito, si andava a Bari a comprare il disco ed il viaggio di ritorno diventava l’occasione per cominciare a fare di quel disco una cosa personale, era un vero e proprio valore culturale. L’mp3 odierno è un ascolto leggero fatto per essere in seguito cancellato e, nonostante il livello tecnologico si sia incrementato, la qualità dell’mp3 è peggiore di quella di un vinile, in questo stesso modo non si ascolta più la musica, si sente la musica, e così non si ascolta l’altro, ma si sente l’altro, prima la famiglia si incontrava per ascoltare la radio, così come i gruppi di amici si incontravano per ascoltare un disco, oggi invece la musica viene ascoltata come sottofondo alle attività quotidiana, crediamo si debba ripartire proprio da questa educazione all’ascolto".
Nel frattempo, continuando le loro attività musicali singole, collaborando con il Teatro Minimo di Michele Santeramo e Michele Sinisi, non resta che aspettare il nuovo disco e il nuovo live, seguendo gli altri loro passaggi e incontri ai siti radiobunker.it e sul myspace personale (www.myspace.com/radiobunkermusic).

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