Congresso Cittadino di PRC: plebiscito per la mozione Vendola
67 voti a 0 per il dibattito nazionale tra la mozione Vendola per una Sinistra Unita e quella di Ferrero
C’era grande interesse attorno a Terlizzi nel giorno del VII congresso cittadino di PRC, il giorno della discussione delle cinque mozioni su ciò che sarà il destino del Partito di Rifondazione Comunista e della Sinistra intera con il Congresso Nazionale dche si terrà dal 24 al 27 luglio a Chianciano Terme.
Acceso lo scontro nazionale all’interno del partito tra le due principali mozioni, quella di Ferrero e quella di Nichi Vendola, all’indomani dell’insapettato e tragico esito elettorale del 13 e 14 aprile che ha scatenato le analisi e le riflessioni interne sullo stato di una sinistra additata “snob” e che aveva perso l’appoggio delle masse cui storicamente faceva riferimento, il nome di uno dei quali sarà conseguentemente il nuovo segretario del partito.
Sinteticamente, Ferrero punta su un partito forte e che ritorni ad essere singolo ritornando ad uno stato antecedente alla creazione della Sinistra Arcobaleno, ma che sia anche una guida verso una sinistra unita, mentre per Vendola è indispensabile, per una nuova rinascita, che il partito, citando Majakovskij, “non resti chiuso nelle proprie stanze”, e che riparta dalla società civile, dall’unione delle compagini e soprattutto dalla “sinistra diffusa” all’interno delle varie forme di rappresentanza come le associazioni e i movimenti.
Questa seconda prospettiva, come da previsioni, è stata accolta con un risultato plebiscitario tra tutti gli iscritti, con 67 voti a 0 per la mozione di Vendola, presente tra gli iscritti, subito dopo i vari interventi registrati nel dibattito tra tutti gli iscritti.
La prospettiva di una sinistra unita è stata salutata con favore anche dagli esponenti cittadini dei partiti della maggioranza e dagli assessori intervenuti per salutare i presenti, nonché dalla relazioni della segretaria uscente del partito, Eleonora Vallarelli, e di Alessio Fiore, coordinatore della Sinistra Arcobaleno.
Terlizzi ha dimostrato di essere un paese in controtendenza con un forte bisogno di Sinistra, che ha conseguito un importante risultato nelle elezioni amministrative proprio grazie alla sua condizione eterogenea, mischiandosi con partiti, movimenti e nuovi soggetti politici.
Per fare questo è così indispensabile superare le “risacche identitarie” e creare una Sinistra Unita che affronti quei temi sociali non affrontati dal Parlamento, né dalla maggioranza , né dall’opposizione, come il tema del precariato.
Il bisogno di una nuova sinistra e la consapevolezza del ruolo guida assunto da Terlizzi in tale processo anche nelle parole di Mario de Leo, segretario cittadino del PD, e del Sindaco Vincenzo di Tria.
La riconferma della coalizione di centro-sinistra è frutto del bisogno di un rapporto più concreto con la gente, frutto del lavoro amministrativo dei cinque anni passati e stimolo per quello della nuova amministrazione; così anche la squadra assessorile, giovane e che muove i primi passi con entusiasmo per continuare a lavorare sempre meglio, ha bisogno di gente militante che recepisca cosa bisogna fare e operare per rendere migliore un’offerta di servizi alla città.
L’invito è quello pertanto a fare presto, ora che si corre il rischio di un’egemonia culturale di destra, dopo una vittoria figlia di un consenso quasi plebiscitario, ma viscerale e istintivo, e che ha portato ad un governo composto da forze reazionarie che trasformano la “cosa pubblica in un potere legislativo che sovverte il potere giudiziario e i poteri del sistema democratico”; c’è bisogno di tornare nelle piazze, c’è bisogno di denunciare, ma soprattutto di proporre, ripartendo da una sinistra unita e riproponendo un dialogo che a livello locale funziona ma che finora a livello nazionale è stato un difficile modello da esportare.
L’importanza dell’assemblea a Terlizzi ricalcata anche dalle parole di Michele de Palma, consigliere comunale per la Sinistra Arcobaleno, simbolo di un “percorso costituente della Sinistra: “abbiamo rotto le nostre liturgie, non teniamo la vita vera fuori dalla politica: a Terlizzi ciò che si è mosso è stato che il partito era fuori a vivere il paese”.
Quello che vuole partire anche da Terlizzi è un’altra idea di politica, che non vive nella nostalgia della propria storia, che non si fa più attraverso una tessera ma che si “imbastardisce” delle storie incontrate per strada, fuori dalle stanze della politica.
Chiusura degli interventi, prima del dibattito sulla scelta tra le due mozioni principali, al Presidente della Regione e primo firmatario della seconda mozione, Nichi Vendola, che ha esordito presentando lo scenario italiano politico attuale: una vittoria “organica” della destra, frutto di una vittoria di un’idea di società di fronte all’idea finita di una società della sinistra che partiva dal valore del lavoro come emancipazione, che diventava un fattore sociale e non biologico.
Oggi il lavoro è tornato ad essere un fattore biologico, con un ritorno al capolarato in vaste aree anche del nord-Italia e così ad una dimensione di solitudine del bracciante (finora “ricco di una dimensione comunitaria”), mentre la stessa sconfitta di Prodi è frutto di una sbagliata interpretazione della realtà: “Prodi non ce l’ha fatta perchè non ha capito che in Italia c’era una sconfitta sostanziale del sindacato e dall’altro canto c’era la morte del ceto medio, una forte perdita di porzioni di reddito e di capitale sociale”.
Allo stesso modo la vittoria di Berlusconi e la sconfitta di Veltroni non si basano sul moderatismo, “Berlusconi vince con il radicalismo, Veltroni insegue il centro, non lo trova, e finisce per distruggere noi. Ma la sconfitta viene da prima. Ci ha portati alle impronte digitali ai bambini rom ma viene dai roghi purificatori di Ponticelli, dagli operai che si drogano per reagire ad una realtà di disperante solitudine. È diventato il mondo del penultimo contro l’ultimo”.
Perciò la prospettiva di una Sinistra unita è l’esigenza di ricostruire una fabbrica di speranze: “non ho una visione feticistica del partito; ho sempre creduto nel partito come lo strumento delle persone che non hanno voce”.
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